Attualità: Se preferisci Topolino a Paperino sei una guardia
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Se preferisci Topolino a Paperino sei una guardia

Da bambino ero un vorace lettore di romanzi per ragazzi e di fumetti. Per me non c’era niente di meglio di entrare in edicola con mio nonno per uscirne con qualcosa di nuovo da leggere, o di andare in uno dei mille mercati delle pulci con i miei genitori e tornare a casa con pile […]

14 Nov
2018
Attualità

Da bambino ero un vorace lettore di romanzi per ragazzi e di fumetti. Per me non c’era niente di meglio di entrare in edicola con mio nonno per uscirne con qualcosa di nuovo da leggere, o di andare in uno dei mille mercati delle pulci con i miei genitori e tornare a casa con pile di Topolino acquistati a cinquanta centesimi l’uno. Leggevo molto velocemente e un Topolino mi durava mediamente dieci minuti, va da sé che l’offerta non riusciva spesso a soddisfare la domanda e forse anche per questo oggi sono una specie di accumulatore seriale di carta stampata, in tutte le sue forme.

Quando con la mente faccio ritorno a quei pomeriggi deliziosi di nullafacenza e spensieratezza, al di là di questa generale sensazione di benessere l’unica cosa che tutt’oggi mi rimane impressa a fuoco nella mente è quanto mi fosse insopportabile la figura di Topolino. Lo odiavo al punto che spesso saltavo le storie di cui era protagonista, concentrandomi su quelle del mio idolo assoluto, il buon Paperino.

 

 

Il recente novantesimo compleanno del Topo di casa Disney mi ha prepotentemente riportato alla mente tutto questo. Mi sono chiesto se fossi l’unico a provare con tanta intensità questa sensazione — soprattutto per un bimbo delle elementari —, e cosa questo dica di me e degli altri: soprattutto ho provato a immaginare come potrebbe essere oggi, a venti, trenta, quaranta anni e via dicendo, una persona che non prendeva a modello Paperino, ma stava in fissa con Topolino. Quasi di certo nella vita quotidiana è una persona mediamente molto più felice di me e degli altri “Paperini”, con molte meno ansie, più certezze e una serie di traguardi raggiunti con una facilità sconvolgente che non vede l’ora di sbandierarti davanti al naso, anche inconsapevolmente.

Per molti, in fondo, l’impatto con i due personaggi principe del settimanale d’eccellenza per bambini è stata la prima occasione in cui tentare di capire ed esaminare cosa vuol dire avere diversi caratteri, diversi pregi e diversi difetti con assoluta chiarezza, senza equivoci: il mondo degli adulti era ancora totalmente incomprensibile e quello dei bambini era un caos semplice, senza domande esistenziali. Dopo aver letto una storia con il topo protagonista e poi una con il papero, erano subito chiare differenze sostanziali, anche se all’inizio si manifestavano semplicemente in “mi piace” o “non mi piace” – che poi è un po’ il mondo a cui siamo tornati a causa dei social. Andando avanti con la lettura e crescendo, imparavamo a riconoscere i tratti distintivi di ogni personaggio: da una parte il buon senso, l’equilibrio, la sapienza con sfumatura saputella, quell’essere impiccione con un infallibile senso di giustizia; dall’altra la sconclusionatezza, la fallibilità, i rapporti difficili con le persone, il divertimento, il godere la vita anche nelle piccole cose, la sfortuna e gli estremi caratteriali: dalla rabbia più pura, all’amore più sincero.

 

 

 

Perchè chi da piccolo amava Topolino, oggi — come si dice a Roma — è una “guardia”? In parte ha a che fare con i tratti distintivi dei personaggi nella loro più scontata interpretazione: tutti coloro che possiedono un cervello appena sviluppato attribuiranno agli aggettivi sopra elencati una più fedele aderenza a ciò che realmente sono gli uomini come specie animale. Si potrebbe dire che in alcuni aspetti Topolino interpreti la tensione virtuosa a cui aspiriamo, quell’essere sempre al posto giusto al momento giusto, avere sempre le risposte per tutte le domande. Beh, non funziona così, e lo si capisce crescendo: nessuno ha risposte a tutto, e per la maggior parte del tempo, al di là di alcuni pochi fortunati dall’ottimo istinto, ci troviamo nel luogo sbagliato nel momento ancora più sbagliato. Crescere con l’idea opposta, peggio ancora, mantenerla in età adulta, è semplicemente grottesco. Si finisce per diventare una di quelle persone noiosissime che non si accorgono minimamente di esserlo e non capiscono perché gli altri non li digeriscano e quindi poi alla fine votano per Salvini perché anche lui sembra avere un po’ tutte le risposte ed essere sempre sul posto della nuova tragedia al momento più “giusto”. E poi scoprono che ci sono altri milioni di persone che la pensano allo stesso modo e poi ecco che nasce il movimento No vax. È un’epidemia destinata ad espandersi.

 

 

Paperino è uno sfigato, questo lo si può dire tranquillamente: non lavora o lo fa svogliatamente, si lascia mantenere e spesso non è neanche capace di coltivare buoni rapporti con le persone che lo circondano. Eppure, nonostante questo, credo ancora che sia un esempio migliore per un bambino, rispetto al topo. Perché invece di crescere con quell’immagine idealizzata, trasformandosi in automi apparentemente infallibili che non si accorgono delle tragedie e dei disastri che provocano e si lasciano dietro a destra e a manca, innamorarsi di Paperino è un atto umanistico, vuol dire innamorarsi di alcune delle caratteristiche peggiori dell’essere umano; significa essere in grado di riconoscere i meccanismi di base, sbagliati ma inevitabili e assolutamente naturali. Significa allenarsi a riconoscere la sfortuna, il caso, come forza propulsiva della nostra vita, non come una maledizione. Quindi non vuol dire arrendersi o non fare piani, ma semplicemente affrontare le difficoltà e gli imprevisti che si presenteranno.

Vogliamo infine parlare di come si pone Topolino nei confronti degli altri esseri umani? Si dice che una persona possa essere definita dalle persone di cui si circonda; prendiamo il suo migliore amico, Pippo: un tenero imbecille. Solo un personaggio del genere può sopportare la compagnia tediosa del topo, che come se non bastasse ogni volta tratta il simpatico sempliciotto con una condiscendenza insopportabile.

 

 

Per lo meno Paperino quando interagisce con Paperoga (personaggio più o meno equivalente, ma comunque molto più tridimensionale di Pippo) lo fa da pari, ovvero, nella maggior parte dei casi, affidandosi all’ira. Un altro grande amico di Topolino? Basettoni, una guardia — letteralmente. Anzi il capo di tutte le guardie di Topolinia.

Torniamo quindi a quella che è un po’ una delle caratteristiche principali  del personaggio di Topolino nei fumetti, il senso di giustizia. Pensate a come affronta i casi, sempre con quell’aria da “so tutto io”. La cosa più odiosa è che il caso, che abbiamo stabilito essere la forza principale in gioco nella vita, è spesso e volentieri il principale motivo per cui Topolino riesce in quello che fa, solo che lui non se ne accorge, pensa sia tutto merito suo; in più sta sempre lì in prima persona, a ritirare i premi, le chiavi della città, a salvare il malcapitato di turno a prendersi tutte le glorie, non avendo il minimo riguardo per chi fa parte della sua vita. Paperino per portare giustizia diventa Paperinik: un alter ego creato apposta per proteggere i suoi cari. Non che Paperino disdegnerebbe un po’ di approvazione, dio solo sa quanto ne avrebbe bisogno, ma sa bene che non può uscire allo scoperto dopo aver sgominato tutti i criminali della città, altrimenti finirebbe a vivere con la scorta e sotto falso nome insieme a Qui, Quo e Qua. Lì, Lò e Là, una cosa del genere, terrificante.

Infine, nonostante Paperino solo occasionalmente riesca a ricevere il riconoscimento a cui aspira, le soddisfazioni che desidera, questo non gli preclude di godersi comunque la vita. Se chiudo gli occhi e penso a Paperino, la prima immagine che mi appare è lui sdraiato sulla classica amaca in giardino a sonnecchiare e farsi i cavoli suoi con un sorriso sornione stampato sulla faccia. Dentro di sé sa benissimo che da lì a qualche momento una nuova avventura, o seccatura, gli piomberà addosso; nonostante questo riesce a godere appieno della sua precaria tranquillità senza pensare al prima o al dopo, così come saprà affrontare, tra sorte avversa e mille imprecazioni, ciò che la vita gli ha riservato.

Quindi sì, se da bambini preferivate Topolino, ma soprattutto se rimane il vostro preferito anche oggi, siete delle guardie. Abbastanza noiosi, non molto umani, prettamente dedicati a far crescere il vostro triste orticello ma senza neanche chiedervi il perchè. La buona notizia è che siete ancora in tempo per cambiare, lo sarete sempre, ma fatelo il prima possibile. Vi aspettiamo a Paperopoli.

Giulio Pecci
Giulio Pecci
Classe ‘96, studia Lettere e Musica a La Sapienza di Roma. Scrive di musica e cultura, organizza concerti Jazz e cerca di trovare il tempo di suonare la chitarra. Alla costante ricerca del decimo a calcetto.
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