Cosa vuol dire vedere una partita in coppia? Probabilmente vuol dire troppe cose che ovviamente non andremo ad elencare in questo pezzo. In compenso, noi abbiamo provato a farlo per la terza partita della Nazionale agli Europei. Il risultato è questo ibrido, a metà tra il commento appassionato e il cazzeggio.
Pre-partita: Tina
20.00: Invio l’ultima mail. 20.07: Entro in doccia. 20.23: Dopo averci pensato a intervalli per tutto il giorno, decido che non potrò accontentare Conte. Mi sento in colpa perché la quantità di azzurro della maglia che indosso è molto scarsa, soprattutto in relazione alla strepitosa carta da zucchero che veste un patriottico Bastiano. 20.30: Siamo fuori, sto ammirando per la decima volta in questi ultimi giorni la strepitosa insegna del nuovo kebabbaro vicino casa.

Il bello è un concetto relativo.
20.31: Varco la soglia di Instanbul Musti e compro due Moretti da 66. Mentre pago avverto vicina la presenza di qualcuno, mi giro pensando che sia Bastiano e invece vedo la scimmia dell’ansia che mi ha accompagnato per tutto il giorno. La scimmia mi saluta, io contraccambio. Le spiego che non può venire con noi da Luisa e Valeria, ché sarà una serata tranquilla, saremo in terrazza con un po’ di amici, e poi la partita è di passaggio: serena, niente live or die, agonismo contenuto, forse Buffon manco gioca. Su Buffon in panchina la scimmia decide di restare da Musti, dice che passiamo a prenderla al ritorno.
Mentre pedaliamo su via Roma mi rilasso, penso che sarà una partita tranquilla, niente live or die, agonismo contenuto e inizio a chiedermi se non ci sia il rischio che diventi una noia mortale. Mi viene l’ansia perché non ho la minima idea di cosa potrò mai scrivere in quelle condizioni.
Quando iniziano a cantare l’inno io sto salutando, guardando la terrazza che è davvero una figata, parlando con Luisa e Valeria che sono state splendide a organizzare tutto, mordendo un trancio di pizza. Partita?
Pre-partita: Bastiano
Ma questa partita non si potrebbe skippare come una canzone che non hai voglia di ascoltare? Dobbiamo giocare per forza? Siamo già qualificati, sappiamo pure chi dovremo affrontare agli ottavi: questo significa che non c’è ansietta. Zero, nada de nada. E una partita senza ansietta non è una partita, è un’amichevole estiva, è il Trofeo Birra Moretti. Io ho bisogno di soffrire. Voglio sentire la paura di perdere che ti acchiappa alla bocca dello stomaco, il terrore del gol subito e dell’esultanza avversaria che ti smuove le budella. Invece in Italia-Irlanda tutto questo non ci sarà.
Al mattino, mentre mi vesto, quasi senza accorgermene scelgo una maglia blu scuro: ho interiorizzato le parole di Conte senza nemmeno rendermene conto. Antonio ha parlato dritto dritto al mio subconscio. Agghiacciande, direi. Chiedo a Tina se ha maglie azzurre (insomma, anche non proprio azzurre azzurre che altrimenti sembriamo l’Uruguay) da indossare stasera. Panico, perché forse non ne ha. Per un po’ (una frazione di secondo o forse un minuto, un lasso di tempo non quantificabile) valuta di andare a comprarne una per l’occasione. O forse sono io che sto valutando di andare a comprare una maglia della giusta tonalità, oppure le maglie del Lidl, oppure una maglia tarocca di quel tessuto super sintetico che non fa traspirare e appena sudi puzzi, quel poliestere che basta una scintilla e prende fuoco.
Stasera vedremo la partita da amici, in terrazza. Una bella situazione, tifo caldo, birre fredde, pizza rossa e focaccia. Peccato che stoni con la partita: per noi non c’è in palio nulla, abbiamo già preso tutta la posta in gioco con quel gol di Éder.
Mentre pedaliamo in via Roma per raggiungere i nostri amici, c’è un tramonto languido, poca gente in giro e un’atmosfera da tardo pomeriggio agostano con mezza città in vacanza in Liguria o in collina.

Il giusto filtro e poi via su Instagram.
Alla fine Tina ha scelto una maglia bianca a pois blu. Non so se Conte sarà contento. Io indosso una maglia azzurra tipo quella del Napoli. E anche in questo caso, non so se Conte sarà contento. Conte contento è una bella allitterazione (o forse è un’altra figura retorica che per #onestà non cercherò su Google).
Primo tempo: Tina
1. Al minuto 5 arriva il primo pronostico della serata: «Tina segna Bernardeschi».

Bernardeschi manda Bastiano a cacare.
2. Al minuto 7 arriva la prima gioia intensa: qualcuno chiede se Zenga sia l’allenatore dell’Irlanda e io non solo so chi è Zenga, ma so anche che non allena l’Irlanda.
3. Dal minuto 12 arrivano epica e ansia: «Stiamo soffrendo senza rischiare nulla». Se Zenga avesse fatto l’allenatore dell’Irlanda non avrebbe avuto il microfono.
4. La sofferenza vera arriva presto: al termine di uno scontro tra Bernardeschi e Ward. Per supplire il dolore, i due si cimentano in due ardite variazioni della Yoga mudra asana, posizione yoga detta anche del sigillo.
5. Benvenute scrittine a bordo campo! No to racism l’avevo già vista, ma non mi aveva ancora parlato. Ora capisco che era un monito per Rimedio, il quale continua a sentire il bisogno di precisare che l’arbitro è romeno (le prime due volte ho capito Romero e avevo cercato di convincere Bastiano).
6. Sento distintamente un’inedita variante alla bestemmia che voglio subito fare mia, è firmata da un sorprendente Zenga: «Di Obbon». Bastiano mi spiega che non ho capito un cazzo, si tratta del bel Angelo Ogbonna.

Ogbonna disse kung. E kung fu.
7. Vedo Conte urlare Bagagli! È evidente che il commento di Zenga mi stia influenzando: «Non ci alziamo per proporre soluzioni, dobbiamo andare». Conte stava dicendo semplicemente Barzagliii!
Il mio regno per un passaggio azzeccato.
8. Continua la linea sponsorizzata da Amplifon: ogni volta che si parla di Shane Duffy io capisco Buffy e immagino Sarah Michelle Gellar che corre su e giù per il campo mentre Rimedio precisa che è un’Ammazza Vampiri.

“Palettata all’incrocio dei pali!”
9. Al minuto 42 arriva il secondo pronostico: «Tina, andiamo in vantaggio prima della fine del primo tempo».

Bastiano e i pronostici.
10. La svolta di questa partita arriva con il messaggio di Anna. «Vale, Seba la prima domanda stasera è stata: ma noi dobbiamo segnare a destra o sinistra? Tanto per chiarire il livello». E io mi commuovo, perché capisco che l’utilità sociale di questo diario, il fatto di rendermi ridicola a ogni partita con commenti deficienti, ha uno scopo: basta vergogna! Anche io ci metto sempre cinque minuti a capire da che parte dobbiamo segnare ma non lo chiedo mai a Bastiano perché provo vergogna per la mia condizione di insipienza. E non c’entra un cazzo essere femmina. C’entra una caratteristica del cervello per cui tra qualche anno scriveranno: «Inizi a capire in quale porta deve tirare la tua squadra preferita? Tranquill*, è perché sei super intelligente (e anche un po’ bell*)».
11. Sulla fine del primo tempo, Conte decide di guardare in alto e di imbruttire Dio.
Primo tempo: Bastiano
Il ghost della partita è chiaro fin da subito: legnate.

Non mi toccate ’O Principe!
Loro sono agguerriti, noi molli. Saranno novanta minuti bellissimi. Zenga chiosa subito: «Italia un po’ imbarazzata». Eh, Walterone, eccoci di nuovo qui.
Il terzino destro irlandese è Coleman. Era uno dei primi acquisti che facevo qualche anno fa in Master League a Pro Evolution: affidabile, prezzo basso, un top player alla prima sessione di mercato utile per migliorare quella squadra di pippe atomiche.
Conte ha i capelli più lisci, gli spiovono sulla fronte in modo diverso rispetto alle altre partite. Quindi le ipotesi sono due: o gli sono cresciuti o ha cambiato balsamo. Scarterei la prima (anche se con i suoi capelli non si può mai dire). Perciò forse ha cambiato balsamo.

Ultra Dolce Conte.
Sono un po’ distratto dal cibo, lo ammetto. Non mi sto perdendo un grande spettacolo, comunque. Il succo è: loro ci menano, noi li meniamo. Ogni calcio piazzato per l’Irlanda si conclude con una conta dei caduti nella nostra area di rigore.

La situazione è questa.
Non riesco a entrare in clima partita. Sarà perché la partita è sinceramente brutta, sarà per la pizza rossa (pizza > focaccia, lo dico), sarà per la Moretti, sarà per un paio di imbruttite toste della signora del terzo piano, che forse non apprezza la visione collettiva di una partita in terrazza. Non riesco nemmeno a odiare il nemico. Loro giocano per vincerla, dentro o fuori, vita o morte. Se picchiano, fanno benissimo. Ci meritiamo botte, occhiatacce, rutti all’aroma di Guinnes. E poi come si fa a odiare una squadra che in porta ha Turk di Scrubs?

Ora arrivano anche JD e Todd e poi ci divertiamo davvero.
Che poi non sarebbe una cosa così implausibile un Turk portiere irlandese.

Purtroppo però non stiamo guardando una puntata di Scrubs e Turk non è tra i pali. Il portiere irlandese si chiama Randolph ed è un patatone.

Canini & Gattini
In campo continuano le botte. «Long è più basso di Bonucci», dice Zenga. Per giustificare una gomitata siamo disposti a tutto.
A un tratto Randolph rilancia e la palla va dritta dritta tra le mani di Sirigu. La noia condensata in meno di tre secondi.
Tutte le mie speranze sono riposte in Bernardeschi. Lo chiamo affettuosamente Bernie. È il più talentuoso. Ricordiamoci che giochiamo con Sturaro titolare.

Gli sdraiati.
Io mi aspetto dribbling, belle giocate, accelerazioni, e invece la cosa più rilevante fatta da Bernie è un contatto in area che l’arbitro (che non ha un cognome ed è romeno, come ci tiene spesso a ribadire la coppia Rimedio-Zenga; Tina mi ha detto che si chiama Romero ed è spagnolo, non so a chi credere) non giudica falloso.

So’ ragazzi, so’ irruenti.
Secondo tempo: Tina
1. La competizione si apre su una rivelazione abbastanza dirompente, sempre firmata da Anna: l’allenatore dell’Irlanda è il regista Gabriele Vacis.

Curare la regia.
2. Vittorio mi spiega che il campo non è l’ultimo esperimento di landing art di Christo: le chiazze scure che interrompono le tonalità di verde sono il tentativo di riabilitare il terreno, zuppo per la pioggia insistente del pomeriggio, con una polverina apposita. Niente ponte.

«Quindi Thiago Motta lo piazziamo qui bello fermo, ok?»
3. Primo piano di una magnifica tifosa irlandese un po’ grassoccia, un po’ vecchiotta, con un cappellone verde e degli occhiali intermittenti. Penso subito alla luce tremenda e impietosa de I Cani, simultaneamente mi sento una brutta persona schiava a mia volta degli stereotipi maschilisti. Ansietta.
4. Zenga analizza lo spettacolare traversone di Insigne con un severo ma giusto «eh ma siamo diversi».
(Forse era Rimedio, la cosa certa è che non era Bergomi. Dolore)
5. Quando McGeady si cambia la maglia per entrare in campo vediamo i suoi sobri tatuaggi. Valeria chiede «i giocatori possono entrare in campo con i tatuaggi?» Risposta divertita di Paola: «Sai che fino a qualche anno fa Miss Italia non poteva avere tatuaggi?». Applausi fortissimi alle sinapsi creative.
6. I tifosi irlandesi si infiammano. Gli adv a bordo campo mi comunicano che è tutta Energy of Azerbaijan. La globalizzazione.
7. Finalmente arriva il momento filosofico: «Difficile da vedere ma l’avevo intuita». È evidente che Zenga sta parlando della conoscenza secondo Platone.
8. Hendrick ci regala la citazione artistica con un magnifico remake dell’infinito urlo muto di Al Pacino ne Il Padrino – Parte Terza quando vede la bella Sofia Coppola morta stecchita sulle scale del Teatro Massimo di Palermo.

Il dolore per una partita brutta.
9. Zenga torna a trapanarci le orecchie con il suo pessimismo – «l’Italia è in difficoltà» – ma Valeria mette la freccia e lo supera: «Ma oggi Conte non sanguina, non è in quei giorni».
10. Hi sense e Socar: non so ancora che cosa avete da dirmi ma prima o poi mi parlerete.
11. All’89esimo entra la versione mignon di Tormund Giantsbane (il roscio di GoT).

Servono forze brute per difendere il risultato.
12. Conte decide che si è rotto il cazzo di sudare e si complimenta con Vacis prima che la partita sia terminata. Anche Buffon si complimenta.
Secondo tempo: Bastiano
Cominciamo con un’altra imbruttita della signora del terzo piano.
Thiago Motta si addormenta e, anziché calciare via alla viva il parroco una mina vagante in area di rigore, cincischia e perde palla. Ora, Thiago bello, già non sei tra i beniamini di questa nazionale, se poi ti metti a fare minchiate così grossolane allora vuoi essere odiato. Thiago mio quanto mi fai soffrire, io vorrei difenderti, ma tu così proprio le scippi dalle mani, come si dice a Catania quando qualcuno ti provoca così tanto che non puoi proprio trattenere uno schiaffone (per gli interessati al dialetto catanese, lo schiaffone a mano aperta si chiama pammata).
«L’Italia è in difficoltà» dice in coro la coppia Rimedio-Zenga. E grazie al cazzo, aggiungerei. Mi mancano tanto Caressa e Bergomi: in una situazione come questa, cosa staranno facendo?
«Thiago Motta l’abbiamo visto nei primi dieci minuti, poi è sparito di nuovo» dice Rimedio. Sì, l’abbiamo visto nei primi dieci minuti e ci ha fatto bestemmiare in coro. E adesso non chiameremo Chi l’ha visto? per ritrovarlo.
Missing.
Immobile ha la stessa faccia che ho io dopo una giornata al corso di apprendistato: stravolto dalla fatica e dal male di vivere.
Al settantesimo Zenga capisce che Conte sta facendo giocare chi non è stato impiegato nelle partite precedenti. Andiamo benissimo.
Entra Insigne e si riaccende una speranza. Praticamente replica l’azione del gol di Éder contro la Svezia, ma becca il palo.
Uno scambio Thiago Motta-Sturaro mi getta nello sconforto.

Quanto dolore.
Gli irlandesi pressano come dei dannati, giocano con rabbia e voglia. Rimedio e Zenga ci ricordano con cadenza regolare (ogni due minuti circa) che loro sono tecnicamente inferiori, giocano quasi tutti in serie minori, che sono molto più scarsi di noi sulla carta. Che fenomeno strano questo per cui c’è una squadra che gioca a calcio perché deve vincere assolutamente per passare il turno e un’altra squadra che non riesce a mettere in fila due passaggi, sta facendo giocare le riserve (e Sturaro, che non meriterebbe nemmeno di stare sul divano a guardare la partita con la canottiera sporca di sugo) ed è già qualificata.
O’Neill, che pare un medico della mutua, scongela Robbie Keane. Ricordo ancora l’eccitazione (in realtà immotivata) quando arrivò all’Inter. Davvero, perché? Da bambino mi entusiasmavo per così poco?

Sei mesi di perplessità.
Comunque mi illanguidisco quando vedo il vecchio Robbie. Sarà la birra (che è diventata un po’ tiepida) o la nostalgia. O forse entrambe le cose, in un rapporto di causa-effetto: le sbronzette tristi mi sciolgono le ossa. Vorrei dirlo a Tina, ma lei prende appunti e commenta come un’opinionista scafata. Si ricorda che sono accanto a lei e butta lì una previsione: «facciamo gol all’ottantacinquesimo». Qualcosa non va, perché all’ottantacinquesimo segna l’Irlanda.

Baci & Abbracci.
Buffon avrà tirato giù un bestemmione epico. Non lo vedo, lo intuisco. Quasi quasi lo spero.
Alzo gli occhi verso il terzo piano, la signora non c’è.
O’Neill abbraccia Roy Kean, sugli spalti si abbracciano tutti e piangono. Un po’ mi fa piacere, un po’ no perché domani Gramellini ci attaccherà un pippone sul calcio operaio, sulle favole (l’Islanda, cazzo, l’Islanda) e ci cospargerà col suo buonismo democristiano e paternalistico e non credo di reggere più un suo buongiorno, davvero, basta, dovremmo legarlo a una sedia e condannarlo a guardare in loop questa partita di merda, per sempre.
Mancano pochi secondi e Conte già va ad abbracciare O’Neill.
Love love love.
El Sharawy va a ricordare ai due allenatori che non è ancora finita: è l’azione più rilevante da quando è entrato.
Vincono loro. Fortuna che è finita. Era più emozionante lo streaming di ventiquattro ore dei Sigur Rós che fanno tutta la Route 1 in macchina.
Post-partita: Tina
1. Conte trasfigurato, sudatissimo, ci informa che è stata una partita molto fisica. Una partita di calcio. Fisica. Molto fisica. Ma «giudicate voi che siete bravi a giudicare».

Tipo così.
2. Le previsioni di Bastiano erano tutte delle grandi pippe!
3. Sulla strada del ritorno mi ricordo di aver lasciato la scimmia dal kebabbaro. Dice di passare a prenderla lunedì.
Post-partita: Bastiano
Spain is coming.
E noi siamo gli Stark.

