Diario di coppia dell’europeo: Italia vs Spagna
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Diario di coppia dell’europeo: Italia vs Spagna

Cosa vuol dire vedere una partita in coppia? Probabilmente vuol dire troppe cose che ovviamente non andremo ad elencare in questo pezzo. In compenso, noi abbiamo provato a farlo per gli ottavi di finale della Nazionale agli Europei. Il risultato è questo ibrido, a metà tra il commento appassionato e il cazzeggio.

Cosa vuol dire vedere una partita in coppia? Probabilmente vuol dire troppe cose che ovviamente non andremo ad elencare in questo pezzo. In compenso, noi abbiamo provato a farlo per gli ottavi di finale della Nazionale agli Europei. Il risultato è questo ibrido, a metà tra il commento appassionato e il cazzeggio.

 

Pre-partita: Tina

«… È quindi evidente, cara scimmia, che stasera non passerò a prenderti.»

Sono le 17.50 e come al solito il mondo congiura contro di me. Sono ancora in ufficio a riflettere sul modo migliore per scrivere che un branco di bufale di bronzo è installato davanti a Palazzo Reale. Non c’è alcuna speranza che riesca ad attraversare la città in tempo e soprattutto che riesca a farlo senza sudare. Avverto la scimmia dell’ansia, che dall’ultima partita mi aspetta installata da Musti Kebab, che non potrò passare a ritirarla, poi scrivo a Bastiano che arriverò in ritardo. Risposta: «Bastiano ha il cellulare scarico. Se non ti sbrighi ti chiudono fuori dai cancelli e non puoi farci proprio un cazzo. Io non vengo ad aprirti, tua scimmia». Ribellioni adolescenziali.

Alle 18.00 inforco la bici e parto di gran carriera. Al terzo pedone cui risparmio la vita, mi rendo conto che la città è ancora parecchio popolata e che non ho una spiegazione adeguata per questo fenomeno. Manco più la nazionale ci unisce, dov’è finito il proverbiale orgoglio patrio. Nemmeno io ho indossato alcunché di azzurro. Il mio personale sentimento di inadempienza si fa strada a ogni pedalata ma stavolta ha una forma più complessa: non solo mi chiedo cos’avrà detto Conte nelle dichiarazioni pre-partita, mi interrogo anche sulla formazione dell’Italia. Mentre vengo attraversata dalla consapevolezza che la mia mente, in autonomia, ha formulato et processato l’idea «formazione calcistica», finisco davanti a una bufala di bronzo. Sono le 18.10, tanto vale regalarle un primo piano.

 

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Sorridi.

 

Arrivo, schianto la bici su quella di Bastiano e vedo Francesca che mi sorride con le chiavi del cancello in mano. Mentre varco la soglia capisco cos’hanno provato i bruti quando Jon Snow gli ha aperto il portone di Castle Black. Quantomeno sull’odore ci sono. Poco dopo sono seduta davanti al maxi schermo e Cecilia mi offre di dividere la birra con lei. Vorrei rispondere confessando che noi bruti beviamo solo latte di capra fermentato, ma ho davvero sete e Cecilia è davvero gentile. Mi trattengo dall’abbracciare prima lei e poi Bastiano, che mi ha accolto sulla porta d’ingresso con un sorriso mogio mogio (forse la scimmia l’ha vessato?), solo perché il dovere ci chiama.

 

Pre-partita: Bastiano

Ho dormito poco e male. Mi sono svegliato alle due di notte per guardare Argentina-Cile. L’ho vista come un sonnambulo. Ho maledetto i supplementari e i rigori, che hanno allungato l’agonia. Mentre facciamo colazione penso che non sempre essere i favoriti aiuta a vincere. Non è una grande intuizione, in effetti, ma viste le poche ore di sonno mi pare una un pensiero piuttosto sensato e lo applico a Italia-Spagna. La mia parte scaramantica ha un fremito di terrore: certe cose non si devono neanche pensare.

Sono già in ritardo, ma decido di radermi, come se volessi cancellare la brutta partita contro l’Irlanda. Il rasoio ha la batteria quasi scarica, ci metto tantissimo. Azzardo un paio di baffi in stile Del Bosque. Sembro la brutta copia di Freddy Mercury. Tolgo tutto.

Siamo stati pippe astronomiche prima che l’Europeo iniziasse. Siamo diventati pippe entusiaste dopo la partita contro il Belgio, pippe toste dopo la vittoria contro la Svezia e la conseguente qualificazione, pippe mediocri dopo la bruttissima partita contro l’Irlanda. Adesso siamo pippe sacrificali che hanno già perso ancora prima di giocare contro la Spagna.

Schivo gli spoiler del finale della sesta stagione di Game of Thrones, vedremo la decima puntata dopo la partita. Con quale stato d’animo adempieremo al rito della puntata di GoT?

Inizia a salirmi un po’ di ansietta. Non c’entra solo la partita. Guardo l’ora sul cellulare, il tempo passa lentissimo e mi sembra di girare a vuoto e di non concludere nulla, lavoro male, mi sento improduttivo e senza scopo. Penso a tutto quello che vorrei fare e dovrei fare, provo a stilare una lista, cancello e riscrivo, aggiungo voci precedute da un pallino, l’elenco si allunga con cose astratte tipo «imparare a controllare la rabbia» seguite da altre invece molto più concrete come «comprare Come svanire completamente di Baronciani prima che non sia più possibile farlo». Non abbiamo ancora deciso cosa fare ad agosto, per le vacanze. Programmare le ferie mi fa sentire di colpo adulto.

Tina mi raggiungerà alle 18, la vedremo dove lavoro. È la sorte delle partite pomeridiane. Ci beccheremo per la terza partita consecutiva Rimedio e Zenga. I contorni del ricordo di Caressa e Bergomi stanno diventando sempre più sfumati.  

Scendo nella sala allestita per la partita.

Tina arriverà in ritardo. Mi manda un messaggio in cui l’80% delle parole sono imprecazioni creative contro il destino, che l’ha costretta a rivedere dei testi all’ultimo minuto.

 

Primo tempo: Tina

  1. Essendomi persa i primi venti minuti, non capisco perché Conte sia già sudato. Bastiano mi spiega che si tratta di acqua, quando hanno iniziato a giocare stava piovendo tantissimo. Ora c’è il sole e Conte sta abbaiando.

 

Conte in una personale interpretazione del Saluto al sole, mixata con la posizione del Cane col muso verso l’alto.

 

  1. Ecco puntuale il momento in cui mi ricordo di soffrire di un grave deficit di attenzione calcistica! As ever, non riesco proprio a concentrarmi sulla palla. Elaboro una nuova teoria: la mia attenzione ha un rapporto inversamente proporzionale all’ampiezza dello schermo. La variabile compagnia non aiuta, anche se ci sono delle pregevoli eccezioni.

 

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L’infografica.

 

  1. I giocatori della Spagna hanno chiesto al fratello cubista di Jackson Pollock di disegnargli le maglie.
  2. Mi perdo l’evento che scatena il seguente commento di Zenga: «In queste cose si vede l’atteggiamento positivo dell’Italia» ma mi vergogno a chiederlo a Bastiano.
  3. C’è un giocatore con scritto Nolito sulla maglia! È vero che questa è indubbiamente una giornata di facili entusiasmi (i punti esclamativi segnalano il mio stato di alterazione psico-fisica), ma sta per succedere una cosa epocale. Io so una cosa su questo giocatore che Bastiano non sa, altrimenti me l’avrebbe detta. Qualche giorno fa sono incappata in una dichiarazione di Nolito sulla vera natura della Brexit: «Mi sembra che sia una danza» avrebbe detto. Lo confesso a Bastiano sentendomi parte, per una frazione di secondo, del magico ed enciclopedico mondo degli agiografi calcistici. La gioia è breve ma intensa: Bastiano davvero non era a conoscenza di questo scoop ma devo ammettere a me stessa che non so assolutamente che faccia abbia il signor Nolito.
  4. Éder fa un super allungo che seguo dall’inizio alla fine, una progressione grandiosa che mi gusto falcata per falcata, poi si blocca. Mentre interrogo Bastiano, il quale ipotizza non ci fosse nessuno vicino a lui cui passare palla, mi sento trascinata da forze oscure verso il fondo dell’asse delle ordinate.
  5. Impennata! Zenga ci informa che Conte ha urlato a Pellé: «Continua, non ti fermare proprio ora!». Erotismi in campo <3
  6. Non ricordo in che punto devo inserire il gol che ci porta in vantaggio perché stavo urlando così tanto che mi sono scordata di prendere l’appunto. Comunque il primo tempo sta finendo e mi viene un po’ di ansietta: riusciremo a restare in testa? Vinceremo o è stato un fuoco fatuo? Remain or leave?

 

Primo tempo: Bastiano

Iniziamo col turbo. Sembriamo una manica di pazzi, li aggrediamo e giochiamo con una rabbia incredibile. Temo che non reggeremo questo ritmo e che tra poco non ne avremo più per correre così. Tina non arriva e io mi sento un po’ perso.

La maglia della Spagna è un chiaro omaggio a quella di Luis Enrique in Italia-Spagna di Usa ’94.

 

BOSTON, UNITED STATES - JULY 09:  WM 1994 in den USA, Boston; Viertelfinale: ITALIEN - SPANIEN (ITA - ESP)2:1; VERLETZUNG Luis ENRIQUE/ESP  (Photo by Henri Szwarc/Bongarts/Getty Images)

Epistassi.

 

Morata è diventato un ometto. Mi mette paura appena prende palla.

La batteria del cellulare è scarica, non ho il caricabatterie e, se Tina arriva, resta chiusa fuori. Mi alzo spesso e per andare all’ingresso.

La telecronaca è un brusio indistinto, rumore bianco.

Pellè stacca di testa e De Gea fa il miracolo.

Giaccherini fa una rovesciata in stile Holly & Benji e colpisce il palo. L’arbitro fischia per gioco pericoloso.

Finalmente Tina arriva. Mi sento più tranquillo.

Jordi Alba demolisce il tempio greco del tiki taka con un passaggio brutto e impreciso.

Zenga si inserisce nel continuum spazio-temporale della partita con un tono perentorio e duro che trasforma la sua frase in un assioma indiscutibile: «non buttiamo mai la palla, la giochiamo sempre».

La Spagna preme al limite dell’area. De Sciglio si immola come se fosse davanti a un plotone d’esecuzione. Respinge un tiro con un misto di disperazione e rassegnazione.

 

Ogni volta che l’arbitro è chiamato in causa io sento Shakira e non Çakir e vorrei segnalare un conflitto d’interessi, visto che nella Spagna c’è Piqué.

 

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Ay amor, me duele tanto, me duele tanto.

 

A ogni calcio piazzato Chiellini e Sergio Ramos si dedicano alla lotta libera.

Conte è senza freni, urla e si sbraccia per comandare il nostro pressing e ogni movimento degli azzurri. Il prossimo passo è un controller della PlayStation connesso a un chip innestato nel cervello di ogni calciatore.

 

La consueta serenità in panchina.

 

Giallo a De Sciglio che per poco non si mette a piangere.

Pellé è maestoso, gioca da centravanti old style. Sia Ramos che Piqué sembrano due ragazzetti dei pulcini, non lo anticipano (quasi) mai.

 

Graziano Pellé e Sergio Ramos (Peter Kneffel/picture-alliance/dpa/AP Images)

Le prende tutte Graziano.

 

Punizione dal limite. Sulla palla ci vanno in tantissimi. Dov’è Pirlo?

 

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Al terzo bicchiere.

 

Da bordo campo ci dicono che Conte ha concesso libertà di scelta sul tiratore. C’è Bonucci, che dopo il Belgio è diventato l’erede di Pirlo e poco importa se nelle due partite successive ha ritentato una serie infinita di lanci magici finiti tutti male). Non capisco chi calcia alla fine. Tiro forte respinto da De Gea. Non si capisce una mazza, vedo solo Chiellini che tutto sgraziato la mette dentro. Al replay vedo che è stato Éder a tirare la punizione. Chiaramente quello che ha giocato all’Inter negli ultimi sei mesi è il suo gemello scarso.

 

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Sad Parolo.

 

Pellè fa uno sporco lavoro in fase difensiva. Imbruttisce e pressa chiunque indossi la maglia macchiata di sugo.

 

Chiaro, no?

 

Sale in cattedra Zenga. Dice che «in fase difensiva siamo corti e stretti»: praticamente un paio di jeans skinny. «Stiamo facendo una partita fantastica»: Walter in the sky with diamonds.

 

De Rossi fa un tunnel a Iniesta: trattengo il respiro per qualche secondo perché temo che il passaggio del pallone sotto le sacre gambe di Iniesta possa creare una frattura irrimediabile nella realtà.

 

I ricercatori del CERN stanno studiando questo strano fenomeno.

 

Secondo tempo: Tina

  1. Dopo la prima statistica sul possesso palla, Zenga smette di dire che siamo ripartiti alla grande. In effetti gli avversari iniziano a starci addosso parecchio. Io partecipo con tutto il corpo, al punto che quando la Spagna tira un calcio di punizione davanti alla nostra porta mi sposto di lato sulla sedia imitando il piegamento di gruppo della barriera azzurra.
  1. La connessione mi vuole bene. Ogni volta che mi sto per distrarre, mi viene in soccorso il buffering e mi ricorda che devo riprendermi velocemente. L’ultima volta che succede, usciamo dal buffering e caniamo un gol. Bastiano non vede l’ora di chiosare come un Dinosauro Onesto e mi confessa: «gol mancato, gol subito».
  1. Zenga approda al consueto: «Stiamo palesemente soffrendo».
  1. Conte si esercita per la sua prossima carriera di Ground Controller (il tizio che su una pista di atterraggio/decollo, si sbraccia per far andare l’aereo dove deve andare).
  1. Éder, la cui somiglianza con Mark Ruffalo mi fa riflettere, è vittima di un fallo che lo costringe a terra. L’arbitro ignora il suo dolore. Va quindi in scena una rilettura in chiave moderna dell’Incredulità di san Tommaso, di Cima da Conegliano.

 

Full title: The Incredulity of Saint Thomas Artist: Giovanni Battista Cima da Conegliano Date made: about 1502-4 Source: http://www.nationalgalleryimages.co.uk/ Contact: picture.library@nationalgallery.co.uk Copyright © The National Gallery, London

Senta, arbitro, metta una mano qui e facciamola finita.

 

  1. Zenga psicologo e fine conoscitore dei meccanismi mimetici: «Sergio Ramos prova sempre a condizionare la decisione arbitrale con tutto il suo carisma».
  2. Ho un moto di filosofico affetto per Thiago Motta che, anziché raggiungere la palla e calciarla, decide di sperimentare il paradosso di Zenone sulla divisibilità infinita del tempo anche senza la presenza di Achille e della tartaruga: continua ad approssimarsi alla palla MA senza toccarla, fino a che qualcuno arriva e gliela porta via. Fine dell’esperimento.
  1. Conte è preso da un momento di nostalgia per la sua passata carriera da calciatore e si lancia in un assolo.

 

Lancia lungo Antò!

 

  1. All’ennesima parata figa, Buffon si lascia andare e ci confessa a chi si ispira per la costruzione del suo personaggio.

 

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Ehi.

 

  1. Zenga inizia a ripetere, con la stessa insistenza di mia nonna quando mi ripete la parte che la fa ridere di un aneddoto, che «I nostri sono stanchi». Simultaneamente gli adv a bordo campo sono tutti Powerade. Mi viene sete.
  1. Siamo nel pieno della zenghiana epica della sofferenza, quando Bastiano si avvicina al mio orecchio e mi sussurra: «Tina adesso facciamo gol». E cazzo nel giro di venti secondi Pellè va in porta davvero! Mentre esultiamo come dei pazzi, penso già a come capitalizzare il talento di Bastiano, sono fidanzata con il moderno Tiresia e sono bresciana: devo trovare un modo per mettere a frutto questo talento.
  1. Bastiano confessa: è un fake Tiresia! Qualche attimo prima del gol, aveva sentito provenire da fuori il rumore di una fortissima esultanza e aveva pensato bene di rivendermelo come una previsione anziché come un vile spoiler. L’unico vero talento soprannaturale qui è quello di Conte, che decide di fracassarsi i crociati pur di abbracciare la tettoia della panchina azzurra. Un gesto arcaico, ispirazioni icaresche.

 

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Qualcuno sedi Antonio!

 

  1. Sul fischio di fine, Zenga e Rimedio si lasciano andare a previsioni ben poco scaramantiche sulla finale e minacciano un indefinito nemico: «E adesso vedremo cos’hanno da dire!!1!».

 

Secondo tempo: Bastiano

L’uno a zero mi lascia in uno stato di precarietà insopportabile. Vedo giocatori spagnoli dappertutto, sembrano raddoppiati.

Dopo un colpo di testa pericolosissimo Buffon si ritrova la palla fra le mani e fa il disinvolto. Vorrei correre ad abbracciarlo.

Loro fanno scaldare Thiago Alcantara, noi Thiago Motta. Ci meritiamo il Thiago che abbiamo? La vita è proprio crudele.

De Rossi sta uscendo e lo streaming si blocca. M’illudo che basti questo a non far entrare Thiago Motta.

 

De Sciglio sta giocando una partita pazzesca. Anche lui è diventato un ometto.

Lo streaming si blocca di nuovo. Quando la partita riprende, Éder è lanciato verso De Gea. Dai che ci siamo dai che ci siamo e no, ancora uno a zero, ancora paura.

Il replay ci regala il tacco di Pellè che ci siamo persi per i capricci dello streaming. Ricostruisco l’azione come se fosse un film di Nolan.

Thiago Motta alla fine è entrato?

Éder non ha mai giocato così bene, mi viene da piangere.

Primo piano di Del Bosque, che ordina altre tapas. È inchiodato alla panchina con un’espressione patibolare.

 

Vicente Del Bosque nel finale della partita (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

Sufrimiento.

 

Zaza dovrebbe riscaldarsi ma fa l’umarell che guarda i lavori in corso.

Ogni tanto gli spagnoli si ricordano chi sono e muovono il pallone come se stessero giocando su un enorme tavolo da biliardo.

Thiago Motta alla fine è entrato. Corre come uno che ha i calli.

Su un lancio in profondità Chiellini si perde l’avversario. Tina si alza dalla sedia e urla un «figa!» la cui eco non si è ancora spenta.

Ho una paura maledetta, se questi pareggiano Conte spacca qualcosa. Se questi pareggiano, stasera Jon Snow ci muore di nuovo all’ultima puntata.

Nella sala del proiettore c’è tensione. Poi arriva un primo piano di Bobo Vieri e signora e gli animi si distendono, ridiamo e ci dimentichiamo degli spagnoli.

 

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Love is in the air.

 

Attaccano ancora, arrivano a tu per tu con Buffon che para. Il guardalinee sventola la bandierina troppo tardi, mi sono già pisciato addosso.

Il pericolo numero uno è Iniesta. Lo guardo meglio. Sembra un giovane invecchiato precocemente. O un vecchio che sta ringiovanendo.

 

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Il curioso caso di Don Andres.

 

Ci difendiamo con ordine. Siamo stanchi, ma non disperati. Compare la grafica con le statistiche: la Spagna ha il 75% del possesso palla.

Del Bosque finalmente si è schiodato dalla panchina. Si è alzato perché le tapas che ha ordinato non arrivano.

 

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Le patatas bravas sono per il signore con i baffi.

 

Thiago Motta si becca un giallo per uno dei suoi tipici falletti indolenti commessi con aria riluttante, quasi fosse una forza più grande di lui a fargli mettere la gamba. Era diffidato. Giubilo.

«Meglio, tanto è lentissimo», chiosa Tina.

Buffon fa un miracolo. Io mi sono pisciato addosso di nuovo.

 

Gianluigi Buffon nella sua area durante il primo tempo (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

I am the watcher on the walls.

 

Siamo in ritardo di non so quanti secondi per via dello streaming che si è inceppato. Dalla finestra arriva una strombazzata attutita e lontanissima, come se venisse da un sogno o dall’incubo di qualcun altro. Allora baro: «Tina, adesso facciamo gol». Parte un contropiede da favola, mi immagino una musichetta galvanizzante in sottofondo. Pellè segna come contro il Belgio.

 

Graziano Pellé un attimo prima di calciare in rete il gol del 2 a 0 (MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images)

Boom.

 

Tina è allibita, mi vede come una specie di profeta. Confesso di aver barato. Sono un cialtrone.

Buffon festeggia la vittoria appendendosi di nuovo alla traversa. Negli ultimi giorni si è allenato, perché questa volta non cade.

 

Gianluigi Buffon arrampicato sulla traversa festeggia insieme agli altri giocatori italiani la fine della partita (Matthias Hangst/Getty Images)

Tutti molto divertiti da questo numero di Gigi.

 

Post-partita: Tina

  1. Con Vittorio, Raffaele e Bastiano ci fermiamo per sentire le dichiarazioni a caldo di Conte. Come sottolinea Victoire, nutriamo la stessa attesa che si ha per la scena dopo i titoli di coda nei film della Marvel.
  1. «I ragazzi hanno dentro qualcosa di importante, qualcosa di speciale»: sottolinea Antonio, il cui viso completamente trasfigurato ha un riflesso traslucido che mi ricorda(spoiler) il quadro di pelle umana dell’ultimo libro di Demetrio Paolin.
  1. Ultima epifania: Chiellini, il buon Chiellini, è la versione mignon di Wun Wun, il gigante di Game of Thrones.

 

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Due gocce d’acqua.

 

(4. La scimmia è data per dispersa.)

 

Post-partita: Bastiano

Conte si è calmato e l’amore trionfa.

 

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Passi novanta minuti a fare il pazzo, ma sei un tenerone.

 

Sto per uscire, ma Tina mi ferma perché vuole sentire l’intervista a Conte. Mentre tutti già festeggiano e pensano ai prossimi avversari (crucchi è la parola che sentiremo/leggeremo di più da qui a sabato), noi e altri due aficionados contiani: Vittorio e Raffa. Conte e sfinito. È più affaticato di Thiago Motta. Pare sopravvissuto alla Battle of the Bastards.

 

Antonio Conte dopo il secondo gol (PHILIPPE LOPEZ/AFP/Getty Images)

Si è ripreso Winterfell.

 

Restiamo ipnotizzati a guardarlo. Cita una dichiarazione di Xavi secondo cui questa Italia gli ricorderebbe un po’ il suo Barcellona fiabesco e un po’ l’Atlético Madrid di Simeone, praticamente un mostro mitologico metà possesso palla, metà catenaccio. Mentre Conte pronuncia le parole di Xavi gli brillano gli occhi e sorride.

Sabato c’è la Germania. Appena torniamo a casa, metto il rasoio sotto carica.

 

 

Valentina Rivetti e Sebastiano Iannizzotto
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