Lettera aperta a Pep Guardiola
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Lettera aperta a Pep Guardiola

«Caro Pep, ti scrivo per farti una proposta che salverà il calcio»

Caro Pep, ti scrivo per farti una proposta.

Il calcio è cambiato, e l’hai cambiato tu, in meglio. Sembravamo tutti destinati a fare la fine che voleva farci fare Mourinho, schiacciati da squadre fisiche che fanno collezione di campioni per menare a centrocampo, chiudersi in difesa e impedire la remuntada, il tutto a furia di tecniche motivazionali degne di un corso di formazione del call center di una multinazionale delle aspirapolveri. Squadre di marines diventati liberi professionisti, con partita Iva.

Invece sei arrivato tu, con un calcio favoloso, quando non ci sperava più nessuno, a rassicurare tutti gli appassionati “sconfitti”, tutti i non tifosi dell’abituale vincitore di turno, che si poteva anche perdere, ma godere del gioco avversario. Simpatizzare col più forte non in quanto più forte, ma perché nessuno era altrettanto abile nel fare gioco, nel mescolare vittoria e divertimento.

Un miracolo, Pep, una rivoluzione.

Hai fatto trionfare lo sport, esaltandone l’etimologia. Cos’è lo sport infatti se non l’abbreviazione della parola inglese “disport”, “divertimento”, che a sua volta deriva dalla parola antica francese “desport”, con lo stesso significato. Ma non è tutto, perché “divertimento”, dal latino “divertere”, non significa altro che allontanarsi.

Allontanarsi da cosa? Dalla grigia assenza di narrazione, dall’incubo rappresentato non tanto dal fatto di non vincere, o di non competere, ma di non correre, di non tracciare traiettorie meravigliose con uno spirito sacro, religioso, che riconosce nell’avversario un altro sé, e che questo altro sé sfida costantemente, per conoscersi, misurarsi, superare i propri limiti e la propria finitezza.

Il tuo Barcellona lo ha fatto, Pep, ha vinto ma ha anche perso contro il miglior Mourinho, e poi è tornato più forte, per vincere ancora. Hai contrapposto un’organizzazione famigliare votata allo spettacolo al mercato milionario di Chelsea, Real, Psg e Manchester Utd, pronte a tenere fuori dal calcio che contava il resto dell’Europa meno abbiente.

Ma qualcosa era destinato a cambiare di nuovo.

Mentre il ciclo dorato del calcio spagnolo si concludeva, dopo anni di grigio appannamento il calcio tedesco tornava a ringhiare di freddo razionalismo, ed è lì che hai intravisto la possibilità di tornare a fare la storia, portando il calcio a un nuovo livello.

Il giorno in cui hai firmato per il Bayern lo strapotere razionalista prendeva in moglie il punto più alto del desport mediterraneo, il tuo gioco. Lì ci hai messo tutti nei guai, Pep.

Due allenatori, negli ultimi anni, si erano imposti agli occhi dell’Europa con rinnovato spirito e un gioco frizzante: Jurgen Klopp e Rudi Garcia. Li hai masticati entrambi lasciandoci atterriti a fissare le distanze siderali tra la tua squadra e le loro.

Non hai ancora conquistato un titolo europeo da quando sei in terra germanica, ma se giocherai sempre come contro il Borussia pochi giorni fa, non ci metterai molto.

A guardare il tuo Bayern sembra infatti di assistere a una trasposizione sportiva del Canto di Iperione di Holderlin. Titanico, eppure lieve.

Bello eh, però così prima o poi invece di esaltare il romanticismo, lo ammazzerai.

Invece sto per proporti l’occasione che te lo farà salvare.

Per tutti gli appassionati di calcio che non tifano Bayern, Chelsea, Real, Psg e Manchester United – la compagnia dei petroldollari – lo sport non è più divertimento, ma sedersi al tavolo da poker con il darwinismo. Se lo sfidi 10 volte sono 9 le volte in cui la prendi nel culo.

Uno dei motivi per cui lo sport è amato anche da chi non lo pratica sta nel fatto che, a differenza della legge di natura, non vince sempre l’organismo più forte.

Lo sport contrappone alla teoria dell’evoluzione la teoria della competizione.

Bene, con questo Bayern perfetto, fatto di campioni del mondo ed eccellenze limitrofe, tu la competizione la annulli.

Io ho capito dove vuoi arrivare. Essere il migliore allenatore della storia del calcio è un traguardo che hai lì, a un passo. Batti tutti i record, allora, vinci tutto quello che c’è da vincere, crea un calcio irripetibile e quindi uccidi lo sport, ammazzalo di bellezza, come in una tragedia greca.

Però poi vallo a salvare.

Sfida te stesso, allontanati da te, e vai ad allenare il Pescara.

Quando il tuo ciclo al Bayern sarà finito, vai a insegnare il pressing alto a Caprari, Melchiorri e Pasquato.

Solo così potrai salvare di nuovo il calcio.

Ti aspetto all’Adriatico, sottoscriverò l’abbonamento annuale.

 

Simone Vacatello
Simone Vacatello, giusto un altro alter ego tra i tanti. Superpoteri poco appariscenti, mani sporche di inchiostro virtuale, testa sospesa tra le dimensioni parallele. [ritratto di Aldo Iuliano]
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