Attualità: Sulla mappa: tra mari, uomini ed aerei
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Sulla mappa: tra mari, uomini ed aerei

Che cos’è una mappa? (Domanda senza risposta)

Che cos’è una mappa? (Domanda senza risposta)

 

«Fissare il mondo e la storia in una Mappa proprio mentre la Storia, la Politica, la volontà di Potenza scompaginano totalmente». Questo fa dire Vittorio Giacopini nel suo ultimo romanzo, La mappa appunto, ad uno dei suoi protagonisti. La storia di Giacopini è ambientata negli anni di Napoleone, ma una simile definizione di mappa esula da qualsiasi contorno storico e politico, e rivela tutta la sua verità senza tempo. L’interrogativo allora si sofferma sul senso che ha disegnare confini, ridurli in scala e trasporli su carta, in un mondo che, per come si muove, prima o poi rende tutto obsoleto. Lasciamo un momento questa domanda, a cui non daremo ovviamente risposta e soffermiamoci invece su un suo luogo laterale assai interessante, una delle definizioni più complesse della carta geografica, data dal geografo Franco Farinelli, autore di testi fondamentali tra geografia e filosofia, e in particolare sul rapporto tra rappresentazione e territorio rappresentato. Farinelli, in un documento, definisce la mappa in rapporto al viaggio, tentando di illuminarne l’utilità; scrive Farinelli che la mappa è come «il Metodo, parola che alla lettera significa “quel che viene dopo (o che sta oltre, cioè di là da) il viaggio”». E infatti nasce una sorta di cortocircuito logico a pensarci bene, perché la mappa segna la strada da seguire, è quel che vien dopo il viaggio come scrive Farinelli ma è anche, nello stesso momento, qualcosa che nasce durante il viaggio, quando la mappa ancora non esiste e la navigazione procede a tentoni, nel tentativo di costruirla.

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“Target Berlin”, F. E. Manning, 1943 

 

Dati questi presupposti dubbiosi su cui si stanzia la questione della mappa, da dove viene l’originalità e l’arguzia con cui molte mappe vengono disegnate? E da dove l’interesse estetico che molte di esse hanno? È interessante vedere innanzitutto come siamo abituati ad essere circondati da mappe: le abbiamo, ingiallite e spesso non più valide, nei muri delle nostre scuole, a mostrarci i confini del mondo conosciuto o dell’impero romano o dell’Unione Sovietica, ne abbiamo di più piccole e semplici in ogni luogo in cui ci muoviamo, che ci indicano vie d’uscita e porte di emergenza, abbiamo Google Maps che consultiamo in ogni momento di difficoltà, e ne abbiamo una, più o meno consciamente, sempre in testa quando ci muoviamo. Le mappe sono anche tappezzeria per le pareti, con i loro colori pastello o più vividi, perfetto riempitivo di mura di studi e salotti, a mostrare, oltre ad un gusto estetico, un probabile desiderio di controllo e nello stesso tempo evasione. A questo proposito è bene ricordare ciò che un Umberto Eco bambinesco, perso e divertito tra mappe e atlanti medievali, nel suo Storia delle terre e dei luoghi leggendari scrive sulla funzione delle mappe, dicendo che spesso «non avevano funzione scientifica, ma rispondevano alla richiesta di favoloso da parte del pubblico». E se quindi la mappa cartacea ha perso il suo ruolo di guida alla navigazione (impensabile parlare di mappe senza pensare alle carte nautiche attraverso cui pirati e commercianti si muovevano con le navi tra i mari), essa può diventare anche “mappa concettuale”, mappa che mantiene sempre la sua natura di rappresentazione simbolica per mezzo di linee, tratti, ombre e colori, ma che non li utilizza più per definizioni di confini politici e regionali, ma come mezzo per mostrare, simbolicamente appunto, qualcosa di altro.

 

Altre mappe

Quando Gerard Kremer, spesso simpaticamente italianizzato Gerardo Mercatore, nel XVI secolo studiava la cartografia e inventava il sistema di proiezione cartografica che da quel momento porta il suo nome (e quale meraviglia la sua mappa Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigantium Emendata, portatrice proprio di quella nuova concezione dello spazio ad uso dei navigatori), sicuramente non immaginava un improprio utilizzo di quel mezzo che, ricordiamolo, serviva per muoversi sulla faccia della terra (qui l’intero archivio di Geographicus Rare and Antique Maps, che raccoglie mappe dal 1600 fino ai primi del ’900, comprese alcune mappe di Mercatore).

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“Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigantium Emendata”, Gerard Kremer (clicca per ingrandire)

 

Oggi invece le arti grafiche ci regalano anche mappe che non hanno quello scopo, che perdono quindi la loro originaria utilità, per ergersi a più semplici (si fa per dire) oggetti estetici. È il caso di magnifiche mappe che non solo indicano territori e nazioni ma indicano anche confini concettuali e non geografici.

Proprio in questi giorni è uscita un’opera-capolavoro del diciassettenne slovacco Martin Vargic. Si tratta di una intricatissima mappa della letteratura – «basically porn for book lovers» – che mostra l’evoluzione della letteratura mondiale dall’epoca antica al giorno d’oggi.

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“The Map of Literature”, Martin Vargic (clicca per ingrandire)

 

Le nazioni sono sostituite da delimitati differenti periodi e generi della letteratura;  ogni stato è formato invece da  cerchi concentrici nel cui nucleo si trova l’origine  di quel genere o epoca. I continenti non sono cinque ma quattro, e simbolizzano le differenti forme letterarie che le opere hanno assunto nel corso degli anni, dalla poesia al teatro, dalla «prose fiction» alla «prose nonfiction». Bellissime le zone dedicate a generi minori come l’horror o la letteratura adolescenziale o infantile. La mappa, contenuta in Vargic’s miscellany of curious maps (Penguin), è costata all’artista tre settimane di lavoro e, come ha raccontato, pure una sessione di 15 ore consecutive. Oltre a questa, è doveroso segnalare quantomeno la mappa interattiva della Terra di mezzo, luogo magico del Signore degli Anelli, oppure, al confine tra realtà e magia, le splendide mappe che l’artista americano Stentor Danielson ha disegnato delle città di Pittsburgh, Philadelphia e Washington, in versione fantasy (che invece si acquistano qui).

 

Una mappa

Le mappe che forse oggi più rappresentano il flusso umano sono quelle che mettono in luce le traiettorie percorse nei cieli dagli aerei. In questa qui sotto è quasi commovente vedere le rotte che collegano le grandi città del mondo, rotte che risaltano nel loro colore dorato, sulla terra, con il suo blu predominante che una volta costituiva il grande piano acquatico su cui l’uomo si muoveva.

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Quando si parla di mappe aeree e di viaggio lungo traiettorie invisibili, non può non tornare alla mente Daniele Del Giudice che, nel suo bellissimo romanzo breve Lo stadio di Wimbledon, descrive il viaggio dell’aereo che lo porterà, partendo da Roma Fiumicino, a London Heathrow, visto dalla cabina, dagli occhi dei piloti. E quindi il grande aereo che percorre la rotta invisibile, dove le strade diventano radiali, prima «la 292, un’uscita standard sul mare da Roma Fiumicino; dopo quaranta miglia virata a destra, sul punto Alpha, per circa 23 gradi», per poi percorrere «la retta ideale, a 800 chilometri l’ora, a 31000 piedi di quota», che tocca i punti di controllo e che passa sopra l’Isola d’Elba, e avvicinarsi all’arrivo; i piloti dovranno prendere «la radiale 289, un ingresso standard per chi viene da quella parte, poi regoleranno lo strumento sullo zero reading, cioè sulla lettura zero. Guarderanno le spie, ascolteranno il bip bip continuo e sapranno di essere perfettamente nel sentiero di discesa, sempre più giù, piano», per atterrare infine «come sempre: con un sobbalzo e un sospiro».

Matteo Moca
Matteo Moca
Nato nel 1990, vive a Pistoia e studia a Bologna. Studioso di Letterature comparate, fondatore di una rivista cartacea mensile di musica, cinema e letteratura dal nome Feedback Magazine, morta postuma 2013. Collabora a diverse redazioni online (tra cui 404filenotfound, Sonofmarketing, Tellusfolio). Lacanian and Proust addicted.
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