Non vorrei contraddire i Subsonica, ma il cielo su Torino non sembra muoversi al mio fianco. Il cielo su Torino sembra sempre troppo distante o troppo vicino, non conosce mezze misure. Quello di oggi non mi pesa sul cranio come altre volte. Forse è per via di queste nuvolette indecise che lasciano intravedere un azzurro metallico, ma pur sempre azzurro. Da qualche giorno le strade, quando al mattino pedalo per andare al lavoro, sono bagnate, ma non come se avesse piovuto. L’asfalto è solo un po’ più scuro per l’umidità. Gli alberi non hanno più foglie e le foglie morte non ci sono più, credo per la solerzia dei netturbini sabaudi, ma magari mi sbaglio ed è solo una mia disattenzione. Il momento dei tappeti di foglie secche, per me, finisce il primo di novembre. Da quel giorno, forse, il mio cervello non le processa più come informazione proveniente dagli occhi. Minaccia pioggia, ma in modo blando, passivo aggressivo: ci sono queste nuvolette che, se si aggregassero, si mangerebbero tutto l’azzurro. Io, comunque, sono uscito in bici e non ho preso l’ombrello.
