Attualità: Un giorno da sardina
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Un giorno da sardina

Il movimento è finalmente arrivato a Roma il 14 dicembre e questo mi ha dato l’occasione di provare in prima persona le sensazioni di una sardina a tutti gli effetti.

Ho iniziato a seguire il movimento delle sardine con discreto interesse sin dai primi giorni dalla sua nascita: ho visto le piazze riempirsi e ho atteso di poter capire anche io cosa si provasse a manifestare insieme a tante persone per degli ideali forti. 

Il movimento è finalmente arrivato a Roma il 14 dicembre e questo mi ha dato l’occasione di provare in prima persona le sensazioni di una sardina a tutti gli effetti – ossia le sensazioni di una persona che sta stretta insieme a tante altre, che nuota nella stessa direzione, che è parte di un banco e tutte altre metafore ittiche di questo tipo.

 

Il racconto della giornata

La mia giornata da sardina è cominciata in maniera piuttosto anomala: sono uscito di casa con un mio amico per incontrare alla stazione Termini una giornalista francese che aveva intenzione di seguire la manifestazione e di fare un servizio sulla stessa. Per il suo scopo aveva anche bisogno di un’intervista a una sardina, e il mio amico si è prestato alla causa. L’abbiamo incontrata, abbiamo trovato un luogo calmo dove parlare, lei ha inquadrato il mio amico e gli ha fatto alcune domande. Alla fine si era detta soddisfatta dell’intervista: sarebbe uscito fuori un bel servizio, diceva. 

Ci siamo poi mossi tutti e tre in direzione Piazza San Giovanni, attraverso la Metro A. Inizialmente pensavamo che la fermata fosse chiusa, invece non era così: la chiusura sarebbe scattata solo più tardi. Erano da poco passate le due, la manifestazione sarebbe cominciata nel giro di un’ora.

Sul vagone della metro, la prima scena iconica: eravamo in piedi, e seduta davanti a noi c’era una famiglia composta da due genitori bianchi e un figlio di colore. È importante sottolineare il colore della pelle perché anche il bambino stesso lo sottolineava, in maniera simpatica e sfacciata, attraverso il suo cappello di lana, sul quale campeggiava la scritta L’apparenza… incanta. Una piccola meraviglia. Erano chiaramente diretti anche loro alla manifestazione, ci hanno confermato che la metro a San Giovanni era ancora aperta, poi la madre ha fatto indossare al piccolo una sardina di cartone. 

Siamo usciti dalla metro e ho perso la famiglia nel fiume di gente che si avviava verso la piazza: capivo che erano tanti, ma non riuscivo a dare un numero esatto. Sempre più persone si dirigevano nel punto nevralgico dell’evento, noi ci siamo fermati in una pizzeria. Lì abbiamo iniziato a parlare con un uomo che veniva da Napoli e che ci ha detto che la pizza più buona è quella di Michele, che fa solo due pizze, margherita e marinara. 

Dopo siamo usciti e ci siamo avviati verso la piazza. Davanti a noi, un gruppo di pedoni ha attraversato la strada col rosso, prendendosi gli insulti di un signore che guidava un furgone e che sembrava avere altre urgenze, rispetto alla manifestazione. Poco dopo abbiamo attraversato anche noi, avendo cura del codice della strada e della nostra incolumità, e ci siamo trovati dall’altra parte. 

La sensazione più forte era quella di essere al concertone del primo maggio, soprattutto vista la location, la temperatura (è stata una giornata quasi primaverile, finché c’è stato il sole) e le persone che mi circondavano. Poi però ho iniziato a notare anche altre estrazioni sociali, e mi sono reso conto che questo movimento ha aggregato veramente di tutto, in senso positivo: c’erano giovani e giovanissimi, anziani, persone in camicia e altre sportive, gente che avresti potuto incontrare in fila alla posta e altra che sarebbe stato più facile forse incontrare a un rave party. Tutti meravigliosamente insieme sotto la stessa bandiera: una sardina.

Eccole, le sardine: in aria si alzavano cartelli fantasiosi, in molti rivendicavano la loro provenienza geografica, come a sottolineare che in quella piazza erano confluiti veramente tutti. Però non capivo bene dove dovessimo andare. La giornalista francese nel frattempo era andata a scattare qualche foto, poi all’improvviso abbiamo sentito una voce e l’abbiamo seguita tutti: era quella di Carla Nespolo, presidentessa dell’ANPI. Ho ascoltato tutto il suo intervento, era pieno di passione e di parole vive, ho applaudito in maniera convinta e alla fine della fiera posso dire che valeva la pena essere lì, in mezzo a tanta gente, anche solo per sentire tanta sincera saggezza. 

Dopo ogni intervento partivano canzoni: la prima è stata Bella Ciao, la cosa fantastica è che qualcuno prima aveva avuto la premura di distribuire dei volantini con il testo della canzone, come se fossimo in chiesa. Non capivo come fosse possibile scendere in piazza con le sardine senza sapere il testo di Bella Ciao, però evidentemente secondo qualcuno c’era bisogno di un promemoria. Altre canzoni a tema che ho sentito: Come è profondo il mare e La Libertà

Dopo l’intervento di Carla Nespolo è seguito quello di Pietro Bartolo, medico che per anni ha seguito i migranti a Lampedusa. Una testimonianza molto forte, dalle sue voce e dal suo tono si capiva che queste cose lo toccavano nel profondo. In questo articolo potete recuperare sia il suo intervento che il precedente, e anche quelli di Santori. Da segnalare anche le parole di Nibar, la ragazza musulmana che ha fatto il verso a Giorgia Meloni (ho riso). Dopo di lei anche la trans Luna, presidente dell’Arcigay Molise, ha seguito lo stesso leitmotiv parlando sulla base delle ormai famose parole di Giorgia Meloni. 

Mentre sul palco si alternavano gli interventi, ogni tanto mi voltavo cercando di capire quanti fossimo. Nel frattempo la giornalista francese ci aveva ritrovati ed era dietro di noi. Dietro di lei, una marea: non avevo mai visto tanta gente tutta insieme, gli organizzatori diranno 100.000, la procura dirà 35.000, io dicevo «ok, siamo veramente tanti». 

Il sole cominciava a scendere, quando sul palco è salito Mattia Santori, il leader delle sardine. È stato un po’ inaspettato: ha esordito come di solito esordisce il frontman di una band, ha salutato Roma gridando forte il nome «Romaaaa», poi ha parlato proprio stile concerto, o meglio, concertone. Ha risposto a qualche critica, ha elencato dei punti di un ipotetico programma, tutto con molta verve. Ovviamente il suo intervento era seguito da grandi applausi. 

Dopo le parole di Mattia Santori pensavo fosse tutto finito, invece mentre alcuni già abbandonavano i loro posti e in sottofondo mettevano musiche da pennetta mp3 ritrovata in un cassetto (ricordo chiaramente tipo Party Rock degli LMFAO), sul palco sono salite le sardine nere: avevo visto questo gruppo di ragazzi muoversi verso il palco compatto, ma non avevo capito avrebbero fatto un intervento. Forse non lo avevano capito neanche gli organizzatori, dato che poi ho visto un video che riporta una sorta di battibecco prima del loro intervento. Fatto sta che un portavoce è stato fatto salire sul palco: ha gridato a tutta la piazza la sua rabbia, ha urlato in maniera netta che il Decreto Sicurezza va abrogato. Un intervento davvero forte e sentito, come lo erano anche quelli prima di lui. (Alla fine c’è stata una polemica organizzatori-sardine nere, con queste ultime che hanno denunciato l’accaduto a Open. Un episodio piuttosto spiacevole). 

Altre canzoni, altra gente che provava ad avanzare, mentre noi a quel punto (alle 17:00, più o meno) abbiamo deciso di avviarci verso la stazione Termini. Non è stato facile uscire da quel marasma, si camminava davvero a fatica. 

Alla fine siamo riusciti a lasciarci alle spalle la folla, mentre la festa continuava con altre canzoni. Alla stazione Termini abbiamo salutato la giornalista, che ci ha ringraziato ed è andata per la sua strada. 

Nella via del ritorno, tante domande: cosa ne sarà di questo movimento? Porterà qualcosa di concreto in politica? Andrà oltre la protesta contro populismo, razzismo, violenza? Per scoprirlo ci sarà da attendere le prossime settimane, i prossimi mesi. 

Nel frattempo, però, tanta gente è scesa in piazza. Si è riunita, ha parlato, ha dialogato su temi importanti. Si è confrontata, dimostrando ancora passione per la politica. Non è poco. E non eravamo pochi neanche noi. Ve lo giuro sulla pennetta MP3 che avevo a sedici anni.         

Leonardo Mazzeo
Classe 1993, di solito scrivo di calcio, qualche volta però esco e vado altrove, non importa dove. Colore preferito: arancione. Segni particolari: nessuno.
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