Attualità: Utopie — Trasporti pubblici e meditazione orientale
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Utopie — Trasporti pubblici e meditazione orientale

La città di Roma ha sempre messo la spiritualità al primo posto. La sua storia, San Pietro, il Papa, la Chiesa, i pellegrini, Militia Christi; è ovvio che, dalla nascita del Cristianesimo, chi è cristiano e vive a Roma si trova nel posto giusto nel momento giusto. Ma nonostante questo, la sete spirituale di Roma […]

20 Dic
2013
Attualità

La città di Roma ha sempre messo la spiritualità al primo posto. La sua storia, San Pietro, il Papa, la Chiesa, i pellegrini, Militia Christi; è ovvio che, dalla nascita del Cristianesimo, chi è cristiano e vive a Roma si trova nel posto giusto nel momento giusto. Ma nonostante questo, la sete spirituale di Roma non si sazia con miliardi di fedeli.

Roma vuole diventare l’epicentro spirituale universale del mondo creando un unico grande polo religioso. Secondo il progetto capitolino, infatti, tra qualche anno chiunque abbia voglia di fare esperienza del sacro, o di disquisire attorno a esso, dovrà recarsi nella città che da secoli custodisce gelosamente le spoglie di Pietro e Paolo.

 

Realizzabilità. «Non vorrei che il discorso sembri solo un pio desiderio».

Lunghi dibattiti hanno avuto luogo sui pericoli e sulla reale effettuabilità di tale ambizioso progetto per poi giungere all’inderogabile conclusione; la cosa s’ha da fare.

Si sono già prese le mosse iniziando dal Buddhismo, ma come si sta sviluppando nel pratico questa sensibilizzazione?

È stato facile capire che il medium per iniziare il distratto cittadino romano alla religione era da ricercare in qualcosa che facesse parte della sua quotidianità, qualcosa che lo circondasse, qualcosa come i mezzi pubblici!

Ritardi, scioperi, scarsa pulizia, borseggiatori, autisti che leggono e mangiano alla guida potrebbero apparire, a un occhio poco attento, come inefficienza o mancanza di serietà da parte dell’amministrazione comunale. Niente di tutto ciò.

Il solito modo di lamentarsi italiano non è motivato, stavolta, da reali esigenze o problemi, ma piuttosto da una cattiva ricezione che il popolo capitolino ha avuto del messaggio spirituale che Roma ha lanciato. Come sovente accade, qualcuno dice o fa qualcosa e qualcun altro non capisce o capisce solo parte del messaggio. Veramente crediamo che Nietzsche fosse un nazista ante litteram? O che il povero Lapo Elkann abbia accumulato tutto il suo capitale solo perché è il nipote di Gianni Agnelli?

 

Esecuzione. La questione della tecnica.

Ora lasciamo parlare i fatti.

Il cittadino romano che deve spostarsi nella sua città può velocemente riscontrare che la tecnologia dei mezzi è esclusivamente volta a insistere su uno stile di vita primitivo e che si discosti il più possibile dalla consueta frivolezza delle grandi città proprio per coinvolgere il cittadino romano a quell’antica sacralità che un tempo pervadeva i suoi antenati.

Basta dare un’occhiata all’hinterland per far parlare i fatti. La tratta Albano-Roma, vera e propria “mecca” dell’introspezione cinestetica, vanta diversi primati. Oltre a essere il percorso ferroviario più lento del Lazio, ha conservato gli stessi tempi di percorrenza dal lontano 1903 non superando mai il picco massimo dei 29 km/h facendo in modo che per percorrere i ventotto lunghi chilometri che la costituiscono impieghi solo cinquanta minuti, ovviamente salvo imprevisti. Fattore questo che va a contagiare, non solo la mobilità cittadina, ma anche la cultura. È, infatti, probabile che una delle motivazioni per cui il cinema tricolore soffra della sua forte crisi sia da rintracciarsi nell’impossibilità, da parte dei registi italiani, di girare la scena madre di quell’immaginario esistenziale e riflessivo a cui tanto ambisce: ovvero la ripresa fotografica o cinematografica dei vagoni in movimento con le tecniche del “mosso creativo” e del panning. Qui di seguito alcuni esempi.

Una foto scattata in Francia che dà modo all’autore di descrivere la frenesia cittadina e al tempo stesso dare risalto all’introspezione del soggetto…

 

 

…mentre il macchinista romano non può che concludere le sue immagini con questi giochi di movimento.

 

Per tornare alla cultura, è utile ricordare che la metro di Roma è sede di importanti esecuzioni musicali selezionate da tutto il mondo, nonché di esotici percorsi aromatici-olfattivi, il tutto volto a canalizzare l’attenzione sulla meditazione e l’eventuale raggiungimento del Nirvana. I miscredenti che non riescono ad immedesimarsi in questa concezione spirituale sono facilmente riconoscibili per via del loro prevedibile operare che consiste nel formulare il loro celebre motto in prossimità della fermata: «Scende?»

Per non parlare di quante volte l’esagitato pendolare abbia maledetto chi rimane al centro delle scale mobili ostacolando il suo passaggio verso desideri mondani, noncurante del raptus meditativo che ha colto chi prima di lui ha capito l’autentico Dono che Roma ha elargito. Rituale, questo, squisitamente italiano, ma ormai fortunato anche all’estero, che ci dà modo di ricordarne un altro che invece rivendica fortemente la propria autoctonia: stiamo parlando di quella calorosa manifestazione di consenso che i passeggeri fanno esplodere in un applauso al termine di ogni riuscito volo aereo.

Detto ciò, non ci resta che obliterare il biglietto verso il Nobile Ottuplice Sentiero.

Riccardo Papacci
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