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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini e gentildonne, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
30 Dicembre 2013

CIRCOLO DISAGIO #6 • UNA RUBRICA DI COMMENTO A MASTERPIECE CHE È PROPRIO COME VE L’ASPETTATE

Reiterare il Disagio
Che cosa avete fatto durante le feste? Perché domenica sera non eravate davanti alla tv a guardare Rai Tre? Che c’è, non siete stati capaci di rinunciare all’ennesimo giro di Mercante in Fiera? Che poi vi ostinate sempre a puntare sul lattante solo per fare quella ridicola battuta su vostra sorella che si è appena sposata. Di buon auspicio, dite. Ed ecco cosa, signori: non faceva ridere a nessuno. Perché non eravate a twittare, domenica sera? Era tanto facile, potevate rimanere seduti a racimolare con una mano gli ultimi residui di frutta secca, mentre con l’altra, di tanto in tanto, avreste potuto palesare la vostra partecipazione quantomeno cliccando sopra una stellina. Applauso. Applauso lento. Bravi davvero. Stamattina Masterpiece non è neanche tra i trend topic residuali del giorno dopo. Lo abbiamo detto, è come una festa: il giorno dopo ti svegli, trovi quei trend topic ancora lì, che fluttuano nell’etere in versione 2.0 dei bicchieri sul pavimento, l’indomani del party. E com’è che stamattina è tutto pulito? Perché ieri è stata una noia mortale, ecco cosa. Ve la siete scampata ed è per questo che Circolo Disagio se l’è legata al dito. Non solo pochissimi casi umani dei tempi d’oro, ma anche pochissime battute pungenti sagaci-a-tutti-i-costi-che-tanto-fanno-rimorchiare, che in generale siete così pronti a dispensare.
Siamo in prima serata, appunto e la preoccupazione iniziale è quella di farsi andare la cena di traverso. Che poi si sa, dopo i pasti è sbagliato poltrire sul divano, che poi non si digerisce e poi non si dorme, e poi il giorno dopo non ci si sveglia e si fa tardi per scrivere il pezzo su Masterpiece. Bazzecole. C’è una missione da portare a termine. La maggior parte della puntata va via in riepiloghi che rammentano quel che è accaduto come a dire: “oh si tratta di questa roba qui eh, non è Masterchef. È una roba di scrittura, siete sicuri che volete guardarla? No perché poi non è che vi lamentate o sparite all’improvviso, cioè siete proprio sicuri eh? Pronto pronto pronto c’è nessuno? Ma che vi siete addormentati davanti alla tv dopo Fazio?” e così dopo mezz’ora di riepilogo si comincia.

Così come passa avanti il tipo disoccupato che però ha lavorato all’Ikea che però cioè non è disoccupato perché il suo mestiere è fare lo scrittore, però, dunque, non ha una lira, però il suo mestiere è fare lo scrittore, ma non lavora da un anno e mezzo.

Anche il coach è annoiato, così, sick and tired. Ogni domenica che passa, la consapevolezza di essersi impegnato in un gioco troppo lungo si fa più claustrofobica. E non ci crede, signori, non ci crede, quando nel presentare il concorrente con la riga al lato e il pettinino in tasca (da qui in avanti Pettinino) gli dice: “Mi piaci, potremmo fare l’amore”. Cerca diversivi il coach, ma niente da fare. Siamo in prima serata e per tutta la puntata non si può parlare di escort né potranno dirsi parolacce catartiche. Salvo un’eccezione che vedremo più avanti. Sia come sia, Pettinino passa avanti: su di lui è stato forzatamente costruito un personaggio simil Fitzgerald anni Venti, nonostante lui a un certo punto dichiari di amare i romanzi di Franzis Coppola, insieme a quelli di Suppa Lahiri, famosa romanziera immaginaria.
Così come passa avanti il tipo disoccupato che però ha lavorato all’Ikea che però cioè non è disoccupato perché il suo mestiere è fare lo scrittore, però, dunque, non ha una lira, però il suo mestiere è fare lo scrittore, ma non lavora da un anno e mezzo. La costumista di scena, che prima sfruttavano gratis ad Amici, ha tenuto da parte il gubbino di pelle usato solo qualche mese fa per Matteo Renzi e decide di adoprarlo per lo stesso scopo: dare un po’ di carattere al personaggio. Così ecco Easy Rider from Ikea che legge un pezzo che parla di sesso, di sesso violento, compiaciuto come solo sa fare chi scrive troppo bene di sesso perché riesce a dedicare alla scrittura tutto il tempo (un sacco) che gli avanza dal non fare sesso. Poi sbuca fuori il jingle: “Yes Sir!” (questa la capiscono solo gli uomini). Avanti anche una tipa di cui non sappiamo nulla perché a un certo punto eravamo andati a fare pipì o a fumare e qui colgo l’occasione per segnalare allo staff di Masterpiece che c’è bisogno di un po’ di tutela dei diritti di chi segue questo programma per il live twitting. Non è carino presentarci nel gruppo d’ascolto con pappagalli o pannoloni di ogni sorta. Qualcuno più attento comunque fa poi notare che la tipa in questione si è qualificata come ex manager, un appellativo che stride con i suoi ventisette anni dichiarati in sovrimpressione. Al massimo, chiosiamo, più che ex manager, avrà avuto un ex che faceva il manager, conosciuto facendo la stagista non retribuita. Che poi si sa che di questi tempi dopo lo stage non ti assumono più. L’apice del disagio però arriva prendendo le sembianze di Paolo Brosio, che con una parrucca è riuscito a eludere la security e cerca di spargere il verbo anche in prima serata su Rai Tre parlando di Medjugorje e di Mamme Celesti. Incassato il fatale “Sì” della giuria commenta “con me non c’ero solo io sullo sgabello, c’erano una serie di santi che ho scomodato”. Anche noi ne abbiamo scomodati parecchi. Rischio blasfemia altissimo, allarme rosso. Meglio passare avanti. Siamo in fascia protetta.
Da quando De Carlo ha preso ad abusare di oppiacei a questo programma manca il sale necessario per tenerci svegli. A tratti si ha l’impressione di stare su [inserire nome del tuo programma più noioso preferito o selezionare tra Ginnaste Vite Parallele/ Sedici anni e incinta/ Linea Notte/ Le amiche del sabato/ alle falde del Kilimangiaro]. La prova immersiva però è più eloquente che mai: i due scrittori disoccupati, Easy Rider e la Ex Manager, vanno al mercato a lavorare, apprezziamo il tentativo disperato di fuorviarli dalla letteratura. Gli altri due vengono mandati a una specie di talent per cani, anche in questo caso apprezziamo l’accostamento.
I risultati delle prove immersive sono qualcosa di traumatizzante e offensivo per il pubblico a casa. Ma i giudici hanno parte della responsabilità. A corto di idee per gli esercizi da assegnare, dopo la storia d’amore scoccata alla mostra canina devono aver pescato elementi a caso da un vaso magico con i seguenti risultati: 2063-Delitto. Lo stesso meccanismo che venne in aiuto allo sceneggiatore di Brokeback Mountain, quando pescò dal medesimo vaso Cowboy-Storia d’amore omosessuale-vacanze in montagna. Ma qualcuno dovrà pur passare avanti, the show must go on, e si decide per una finale in rosa: ad affrontare il mostro finale ci saranno Ex Manager e Madonnina. Nessuno dei giudici avrebbe rischiato di vedersi risucchiato dalle fiamme dell’inferno optando per l’eliminazione di quest’ultima. 
Noia, noia e poi ancora noia. Teniamo botta solo perché il mostro dell’ascensore è Antonio Pennacchi e abbiamo aperto le scommesse sul Bestemmia Sì/Bestemmia No; Picchia un concorrente Sì/Picchia un concorrente No. Non succede niente di tutto questo. Le finaliste sono delle signorine, c’è da mantenere un certo tono. Ma appena scattano le undici e si esce dalla fascia protetta lo scrittore coinvolto nella riunione con la commissione esaminatrice si lascia sfuggire un “cazzo” buttato lì, tanto per gradire. Presto, alla Batmobile! Deve aver pensato il direttore di RaiTre, che pare che non lo sappiamo che si è calato giù alla BatCaverna scivolando per il palo. Ma per fortuna Pennacchi si rivela innocuo. I più complottisti di noi pensano sia stato infatti sostituito con Gino Paoli nel corso della puntata e hanno mandato una mail al blog di Grillo per denunciare il fatto.
La vittoria finale se la aggiudica Ex Manager che va a posizionarsi nella rosa dei sopravvissuti con un romanzo che parla di amore a distanza tra la Bocconi e un paesino non meglio specificato della Norvegia dove probabilmente l’autrice è stata in Erasmus.
Tutto questo non può fare altro che facilitare il nostro compito: portare all’ascesa il Delfino, Valentino Gramsci aka Lorenzo Vargas, escluso della terza puntata che tuttavia potrà essere ripescato col voto del pubblico per tornare in gioco a febbraio.
Masterpiece sarebbe stato troppo piccolo per due napoletani nichilisti, se avesse vinto Easy Rider avremmo dovuto annientarlo in qualche modo. Lui e quei suoi maledetti ologrammi provenienti dal 2063.
A cura di Olga Campofreda, Edoardo Vitale

 

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