L’opera è già presente nel blocco di marmo, bisogna solo liberarla. Secondo questa teoria, cara a Michelangelo, nelle Alpi Apuane, tra gli Appennini toscani, era custodita già da millenni Roma rinascimentale, Roma barocca, Milano, Firenze, Venezia, Ferrara, Napoli e poi il Mosè, la tomba di Giulio II, la Pietà, la navata di San Pietro, Apollo e Dafne e parecchio (parecchio) altro. Tutto ciò fremeva e aspettava nelle montagne, da prima della nostra venuta, con la fiducia che prima o poi inventassimo quella cosa che per noi è diventata: l’Arte. Con questa premessa una visita era d’obbligo. Damiano Daresta, zaino in spalla e scarpe robuste, si è presentato da solo nei grandi cantieri sotto le montagne. Come un giovane Herzog — munito di una Sony DSR-PD150 professional 3CCD MiniDv (una videocamera) e di una lista di argomenti per convincere gli operai a farlo girare ovunque — ha tirato fuori 9 minuti onirici di silenzio e geometria. Un mix tra un video dei Massive Attack e un incubo di De Chirico.
Guardare per credere.
(Tutte le musiche sono di Brian Burgan)