DUDE MAG ha il piacere di presentarvi in anteprima “Lago Film Fest”, il documentario che racconta i tentativi compiuti dai ragazzi di ZERO per fare luce sugli incidenti avvenuti durante la decima edizione del festival. Ad attenderli a Lago, una gran quantità di misteri ed un muro di omertà. Buona visione.
Agosto 2015: si conclude l’undicesima edizione di Lago Film Fest. È un’edizione bellissima ma quasi imprevista, fortemente voluta, certo, ma più volte sul punto di saltare.
LFF, che dal 2005 ha portato oltre 5.000 film da 60 paesi diversi, ha rischiato infatti di sparire per sempre a causa di un incidente misterioso: nel 2014 è successo qualcosa di inspiegabile e in questo bel documentario – che DUDE MAG vi presenta in anteprima – i ragazzi di ZERO, autori e filmmakers, provano a spiegare, a fare luce, a portare a galla il sommerso.
Il documentario (non propriamente adatto ad un pubblico sensibile n.d.r) è stato girato nel corso dell’ultima edizione di LFF. ZERO ha parlato con lo staff, il pubblico, gli artisti, riuscendo a delineare un quadro preciso di quanto potrebbe essere avvenuto. Non vi riveliamo nulla, se non questo: a quanto pare Lago, la frazione di Revine che ospita il festival, non è un posto come gli altri.
Ciao ZERO, complimenti per questo vostro ultimo lavoro. Vi va di raccontarci com’è stato girarlo? Ecco, non sembra proprio essere stata una passeggiata. Mi riferisco chiaramente ai momenti di attrito tra di voi, agli scontri durissimi con lo staff del festival, ma soprattutto ai misteri dinnanzi ai quali vi siete ritrovati. Non so se ce l’avrei fatta a portare a termine questo documentario, complimenti ancora.
ZERO: È stata dura. Soprattutto perché la sfida non era solo risolvere il mistero ma investigare, risolvere, riprendere e montare tutto entro i giorni del festival, per realizzare un documentario da proiettare l’ultima sera. Siamo arrivati a Lago con un teaser in mano e nient’altro. Un teaser, peraltro, in cui facevamo gli spacconi e dicevamo di partire con la missione di raccontare tutta la verità su quanto accaduto l’anno prima. La cosa assurda è che ce l’abbiamo fatta, nonostante i pochissimi mezzi, nonostante la pioggia, nonostante Grespan. Poi in realtà col signor Migotto abbiamo un conto in sospeso visto che ci ha rovesciato una libreria addosso. Ma di questa storia continueremo a parlare in tribunale.
Possiamo tranquillamente affermare che Lago Film Fest è il prodotto cinematografico italiano che più si avvicina a The Jinx (la miniserie HBO che racconta la vita e le vicende giudiziarie di Robert Durst n.d.r.). Una delle cose più inquietanti di TJ è stato l’intreccio fitto (e criticato) tra la messa in onda delle puntate e le indagini degli inquirenti. Avete subito pressioni dalla polizia locale? State subendo ripercussioni di qualche tipo?
ZERO: In realtà no. La polizia non aveva elementi utili su cui lavorare. In pratica, non essendoci un reato o una denuncia, gli inquirenti non erano proprio attori in campo.
Gli unici intralci, come già detto, sono stati la reticenza di qualche insider del festival e le tensioni che si sono create fra di noi. In ogni caso, tutto quello che vogliamo e che possiamo veramente dire a riguardo di questa vicenda, è racchiuso nel film che abbiamo messo insieme e nella storia che abbiamo deciso di raccontare.
Lago Film Fest non è solo un documentario. È stato anche un momento di catarsi per il festival, un modo per liberarsi dalle tossine di dieci anni di lavoro sodissimo. La buona notizia è che dopo tutto questo LFF tornerà anche nel 2016. Siete già al lavoro?
Carlo Migotto (direttore LFF): Lago Film Fest non è solo un festival, aggiungo. Dopo tutto questo e nonostante tutto, il festival tornerà, a luglio 2016, dal 22 al 30, sempre a Lago e sempre con lo stesso spirito, ma con un progetto nuovo alle spalle: Piattaforma_Lago. Cos’è PL? È il frutto di dieci anni di lavoro; il network di relazioni costruito al centro. Creiamo e sviluppiamo progetti culturali con aziende, istituzioni e giovani-creativi-indipendenti. Giriamo l’Europa ma l’ufficio è a Lago. Lo facciamo perché ci piace.
Il team del LFF è già al lavoro, stiamo già testando la nuova campagna di comunicazione, esplorando nuovi mondi, sviluppando nuovi progetti, conoscendo nuovi amici e togliendo il saluto a tantissime persone. Non ci fermiamo mai, abbiamo iniziato a credere in questa follia e ora non riusciamo più a smettere. (A proposito del documentario degli ZERO, apprezzo l’entusiasmo ma – personalmente – mi dissocio dall’intera iniziativa)
Vi andrebbe mica di citarci i lavori più interessanti ospitati da LFF in queste prime undici edizioni? Sono sicuro i lettori apprezzeranno qualche consiglio.
Carlo Migotto: Difficile, anzi pericolosissimo. Sono più di cento film in concorso ogni anno, le proiezioni speciali, gli artisti, gli ospiti, i concerti… Farò così, chiuderò gli occhi e saltellerò a ritroso citando opere e artisti che mi verranno in mente, di pancia.
Jolanda 23 di Pim Zwier, la prima volta che curi una selezione di non-narrativi non la scordi. Lo spettacolo Pitecus di Antonio Rezza, a Lago nel 2010, l’anno della svolta. Le sculture in legno tra forma e funzione dell’Atelier FraSe di Londra. Le animazioni di quel pazzo di Peter Millard che ci manda i dvd con la cover dipinta a mano. Il film Best if used by di Aemilia Scott che racconta una storia che abbiamo sentito nostra all’improvviso. Angela Rafanelli che, come tanti altri che ci hanno creduto, ci ha aiutati a crescere solo prendendo parte al festival. I vestiti della maglieria Maso che indossa Viviana (co-direttrice del festival) ogni anno per la cerimonia di chiusura. Il film La Boda di Marina Sereseski che mi ha insegnato qualcosa di importante su come si scelgono i film, alla faccia dei programmer con il patentino. I giovani, talentuosi e a volte difficili artisti in residenza. E tutti i film, che sono tanti e diversissimi e non piacciono mai tutti, ma proiettati sullo schermo galleggiante di Lago, diventano schegge impazzite in grado di cambiarti la vita.