Hai voglia a dare pugni al televisore quando a un certo punto tutto è diventato bianco e nero nonostante fossimo sintonizzati su Rai 1 HD. Ora, non vogliamo assolutamente fare la parte dei giovani che si lamentano del fatto che Sanremo sia pieno di vecchi. Credeteci, se c’è una cosa che detestiamo più dei vecchi, quelli sono i giovani. Segnaliamo solo questo dato, poiché forse bisognerebbe farci un pensierino: la somma degli anni dei tre ospiti di punta fa 313 (come la targa della macchina di Paperino ci viene da dire, senza un motivo preciso.). Probabilmente il calo dell’auditel che ogni anno si registra durante il Festival è direttamente proporzionale al numero di decessi serata dopo serata.
Ma andiamo ad analizzare meglio il contesto storico in cui sono nati questi arzilli special guest. Perché è importante ricordare l’allunaggio, l’autostrada del sole, la firma del Trattato di Maastricht. Ma qui si va molto oltre a ritroso. Quando la nostra pazienza ancora doveva essere programmata.
Claudio Baglioni, 1951
Nello stesso anno va in onda la prima edizione del Festival di Sanremo. “In onda” è l’espressione sbagliata, visto che non c’era la tv e si poteva ascoltare solo in radio.
Gemelle Kessler, 1936
Il mondo sta cercando di uscire dalla crisi economica. Ma no, che avete capito? Stiamo parlando della Grande Depressione del ‘29. Per farvi capire: a quei tempi la Penicillina andava ancora alle scuole elementari.
Franca Valeri, 1920
Ok. I reduci di della Prima Guerra Mondiale ritardatari, che avevano perso il cavallo, stavano rientrando a casa dai propri cari. Le donne non potevano votare e con un naso particolarmente sensibile avreste potuto sentire nell’aria ancora un po’ di puzza di bruciato dei roghi di streghe del medioevo.
La televisione è lo strumento più conservativo che abbiamo per trasmettere notizie o intrattenimento. È un po’ come lo squalo: un animale che non conosce darwinismo. I giornali hanno cambiato grafica, sono diventati magazine online, hanno le comunità virtuali e tutto il resto, ma la tivvù resta di base identica a se stessa per quanti cambiamenti abbia cercato di apportarsi. Uno squalo in dentiera, ecco cosa è diventata, e Sanremo è il kukident usato troppe volte e che non attacca più. Neanche la compassione delle nuove generazioni.
I filoni della seconda serata di gala sanremese sono stati sostanzialmente due. Uno, quello dei Supergiovani, lo abbiamo già fatto presente. Il secondo è quello che andiamo a definire come Primo Maggio, interpretato da un Giuliano Palma in splendida forma, il giovane orsetto-jazz Zibba e Riccardo Sinigallia. Una decisione saggia presa forse per accalappiare le nuove generazioni di alternativi, insieme alla scelta di affidare la pettinatura di Noemi a un parrucchiere andato troppo sotto alle feste Goa/Villaggio Globale. Perché i giovani che hanno in mente gli autori di Sanremo, quelli che dovrebbero cambiare l’acqua ai fiori e arieggiare lo stanzone –oltre ad avere circa quarant’anni a testa e almeno un figlio a carico- sono tutti sognatori utopisti che girano col Manifesto del Partito sul cuore al posto della Bibbia per paura di essere sparati dai fascisti.
La tassa gay-friendly viene pagata con Rufus Wainwright, chiamato non per sensibilizzare il pubblico reazionario democristiano che segue Sanremo, bensì per sfatare una volta per tutte il luogo comune che vuole che i gay si vestano bene.
Sanremo 2014 riesce perfettamente a essere lo specchio dell’Italia. Si parla di Bellezza a oltranza e non la si riesce a rappresentare senza ricorrere a luoghi comuni, si punta sui giovani solo per poi premere il grilletto, si lavora solo con la propria cricca, si marchettano solo gli amici. Ieri sera Zuckerberg ha comprato per sedici miliardi di dollari WhatsApp e nessuno ci ha fatto caso. Il gesto più moderno è stato quello di Francesco Sàrcina, quando durante l’esibizione ha scattato una foto su Instagram dal suo iPhone. E secondo noi è venuta pure mossa.
Con sommo rammarico, alla fine della puntata ci siamo riascoltati per intero la discografia dei Gazosa, perché tutt’oggi restano loro i veri giovani: spensierati, un po’ acerbi e soprattutto al di sotto dei trent’anni.
Ah, un’altra cosa: Fazio, la cellulite fa schifo. Qualsiasi cosa scrivano i tuoi autori politicamente corretti, sai benissimo di aver mentito.
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