La lunga notte di Miss Disagio
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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La lunga notte di Miss Disagio

Nonostante poi Fabrizio Frizzi si sia presentato in studio vestito da Simona Ventura, dobbiamo ammettere che tutto sommato ha fatto un gran bel lavoro. 

Quando abbiamo pensato ad un rientro a scuola per il Circolo Disagio sono state diverse le proposte gettate sul piano delle trattative, poi qualcuno ha detto qualcosa come “coronare” un anno di attività eccetera eccetera. Non esistendo ancora un reality show sui Savoia, a parte i reality a cui partecipano talvolta i Savoia, ecco che la testa coronata più vicina a noi ha preso la silouhette di Miss Italia. Piu disagio di così si muore, ha risposto qualche pavido. Il resto del Circolo ha annuito e si è preparato a twittare.

Di fatto, lo spostamento dello show su La7 non ha eliminato il triangolo rosso sul ciglio del mobiletto tv: Pericolo Caduta Stereotipi.  A partire dal modo in cui le ragazze sono state divise per essere presentate. Quelle estrose, che si sono esibite in una specie di ridicola corrida Burlesque; quelle romantiche, che hanno ancheggiato in mezzo a un palco addobbato con caramelle (che nessuna di loro avrebbe mai mangiato davvero), quelle acqua e sapone, che purtroppo non sono entrate in scena cosparse di sapone, né tantomeno di acqua. Infine le sportive, che prima di lasciare il backstage hanno ricevuto una racchetta in mano e fino allo stacco pubblicitario successivo si sono chieste quale fosse il senso di un microfono così grande. Oltretutto piatto. E bucato.

Poi c’era la giuria. Chiaramente selezionata in base a chi – nel roster delle tv star italiane – questa domenica non aveva davvero nulla da fare. C’era una volta un rapper di cui abbiamo fatto fatica a capire il nome, la Seredova incazzata come una iena dal primo minuto, un cestista con la faccia da pesce lesso, Alessandro Preziosi (su cui è impossibile fare commenti perché non sappiamo davvero chi sia) e un parrucchino chiamato Mayer. L’unico che azzarda domande interessanti lì in mezzo è probabilmente il rapper: si vede che non è un giornalista, fa notare uno dei nostri. E poi c’è appeso a una specie di trespolo DJ Francesco, visibilmente impacciato e in preda al down di qualche droga pesante, che a un certo punto ha costretto a far ballare il già citato rapper di cui non conosciamo il nome con il parrucchino Mayer.

Lo stacchetto in cui abbiamo visto danzare quel peluche da cuoio capelluto ci ha salvati dal cadere in un inevitabile sonno eterno

Nonostante poi Fabrizio Frizzi si sia presentato in studio vestito da Simona Ventura, dobbiamo ammettere che tutto sommato ha fatto un gran bel lavoro. Nonostante la sua immensa esperienza nel settore, è difficile anche per lui giostrarsela in quegli abitini succinti, soprattutto alla sua età e con una famiglia che ti guarda da casa.

Insomma è bastato il primo blocco pubblicitario al popolo del web, per capire che si trattava di una specie di X Factor senza Morgan (ma con le miss vestite come Morgan) misto a tutte le cose più trash fatte in tv negli anni ‘80, in una specie di sodalizio definitivo di luci, colori, chiappe, frasi fatte e pace nel mondo.

Cosa dire delle Miss, cosa dire. Se lo sono chiesti anche gli autori, in una variante alternativa: cosa far dire alle Miss. Nessun problema, ha detto lo stagista di diciannove anni appena fresco di maturità di liceo classico. Nello zaino si trovava ancora il libro delle versioni di latino, lo ha fatto a brandelli e ha dato in pasto alle ragazze parti a caso di Seneca, Tito Livio, Nepote e Marco Aurelio. I video di presentazione sono diventati una raccolta di motti e perle di saggezza da Bacio Perugina con la grafica di Netlog: da Carpe Diem a Per aspera ad astra, passando per la perla in greco antico, calàtapatà, che significa come tutti sanno Liberate i nostri marò.

Nella bolgia generale delle twittate – lente a partire, velocissime nel cuore della trasmissione – vanno ricordate alcune cose importanti.

In quanto Circolo Disagio ci eravamo proposti di eleggere la nostra personale Miss Disagio, concordi che la qualità principale dovesse essere – insieme alla totale assenza di concetto di consecutio temporum – quella di possedere un cervello solo in quanto calderone di stereotipi. L’ashtag #MissDisagio a un certo punto ha conquistato una vita propria e i contributi alla nostra Miss hanno sottolineato anche un altro aspetto importante: la mancanza di dignità.

Fino a un certo punto se la sono giocata alla pari la 19 e la 03. La prima in quanto «simpatica» e «esperta nell’imitazione di scimmie e dialetti» (ci pare sia lei, a un certo punto abbiamo assunto troppo Xanax) la seconda in quanto ha ammesso troppe volte di avercela fatta da sola e di aver perfino «asciato gli studi e tutto il resto per raggiungere il suo sogno di fare Miss Italia». Complimenti. Un ottimo esempio per le ragazze. Miss Italia si sta rivoluzionando, quest’anno non conta solo la classica bellezza, è stato detto. Finalmente conterà anche il cervello? Ci siamo chiesti.

La numero 19

La numero 3

La risposta è stata no. Decisamente no. Quest’anno contano le Curvy, che anche se non hanno vinto, comunque non hanno subito violenza psicologica negli spogliatoi. Nessuno può assicurare la stessa cosa per i bagni.

Miss Curvy Kia Molise, Sara Affi Fella

Miss Italia è la 23. Benissimo. Brava. Battiamo le mani. Ma Miss Disagio è senza dubbio la 03: complimenti, sopraccigliona. In questa edizione almeno uno stereotipo hai contribuito a infrangerlo: capelli biondi e testa vuota non sono tutto sommato un binomio inscindibile.

Lunga vita al disagio.

La numero 03 ci saluta direttamente dal suo profilo instagram

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