Conosci Polanski?
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Conosci Polanski?

Conosci Polanski? Roman Polanski? Io non mi sento molto bene, ho un torcicollo, e non sopporto i film dell’orrore. Ma di cosa stai parlando? Suvvia, che siamo venuti a fare qui? Siamo venuti a vedere Rosemary’s baby. Appunto, non è un film dell’orrore? No che non lo è. Ma cosa dici, c’è una donna, una […]

Conosci Polanski? Roman Polanski? Io non mi sento molto bene, ho un torcicollo, e non sopporto i film dell’orrore. Ma di cosa stai parlando? Suvvia, che siamo venuti a fare qui? Siamo venuti a vedere Rosemary’s baby. Appunto, non è un film dell’orrore? No che non lo è. Ma cosa dici, c’è una donna, una specie di Maria Vergine borghese interpretata da Mia Farrow. Ti fermo un attimo. Non ti sembra che vedere Mia Farrow con i capelli a caschetto, specie di Giovanna d’Arco che scende dalla croce, su cui è stata fatta bruciare da orde di tolleranti cristiani, per offrire il suo ventre al corpo di Satana, non sia sufficiente per prendere una cassa di birra e andarci a stendere al Bryant Park? Ma per i capelli a caschetto, omaggiati dalla Paltrow nei Tennenbaum, che ne fanno una donna desiderabile come nessun’altra o perché in qualche modo riscatta Giovanna d’Arco, mostra l’intolleranza cattolica, si fa beffe di tradizioni e perbenismi? Ovviamente per la sua bellezza. Ma perché al Bryant Park? Siamo a New York e stasera lo proiettano lì. Ma vedi che ho ragione io, hai parlato di Satana. Sono stato affrettato, volevo metterti impressione. Ci sei riuscito, non mi piacciono i film dell’orrore. Allora senti qua “Sono sempre stato agnostico, non credevo a Satana come incarnazione del male né all’esistenza di un Dio personificato”. Chi è? È Polanski. Bene. Ti sei convinto? Cosa centra la dichiarazione di un autore con la sua opera? Non ti sembra di stare esagerando. Senti qua “Un’opera d’arte non è completa senza la percezione dello spettatore che incomincia a porre domande”. E questo chi è? Ma che ti frega. Dimmi chi è? E’ Duchamp. E allora? E allora l’autore non ha tutti i diritti sull’opera. Ok, non mi sembra un’assurdità. No infatti. Quindi Polanski ha potuto fare un film dell’orrore e non rendersene conto. Potrebbe essere. Un po’ come la bambina che ha sodomizzato. Che vuoi dire? Che per lui era normale, voglio dire: una ragazzina di tredici anni si ritrova ad un party a casa di Jack Nicholson per farsi fare delle foto. Magari voleva farsi fare solo delle foto. Si e il sesso è una piaga biblica. Magari non tutte vogliono andare a letto con Polanski. Dici che sarebbe voluta andare con Nicholson? Dico che magari voleva farsi fare solo delle foto e tornare a casa. In ogni caso Polanski poteva avere una soglia del reale un po’ differente. Stai facendo congetture e incominci a parlar strano. E’ stato in un campo di concentramento da cui è scappato, ha perso la madre ad Auscwitz, gli hanno ammazzato la moglie con figlio in grembo ed è stato additato come il regista più geniale della sua generazione. Dici che è tanto che non sia diventato un dittatore di qualche isola vergine dopo essersi fatto una plastica facciale per rassomigliare a Marylin Monroe? Dico che la verità è sempre momentanea. Lo stupro è passato, presente e futuro. Martin Scorsese sta sostenendo la sua estradizione. Se è per questo anche Cohn- Bendit. Bè? Uno che sostiene di aver lasciato la patta aperta per farsi toccare dai bambini e risvegliare la loro sessualità non mi sembra proprio attendibile su un caso di sodomia. Era il leader del maggio parigino. Ha anche affermato “ Sono per il capitalismo e il libero mercato”. Un po’ l’ombra di se stesso. Mi piacciono le ombre. Come quella di Fridlander su quella donna di spalle. Trovo incredibile che l’autore diventi oggetto. In fin dei conti tutto ciò è molto barocco. Si snaturano i confini. Mi verrebbe da dire: una nuova soglia del reale. Ma è quello che ho detto io prima. Si come no e hai anche scritto Aspettando Godot magari. Che ha detto quel ragazzo? Dici di sederci con lui, visto che siamo qui soli, soletti in mezzo al prato, senza neanche un asciugamano. Sarà gay? Ma che ti importa. Ok, basta che ci mettiamo in una posizione tale da poter scappare. Sei omofobo? No, assolutamente, magari lo sei tu. Incominci a proiettare. Cosa? Fai di me la tua ombra. Perché queste ragazze si stanno sedendo vicino a noi? Sono le amiche di Goerge. Chi è George? George è quello che doveva essere gay. Bè delle ragazze non fanno di lui un etero. Vogliono sapere se abbiamo fame e sete. Assolutamente. La ragazza portoricana mi ha chiesto se è un film dell’orrore. Cosa le hai risposto? Che non lo sapevo. Oh bene, mi sembra un passo in avanti. Le ho spiegato che inserire le pellicole di Polanski in un genere è molto riduttivo. Stai facendo colpo. I film di Polanski sono pieni di ombre. Come sei romantico. Non meno dell’inizio di Rosemary’s Baby. Quella nenia gentile e i titoli in rosa mi hanno sempre fatto pensare ad un film con Doris Day. E poi invece arriva il diavolo. Fregato. Scherzavo. Chiedile il numero. Sta iniziando il film, ti ricordo il nostro patto. Il silenzio assoluto? Esatto. Ma in un prato con 500 persone sedute tra vini, birre e pezzi di pizza, pensi che ci sarà silenzio? Dobbiamo farlo per noi. Chiedile il numero. Ma magari neanche le piaccio. Sei indeciso? Come fai a capire di non star esagerando? Finchè non ti denuncia per stalking, sentiti libero. Guarda Cassavetes che faccetta. Ma secondo te, mentre recitava pensava di essere un regista? Non credo si facesse tutti questi problemi. Guarda questi stacchi. Polanski sembra impazzito. Non rispetta la continuità, scavalca il campo. La stai tirando per le lunghe per non chiederle il numero. Guarda come ribalta lo spazio. Kubrick farà lo stesso vent’anni dopo in Shining. Si, ma credo che qui ci sia qualcosa in più. Guarda come tutto precipita. Che c’è? Prendi il vino. Ah si, dicevo, guarda come ogni immagine vertiginosamente cade nell’altra. Mi manca un po’ il respiro. Non senti di essere un po’ Rosemary? Quel febbrile senso di mutamento. Un nuovo appartamento, il desiderio di un bambino. Dei nuovi vicini. Dici che ci sta facendo entrare nella sua psiche? Polanski sarebbe fiero di te. Ed io di te se allungassi la mano verso di lei. Ma fallo tu? Io sono solo il tuo cervello. Tutte scuse. Ok allora sono il tuo inconscio. Neanche. Sono la tua ombra. Diffido delle ombre. Hai detto che ne eri attratto. Sai che fine fa l’ombra in The Ghostwriter? Certo che lo so, l’abbiamo visto insieme. Allora forse è meglio che taci. Sei permaloso. Non ti ascolto. Penso che tu ormai sia la mia ombra. Abbiamo scambiato i ruoli? No le nostre funzioni. Non credo, senti qua “La funzione dell’ombra è quella di rappresentare l’aspetto dialetticamente contrario all’ego e di originare quegli stati qualitativi che più si disapprovano negli altri”. Bè allora Polanski si sbaglia perché McGregor non è altro che la coscienza di Brosnan. Uno che gli scopa la moglie mentre lui è a difendersi dall’accusa di crimini di guerra, non mi sembra una buona coscienza. Bè Brosnan non rappresenta l’io e Mcgregor non è la sua ombra. Come no, cito a memoria “Sono la sua ombra”. Ti fidi di quello che dice una presunta ombra? Dovrei fidarmi di te? Oggi è l’io che mette paura all’ombra. Brosnan che urla a McGregor, Brosnan che forse ha fatto uccidere il suo biografo e ha permesso una guerra senza fondamento? Esatto. A l’ombra non è rimasto più nessun impulso da attivare. Ma l’ombra-McGregor forse si autoinganna, vede ciò che vuole vedere. Come Rosemary’s. Come te che pensi di essere una specie di maniaco solo perché vuoi chiedere il numero ad una ragazza che tra l’altro e tutta la sera che ti versa da bere. Queste donne che vogliono fare gli uomini. L’hai detto. Aspetta un attimo. Cosa c’è? Questo è il momento più importante del film. Quale? Quello in cui avviene il sogno. E’ un normalissimo sogno. Esatto. Non c’è niente di originale, classica tecnica, lei che dorme alternata con i suoi sogni. Giustissimo. Mi prendi in giro? No, però Polanski si. Perché? Perché in questo momento sta dipingendo un confine. Mi mostra il sogno e mi mostra la realtà. E ti dice che sono due cose differenti, ben delineate. Mentre in realtà non lo sono, o meglio, lui non crede che lo siano. Alla fine vuoi credere a Rosemary’s o vuoi pensare che tutto il film sia un suo personale delirio? Non saprei. Ecco il dubbio polanskiano. Non c’è verità? Sei arrabbiato? No, deluso. Perché? Mi sembra di essere una specie di Sisifo che deve trascinare il suo sasso sopra la montagna e poi vederlo rotolare verso giu. Come il paziente spazzino che in The Ghostwriter pulisce il viale dalle foglie, per vederle, un attimo dopo, di nuovo disperse nel vento. Come lui. Succede questo alle persone che ricercano il Significato. E come si fa? Ognuno fa a modo suo; c’è chi crede in un dio, chi nel successo personale, chi non crede in nulla. Tutti credono. Vero “L’unica scelta che abbiamo riguarda cosa credere”. Chi è? Uno che si è ammazzato. Aveva smesso di credere? Può darsi. Le chiedo il numero?

Marco Fagnocchi
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