Cinema, Tv e teatro: Cosa è successo agli Oscar 2018
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Cosa è successo agli Oscar 2018

Già dalle prime luci che erano entrate nella mia stanza, sotto forma di telefono, avevo capito che il 4 marzo sarebbe stata una giornata ancora peggiore di come era stata pubblicizzata. La notizia della morte di Astori mi aveva sinceramente scosso, non era un mio amico personale né tantomeno il mio giocatore preferito, ma tutti […]

Già dalle prime luci che erano entrate nella mia stanza, sotto forma di telefono, avevo capito che il 4 marzo sarebbe stata una giornata ancora peggiore di come era stata pubblicizzata. La notizia della morte di Astori mi aveva sinceramente scosso, non era un mio amico personale né tantomeno il mio giocatore preferito, ma tutti noi tifosi italiani di squadre di calcio facciamo parte di una famiglia, quella della Serie A, e quando viene a mancare una figura nota di quella famiglia, si è colpiti inevitabilmente.

Quindi la giornata, priva della Serie A, era filata lenta fino al momento in cui sono andato a votare, schivando la gimkana di file che mi si parava davanti ai seggi. Alle 23 inoltrate, mentre su metà delle bacheche Facebook di tutta Italia si consumava uno psicodramma, ho preso una saggia decisione: farmi un paio d’ore di riposo per evitare di non arrivare vivo agli Oscar.

Già, gli Oscar. Quell’oscuro spettacolo a metà tra la grandeur dell’industria hollywoodiana e il festival di Sanremo era tornato prepotentemente nella mia vita. Dopo l’anno scorso, in cui un compleanno di un’amica trasformato in una Oscarfest mi aveva portato a vederli per la prima volta, ci sono ricascato di nuovo.

Dopo aver tentato invano di organizzare una serata con più amici per offrire a voi, cari lettori, più spunti di riflessione, ci ritroviamo solo io ed il mio amico Alessio, a casa sua, all’una e mezza con quattro aperol, una TV e la pioggia fuori.

 

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Su Sky ci accoglie il classico trio cinefilo dell’emittente: Castelnuovo, Negri e Canova. Inutile dire che il loro apporto critico durante tutta la serata si limiterà al leccare qualsiasi film venga premiato, o tifare Italia che fa sempre bene.

Saltato il red carpet a piedi pari per motivi di orario, che già di loro erano stati ridotti per via dello scandalo legato al presentatore Ryan Seacrest, gli Oscar numero 90, che l’anno scorso erano stati aperti da Justin Timberlake, quest’anno si aprono con Jimmy Kimmel che simula un finto show in bianco e nero, diciamo un inizio un po’ meno sprint.

 

 

Pronti, via e parte il monologo di Jimmy Kimmel, con una battuta sul clamoroso finale degli Oscar dello scorso anno e, per il mio stupore, pochissime battute sull’amministrazione Trump, a differenza dell’anno scorso in cui nei primi 10 minuti ci fu una vera inondazione. Non mancheranno invece le battute su #MeToo e sulla vicenda Weinstein, tant’è che improvvisiamo un breve drinking game con ciò che abbiamo: un sorso di Aperol ad ogni riferimento a MeToo et similia. È finito tutto in un ora.

 

 

Che siano degli Oscar diversi si nota subito dalla scansione del tempo. È tutto più veloce e lo stesso Jimmy Kimmel scherza dicendo che chi farà il discorso più breve avrà in regalo un comodo e utile Jet Ski.

 

 

Calcio d’inizio, il primo Oscar per il Miglior Attore non Protagonista va a Sam Rockwell per la sua prova in Tre Manifesti ad Ebbing, Missouri. Un premio meritato e che soprattutto mi fa sperare per una serata ricca di premi per i miei “feticci”.

 

Me la ricordavo anche come un’allusione sessuale.

 

Dopo l’Oscar per il Make-up, che va a L’ora più buia per la trasformazione di Gary Oldman in Churchill parte la prima lunghissima pubblicità, che ci porterà a cambiare su La7 per assistere alle varie gazzarre che si formano tra Mentana e gli intervistati, un leitmotiv che si ripeterà per tutta la serata.

Tornano gli Oscar e arriva la parte dei premi meno glamour della serata, quella dei premi tecnici. Il premio per il Miglior Costume va come da pronostico ad un film che parla di vestiti, il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson, mentre Dunkirk domina le categorie di Sound Editing e Sound Mixing, anche questo abbastanza prevedibilmente. Il Miglior Documentario vede il primo snub della serata, che va ad Icarus di Bryan Fogel, con Agnes Varda che deve accontentarsi dell’Oscar alla Carriera.

Mentre l’altra delle due nominations per l’Italia agli Oscar si spezza contro lo strapotere de La forma dell’acqua, che vince il premio per la Miglior Scenografia battendo la candidatura di Blade Runner 2049 per cui gareggiava la “nostra” Alessandra Querzola.

Altro giro, altra pubblicità interminabile. Ma quando ormai ci stavamo stabilizzando su Di Stefano che piagnucola da Mentana, tornano gli Oscar e con loro il premio per il Miglior film straniero, generalmente il segnale che la serata sta aumentando di peso. Tifavo per The Square ma ecco che arriva la prima delusione della serata. Il premio va infatti al film cileno A fantastic woman, tenete bene a mente “Latinoamerica” perchè sarà una delle parole chiave della serata.

Per la gioia del mio amico Alessio invece il premio alla Miglior Attrice non Protagonista va ad Allison Janney, per il suo ruolo in I, Tonya. Avendo dato Laurie Metcalf vincitrice, le mie certezze cominciano a scricchiolare.

 

 

È il momento della fantasia e della magia, quello dei premi d’animazione e degli effetti speciali. Il premio per il Miglior Cortometraggio animato va a Dear Basketball, della leggenda dei Lakers Kobe Bryant.

 

Quante persone al mondo possono dire di avere un Oscar e un anello NBA?

 

La quota diversity degli Oscar torna per il premio del Miglior Film d’Animazione, che va a Coco, un film Disney a sfondo messicano, e qui a costo di sembrare eccessivamente tumblr manifesto la mia indignazione per la non assegnazione a Loving Vincent, che quantomeno per lo sforzo tecnico, lo meritava.

Senza sorprese gli Effetti Speciali che vanno a Blade Runner 2049 (che essenzialmente è quello) e il Miglior Montaggio che va a Lee Smith per Dunkirk.

Ora ci addentriamo dentro i meandri dei premi più oscuri degli Oscar, almeno per me, quello del Miglior Cortometraggio Documentario, che va a Heaven is a Traffic Jam on the 405 ed al Miglior Cortometraggio che va a The Silent Child.

Finalmente inizia la parte dei premi più ricchi di fascino e “feticisti” per chi è appassionato di scrittura, quelli per la Miglior Sceneggiatura Originale e Non Originale, e quello più ricco di allure di tutti, il premio per la Miglior Fotografia.

Chiamami col tuo nome prende il suo unico Oscar della serata a modo suo, facendo la storia con James Ivory, 90 anni a giugno, che vince il suo primo Oscar per la Sceneggiatura Non Originale, diventando il più anziano di sempre. Ed anche lui lo fa a modo suo, presentandosi con una camicia con sopra impresso il volto di Timothee Chalamet.

Il premio per la Sceneggiatura Originale va invece a Jordan Peele per l’horror-satirico Get Out. Un altro landmark importante per il cinema afroamericano, in quanto è il più giovane di sempre ed unico nero a vincere l’ambita statuetta in questa categoria.

 

 

Sono le 04:00 ed arriva il “momento DiCaprio”, ovvero quel momento in cui viene premiato qualcuno che è stato nominato un numero infinito di volte. E vince il “premio DiCaprio” il signor Roger Deakins, portandosi a casa la statuetta numero uno a fronte di 14 nominations per la Fotografia di Blade Runner 2049, un premio anche riduttivo per uno dei migliori direttori della fotografia contemporanei.

 

E anche un ottimo dispensatore di cuteness.

 

Tra l’ennesima inutile apparizione musicale e la pubblicità, Jimmy Kimmel decide di rifare una sorpresa al “pubblico”, come fece l’anno scorso invitando una comitiva di turisti dentro gli Oscar. Ringraziando noi, ovvero chi va al cinema, durante uno dei suoi brevi monologhi decide di organizzare una breve imboscata all’interno di una sala del Dolby Theatre, che stava trasmettendo a dei comuni mortali la diretta degli Oscar. Armatosi di Gal Gadot, Lin-Manuel Miranda, Mark Hamill, Lupita Nyong’o, Emily Blunt, Ansel Elgort, Armie Hammer, Margot Robbie and Guillermo del Toro, fa irruzione portando cibo e addirittura un cannone spara hot-dog dentro il teatro, tra lo stupore dei presenti, tutti felici e contenti.

 

Gal Gadot e Margot Robbie.

 

Passano in sordina i premi per la Miglior Colonna Sonora e Miglior Canzone Originale, che vanno a The Shape of Water e a Coco. Permettetemi quindi un minuto di silenzio per il furto che ha subito Sufjan Stevens e la sua Mystery of Love. Per grande tristezza di Alessio Star Wars chiude con 0 statuette su 4 nominations.

 

 

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Sono le 5 passate e arriva quindi il momento più succoso della serata, quello dei “Faboulous Four”, dei 4 premi più importanti di tutti: Miglior Regia, Miglior Film, Miglior Attore, Miglior Attrice.

The Shape of Water sinceramente non mi ha molto convinto, più per gusto che per effettivi motivi artistici, non essendo un amante della tematica fantasy nei film. Ma Guillermo Del Toro è un individuo troppo simpatico e troppo bravo, perciò la sua vittoria nella Miglior Regia non incontra particolari proteste. Ripeto, non sono stati degli Oscar esplicitamente politici ma grazie alle numerose vittorie del Messico (ben 5 contando il Miglior Film), il tema dell’immigrazione è tornato potente nei discorsi di accettazione, e lo stesso Jimmy Kimmel ha fatto riferimento alla questione dei Dreamers, i “famosi” immigrati giunti irregolari da bambini e di cui Trump sembrava promettere il rimpatrio.

 

 

La prima delle mie speranze finali viene disattesa con la vittoria dell’Oscar per il Miglior Attore da parte di Gary Oldman per il suo ruolo in The Darkest Hour. Alessio esulta, io un po’ meno perchè nel mio secondo momento da tumblr girl speravo vincesse Chalamet. La delusione viene subito riscattata dalla vittoria di Frances McDormand nella categoria Miglior Attrice Protagonista, un premio semplicemente strameritato.

 

Io quando scopro ogni anno che candidano Mery Streep.

 

È tuo Frances, è tuo!

 

La McDormand, notoriamente una che non lascia trasparire molto le sue emozioni, si era commossa per Sam Rockwell già ad inizio serata ma il discorso per la propria vittoria è onestamente il momento più toccante della serata.

 

 

Sono quasi le 06:00, e tra montagne di noia accumulate nella stanza arriva il momento decisivo, quello per il Miglior Film. Come sempre scelgo i cavalli perdenti, quindi le mie due pick per la vittoria sono Call me by your name e il grandissimo Three Billboards outside Ebbing. Per il primo ho seri dubbi riguardo possibilità di vittoria, non tanto per il tema quanto per l’internazionalità e per i scarsi risultati al box office americano (non ho una grande opinione dell’Academy, come avrete notato). Il secondo mi sembra l’unico in grado di contrastare Del Toro per bellezza, regia e temi, ed infatti è il favorito di entrambi. Memore dell’upset fatto da Moonlight ai danni di La La Land l’anno prima, temo possa essere premiato Get Out, ma alla fine vince chi non avrei voluto vincesse. The Shape of Water conquista il premio al Miglior Film.

 

Sei comunque un brav’uomo, Guillè.

 

Nel tempo di 10 minuti il dissenso è tale che prendo le mie cose e vado via da casa di Alessio, sotto la pioggia in macchina si chiudono i miei Oscar. Un’annata dalla conduzione anonima ma con belli e validi film in gara. Una cosa è sicura, gli Oscar sono come le elezioni, non metteranno mai d’accordo nessuno.

Giorgio Di Maio
Giorgio Di Maio
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