Da Star Wars ad Avengers: quando fare cinema riscatta un’adolescenza da sfigati
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
10944
https://www.dudemag.it/cinema/da-star-wars-ad-avengers-quando-fare-cinema-riscatta-unadolescenza-da-sfigati/

Da Star Wars ad Avengers: quando fare cinema riscatta un’adolescenza da sfigati

Quando gli sfigati diventano J. J. Abrams, Robert Zemeckis, George Lucas o Joss Whedon.

Nella seconda metà degli anni ’80 uno studente della Wesleyan University, nel Connecticut, aveva la bizzarra abitudine di invitare alcuni compagni di corso nel suo alloggio per recitare Shakespeare e suonare musica classica. Mentre i suoi coetanei cercavano di portarsi in stanza le ragazze più carine dell’università, lui già pensava al suo futuro – più avanti descriverà i suoi studi dicendo «It was clear to me from the start that I must take an active role in my survival» – cercando di ripercorrere le orme paterne, quelle dello sceneggiatore, e provando a sopravvivere nei difficili scenari della sua esperienza scolastica dove «older boys relentlessly bullied younger, and teachers bullied everyone, often physically.»

Lo studente in questione, che dalla descrizione potrebbe essere uno dei tanti geek e weirdo che popolano le scuole americane, è Joss Whedon, una delle personalità che hanno plasmato gli anni ’90 e che adesso, con alle spalle il terzo più alto incasso della storia del cinema, The Avengers (2010), sta governando l’industria cinematografica degli anni ’00.

È inutile nasconderlo, più passa il tempo e più il numero dei blockbuster in sala aumenta. Interi generi sono stati costruiti con l’obiettivo di incassare, e molte major hollywoodiane sono corse ai ripari, cercando di trasformare qualsiasi cosa in un potenziale popcorn movie. Se da un lato questo processo può aver mutato l’industria cinematografica in uno sconfinato deserto di idee, dall’altra l’ha resa il parco giochi ideale per chi aveva da sempre voluto portare in vita i propri sogni.

Joss Whedon, così come J.J. Abrams e tanti altri, fa parte di una lunga tradizione di filmakers americani destinati a giocare con il cinema, a raccogliere l’eredità lasciata da altri e a plasmarla secondo i propri gusti. Alla base di questo ragionamento, in realtà, c’è una semplice dichiarazione di Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, che commentando una serie di easter eggs a tema Star Wars presenti nei suoi film, ha detto «I’m obsessed with Star Wars. Who’s not? I’m 40 years old. I’m in the movie business. I went to USC.»

La USC, per chi non lo sapesse, è la University of South Carolina, considerata una delle università più selettive al mondo (conta 8.364 studenti su oltre 34.000 applicanti) e inserita nella lista dei trenta atenei migliori del pianeta. Nella lunga lista dei notable alumni laureatisi alla USC troviamo la fonte d’ispirazione di Feige, quel George Lucas che già durante i suoi anni da studente aveva condiviso corsi e dormitori con John Milius, Robert Zemeckis e Caleb Deschanel e con cui, insieme ad altri, aveva formato la Dirty Dozen, un gruppo di studenti di cinema, e future eccellenze del settore, conosciuto anche come la USC Mafia. Non è quindi difficile immaginare come una simile eredità possa influire nel percorso di un giovane filmaker, che sia questo Kevin Feige o Judd Apatow (che ha abbandonato la USC per andare a vivere con un giovane stand-up comedian di nome Adam Sandler).

Judd_Apatow_Adam_Sandler

Judd Apatow ed Adam Sandler: cosa dareste per essere stati il terzo coinquilino?

Di solito l’errore più comune che si può commettere nel giudicare un blockbuster è quello di considerarli film senza anima, vuoti di sostanza e pieni solamente di effetti speciali, dei “genocidi culturali” secondo alcuni. È ovvio che spesso è così, perché è difficile dimenticarsi di Transformers o di Battleship, pessimi tentativi di trasformare dei giocattoli in franchise vincenti, ma è altrettanto vero che alcuni di questi film hanno un’ anima, veicolano messaggi e valori che i registi si portano dietro dalla loro gioventù e, soprattutto, dai loro studi universitari. Josh Whedon, padre di Buffy, regista e sceneggiatore dei due Avengers, si è laureato nel 1987 alla Wesleyan University studiando sotto l’ala protettrice di Richard Slotkin, storico e accademico conosciuto soprattutto per il suo studio sulle origini della violenza nella storia americana, poi culminato nel libro Gunfighter Nation, nel quale ha indagato su come tutta la cultura moderna, dalla letteratura ai film, sia stata influenzata dal passato violento del paese. Il periodo trascorso accanto a Slotkin ha segnato profondamente Whedon, tanto da aver avuto ripercussioni anche sulla sua scrittura, portandolo ad inserire un odio, cosciente o meno, per le armi da fuoco in tutti i suoi lavori. Nel whedonverse, infatti, finché ci si mena non succede nulla, ma se qualcuno prende in mano una pistola il morto è sempre dietro l’angolo. È successo nell’ultimo Avengers, ed è successo, diverse volte, nei suoi lavori precedenti (la morte di Tara in Buffy su tutte). «Le armi sono inutili» è un mantra che percorre come un filo rosso tutte le opere di Whedon, così come tanti altri temi: dall’importanza dell’uomo semplice al suo odio per la misoginia, esploso in Buffy con il personaggio di Caleb. La filosofia di Joss Whedon ha avuto la sua massima espressione in Avengers: Age of Ultron: il regista si è divertito a giocare con i personaggi, trasformandoli nella personificazione dei suoi ideali, e intervallando combattimenti e gigantesche scene action con dialoghi dall’importante valenza morale.

Durante i miei anni da liceale io ed un mio compagno di classe avevano scritto una sceneggiatura di Star Wars Episodio VII, quella che adesso chiamerebbero fanfiction, con la speranza che, un giorno, qualcuno avrebbe esaudito i nostri desideri, portando sullo schermo quello che era il semplice sogno di un adolescente. Lo stesso devono aver fatto i registi sopracitati, compreso J.J. Abrams che, dopo anni di “gavetta” sul piccolo schermo, è approdato al cinema con i sequel di classici del cinema americano come Mission Impossible e Star Trek, arrivando, infine, al sogno di molti, dirigere il prossimo film di Star Wars. Così come per gli altri, anche Abrams aveva il destino già scritto nella propria carriera scolastica avendo frequentato il Sarah Lawrence College dove, diversi anni prima, avevano calcato gli stessi corridoi gente come Sigourney Weaver e, soprattutto, Carrie Fisher.

Abrams, così come Joss Whedon e altri, portano avanti un concetto di cinema pop nobile, rappresentando una classe di filmakers ed addetti al settore che ce l’hanno fatta, che hanno fatto di Hollywood il proprio riscatto, costruito di sogni adolescenziali uniti ad insegnamenti del loro passato. Così come i loro predecessori, hanno lasciato un eredità, già raccolta da molti, pronta a trasformarsi in un prossimo rinascimento del cinema pop americano.

Francesco Martino
Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Vive di cultura pop e musica. Collabora con DUDE MAG, Serial Minds e Prismo. Suona la batteria conservando sogni di gloria.
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude