Stupro in Game of Thrones: puritani alla ribalta?
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Stupro in Game of Thrones: puritani alla ribalta?

Contiene spoiler della sesta puntata.

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Le serie televisive sono un meraviglioso collante sociale e ne stiamo vivendo l’epoca d’oro. Nei più imbarazzanti momenti di silenzio, tiri fuori un episodio di Breaking Bad ed ecco che fiumi di parole si riversano anche nella più tediosa conversazione stentata. La cosa che rende una serie tv particolarmente riuscita, a mio parere, è la sua trasversalità: con più persone ne puoi parlare, più è grande il successo. Game of Thrones è decisamente una serie televisiva trasversale, così tanto da essere riuscita a passare da materiale per nerd (castelli, draghi, magia) a vessillo della cultura radical pop. Non ci sono più barriere: giovani designer con la bici a scatto fisso, studenti di ingegneria, liceali brufolosi, tutti (o perlomeno molti) guardano Game of Thrones, e non se ne vergognano affatto, me compresa. Tutto ciò porta inevitabilmente ad un’esigenza automatica di tradurre le proprie opinioni – che un tempo ci si scambiava al bar – in un fiume di caratteri sui social, il che è molto interessante da osservare, soprattutto quando la quinta stagione fornisce dei temi così facili da trasformare in fuochi di paglia.

Nella sesta puntata della quinta stagione di Game of Thrones, Sansa Stark, erede di quel tristissimo cimitero che è ormai diventato Winterfell, si unisce in matrimonio con il sadico Ramsey Bolton, ex Snow, tutto per stare apparentemente ai piani del machiavellico Lord Baelish. Insomma, la prima notte di nozze, prevedibilmente, Ramsey non perde occasione per torturare la povera Sansa che già di situazioni ricche di disagio ne aveva vissute. Al contrario di quanto avviene nel libro, Sansa passa la prima notte di nozze coi vestiti strappati da una violenza subita sotto gli occhi del fratello adottivo lobotomizzato Theon Greyjoy, per gli amici Reek. Neanche a dirlo, uno stupro in una serie tv, per giunta neanche presente nei libri e quindi ritenuto gratuito, scatena il putiferio. La rivista di geek-culture femminista The Mary Sue ha dichiarato di non voler più inserire nulla che riguardi la serie nei suoi articoli e, come lei, tantissime altre testate hanno manifestato la loro indignazione verso la scena Sansa/Ramsey.

Ora, si capisce che magari per i puritani del libro vedere così tanti cambiamenti (e a quanto pare ce ne sono un bel po’ in questa quinta stagione) scatena un prurito da «tanto voi non avete letto il libro!» implacabile, ma bisogna prima di tutto precisare che la serie è tratta dai libri, ergo, gli autori hanno tutto il diritto di fare ciò che pare loro più opportuno. Detto questo, ci si chiede come è possibile che dopo 46 puntate da un’ora circa l’una dove succede veramente di tutto (donne incinte accoltellate nell’addome, teste esplose con le dita, evirazioni senza anestesia, gole sgozzate e teste mozzate à gogo) improvvisamente siano tutti femministi per una violenza commessa da un sadico torturatore su un personaggio che è evidentemente basato sulla sofferenza. Perché nessuno si è scandalizzato quando Tyrion ha strozzato la sua amante perché questa lo aveva tradito col padre? Il delitto d’onore evidentemente non fa poi così scalpore, perché alla fine lei era un’infame e lo aveva consegnato alle guardie eccetera eccetera eccetera. Bisognerebbe rendersi conto del fatto che Game of Thrones è una serie tv che ha come ambientazione un luogo fantastico, ma ha anche un palese assetto medievale, per chi non se ne fosse ancora accorto. Cavalieri, giostre, re regine e principesse non sono abbastanza? Nel medioevo, le ragazzine di dodici anni venivano date in moglie a uomini di cinquant’anni, senza nessun problema, e non era contemplata l’opzione del rifiuto. Se si accetta il patto narrativo, e dunque la sospensione dell’incredulità, non è il caso di scandalizzarsi solo per ciò che è più comodamente riciclabile in qualunquismo da web.

Inoltre, proprio Game of Thrones, fornisce una vastissima gamma di personaggi femminili assolutamente caratterizzati e ben costruiti, al contrario di molte altre serie tv. Anzi, si potrebbe dire quasi che sono proprio le donne a reggere la baracca: tra Daenerys e la sua avanzata inarrestabile verso ovest, Arya e il suo spirito di sopravvivenza, Brienne of Tarth e la sua spada, Cercei e la sua verve politica da power is power, Melisandre e il suo charme, Ygritte e la sua meravigliosa indole selvaggia, direi proprio che le figure femminili di spicco e di rilevanza, oltre che di necessaria importanza narrativa, non mancano affatto.

Degli Stati Uniti ormai abbiamo preso quasi tutto, dai vestiti al modo di parlare. Sarebbe molto bello se riuscissimo a non prenderne il moralismo bigotto, visto che già qualche anno di Democrazia Cristiana ce lo siamo fatto.

Alice Oliveri
Nata a Catania nel 1992, studentessa a Roma dal 2011. Scrivere, leggere, suonare tanti strumenti e guardare molti film sono le sue passioni.
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