C’è stato un periodo della mia vita in cui tutto quello che volevo erano le due di pomeriggio per vedere una nuova puntata di Dragon Ball.
Scuola, mare, caldo, freddo, grandine, terremoti, incendi non importava nulla: volevo solo sedermi sul divano e vedere l’ennesimo episodio di uno dei miei cartoni preferiti. E nonostante molte cose siano cambiate le avventure dei personaggi di Akira Toriyama sono rimaste una costante nella mia vita.
Ovviamente, quando parlo di Dragon Ball, intendo soprattutto quella parte di storia chiamata Z. E quando dico Dragon Ball Z il primo antagonista che mi viene in mente è Freezer.
Del cartone animato amavo anche i cattivi, anzi a dire il vero erano i miei personaggi preferiti, quelli che davano un po’ di sale alla storia spezzando le epiche vittorie di Goku e compagni, almeno per qualche pomeriggio. L’uscita di Dragon Ball Z: Resurrection of F è stata quindi un’ottima notizia per il mio ego ventiseienne che vuole tornare all’infanzia, stufo di pellicole troppo complicate e telefilm troppo hipster.
Se poi teniamo conto che viene riportato in vita forse il nemico dei nemici di Goku, le mie aspettative erano abbastanza elevate.
La prima cosa che ho apprezzato ancor prima della visione è stato l’utilizzo di un vecchio antagonista e la non introduzione dell’ennesimo cattivo: Freezer è il malvagio perfetto, appena ho letto la trama sapevo benissimo chi avrei avuto di fronte. Per quanto banale questo è molto importante ai fini di non allungare la pellicola con introduzioni parziali o che distolgono l’attenzione dalla storia principale.
Ma, dopo averlo visto in streaming, posso tranquillamente dire che a differenza della serie televisiva questo film mi ha lasciato in parte perplesso.
La storia non è di per sé difficile: uno dei soldati di Freezer raccoglie le sfere del drago per resuscitarlo in modo che possa riformare il suo esercito, tornare sulla terra e vendicarsi della sua morte, avvenuta per mano di Trunks e Goku.
C’è solo un piccolo intoppo: Trunks è tornato nel futuro e Goku è su un altro pianeta. Tocca quindi agli altri guerrieri cercare di sconfiggere Freezer e la sua armata, o almeno combattervi contro nell’attesa dell’arrivo del Sayian. E questo è un aspetto positivo del film: la trama infatti non si svolge in larga parte nell’ennesima battaglia epica tra Goku e Freezer, ma i protagonisti sono per buona parte Goahn, Junior, Krillin, Tensing, Il Genio delle Tartarughe e Jaco (un’altra creazione di Akira Toriyama).
Come può essere un aspetto positivo?
Personalmente li ho sempre trovati messi troppo in disparte, mentre per chi ha seguito tutta la storia sa che hanno un ruolo chiave e il fatto che vengano valorizzati compensa sicuramente le loro continue morti o assenze prolungate nel cartone animato. Inoltre, sempre a differenza della serie televisiva, qui assistiamo a non una, ma ben due nuove trasformazioni per Goku, “Sayan Beyond God” e “Super Saiyan God Super Sayian”. Questa è una cosa che ho trovato priva di senso: in duecentonovantuno episodi, duecentonovantuno pomeriggi, ho visto solo tre maledette evoluzioni. Vederne due in due ore di film mi ha lasciato perplesso, è mancata l’epicità e l’attesa che si creava nel passare delle puntate.
Ma quando dico che il film mi ha lasciato perplesso non mi riferisco all’estetica, ci sono anzi sequenze di battaglia ben gestite a differenza della serie di pugni sfocati che dominava il cartone animato. Quello che non mi è piaciuto è stata la gestione di Freezer.
Nonostante i punti forti a livello narrazione-trama, nonostante un inizio convincente, durante lo spettacolo l’antagonista non rappresenta mai una vera e propria minaccia per Goku, ed è lontano da raggiungere il livello di potenza di Goahn, anche quando raggiunge la sua forma finale, Golden Freezer. Non domina mai la battaglia, non c’è mai un momento in cui sembra possa avere la meglio: riesce a rimanere in gioco solo grazie a forze esterne. Questo lo sminuisce parecchio, lo rende un cattivo debole che non mette quasi mai in discussione l’esito finale. E se l’antagonista è costantemente al di sotto dell’eroe e non crea un momento di pericolo vero e proprio a rimetterci è la tensione e di conseguenza il film, che diventa meno appetibile e l’azione, che risulta abbastanza prevedibile.
Dragon Ball Z: Resurrection of F è un buon film, ma a volte ha delle carenze abbastanza grosse, forse dovute anche al fatto che quando guardiamo un cartone animato non ci domandiamo (a ragione?) se il cattivo vincerà, ma come.
Mentre la prima parte è condita da una buona narrazione e nuovi personaggi, il film perde il suo momentum quando la battaglia inizia e la tensione scema fino a diventare assente.
Forse il mio ego da ventiseienne sognava un ritorno migliore per Freezer.
