Day #8: Os Maias
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Day #8: Os Maias

Giovedì 23 ottobre, ottavo giorno di festival: Os Maias.

 

Giovedì 23 ottobre: ottavo giorno di festival

 

Film visti:

Os Maias – (Alguns) episódios da vida romântica (João Botelho) (L), (N)

  

Os Maias

di Lorenzo Bottini

Quando vado a vedere un film portoghese ho sempre l’impressione di vedere un film di De Oliveira e credo che questo succederà anche tra una ventina d’anni, quando il buon Manuel, speriamo di no, smetterà di fare film. Invece il paese lusitano è pieno zeppo di grandi registi e Botelho è uno di questi. Come tutti i film portoghesi che ho visto (no, non solo De Oliveira) anche questo pone il tempo come cardine della vicenda e motore propulsivo dell’intreccio. Deve essere colpa dell’influenza di Pessoa o della vicinanza con l’oceano, ma questa malinconia di fondo mi ha sempre fatto preferire l’anima tormentata dei portoghesi a quella festaiola dei loro cugini iberici. Os Maias è un film lunare, che gravita intorno alle sfortune di una famiglia benestante di Oporto alla metà dell’Ottocento. Muovendosi lungo un asse temporale che comprende tre generazioni, intreccia l’affresco storico con il romanzo d’amore, bilanciandoli con cura ed inserendoci graffianti affondi satirici sulla condizione politica dell’epoca (e anche della nostra).

Carlos è un medico che lavora quando gli va e solo se la paziente è bella e con marito spesso in viaggio d’affari. I suoi tanti soldi gli servono per mantenere intorno al lui una corte di amici artistoidi, intrisi di anticlericalismo e pensiero illuminista. Tutto bene finché in una delle sue sporadiche visite incontra una donna di cui si innamora follemente. Girato interamente in studio, con una insistita predilezione verso l’artificialità degli spazi relativi alla messinscena, Os Maias vuole esplicitare la convenzionalità di un periodo rivoluzionario e l’infiammabilità delle relazioni più impossibili. Doppio bersaglio.

 

di Natalia La Terza

Cosa succede quando in una sala buia pensiamo di poter salire e scendere da una carrozza che passa, crediamo di affacciarci a finestre che danno su fondali dipinti o decidiamo di alzare gli occhi dai sottotitoli, perché è il suono delle parole a farci capire la storia? Os Maias incanta. Con una delicatezza unica al festival, João Botelho apre il romanzo di Eça De Queirós e ad alta voce ci racconta gli amori, le morti, le separazioni e gli incontri di una nobile famiglia portoghese dell’Ottocento, dove le donne sono fatali e gli uomini… pigri.

Tutto inizia con Pietro che si innamora di Maria, tanto bella quanto malaticcia, tutto finisce con Carlos che perde la testa per un’altra Maria, tanto bella quanto bugiarda. Accanto ai due, padre e figlio, sulle rive di un Tago che sembra emettere sospiri, due figure che non dimenticheremo. Quella del primo Maia, lo splendido nonno Afonso, che ancor prima di maledire «queste pareti!» è diventato il nostro personaggio preferito dell’intero festival, e l’amico scrittore, l’impeccabile João da Ega, sempre intento a scrivere un capolavoro che non leggeremo mai. Ma ci sono anche Frédéric Moreau e Charles Deslauriers in questa storia, e i sedicenni portoghesi, che Os Maias devono leggerlo a scuola, lo sanno.

 

Lorenzo Bottini e Natalia Laterza
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