Venerdì 24 ottobre: nono giorno di festival
Film visti:
Nightcrawler (Dan Gillroy) (L), (N)
Nightcrawler
di Lorenzo Bottini
A Jake Gyllenhaal questo progetto deve piacergli proprio così tanto che, anche se non è venuto a Roma, ha mandato un videomessaggio in cui ringrazia tutti e augura buona visone. Grazie Jake.
Anche a noi il film di Dan Gilroy è piaciuto abbastanza, in quel suo mescolare Cronenberg, Refn e videoclip (sicuramente questo cult di Daniel Wolfe Jake deve averglielo fatto vedere) intriso di sensazionalismo pulp e critica del sensazionalismo pulp. Nightcrawler, per chi non lo sapesse (tipo me), è il termine gergale che indica chi gira di notte, telecamera in spalla, a scovare sanguinosi incidenti. Questi sciacalli si gettano senza remore su qualsiasi carcassa con il solo intento di strappare qualche immagine disturbante da vendere ai telegiornali del mattino.
Jake è uno di questi, anzi, è il peggiore di questi. È un disadattato sociopatico che, per uscire dal suo stato di indigenza, comincia a gettarsi anima e corpo in questo business, non escludendo alcun colpo basso, anche di quelli ben sotto la cintola. È un personaggio fastidioso, al limite del rigetto spettatoriale, ma che fotografa molto bene un certo tipo di cultura americana, basata sulla morbosità delle immagini (non solo quelle delle morti ma anche quelle relative alla propria autorappresentazione) e su training autogeni a base di corsi motivazionali (Leopolda anyone?). Il tutto ovviamente incastrato in una Los Angeles notturna fluo che accetta tutte le violenze. La morale è che non c’è più una morale. Ma questo lo sapevamo già, vero Jake?
di Natalia La Terza
Fa più paura Travis Bickle che ci invita a prendere un caffè e una fetta di torta o Lou Bloom che ci invita a cena dal messicano? In Nightcrawler, Jake Gyllenhaal è il malvagio che mancava al festival. La giornata di Lou Bloom si divide in tre parti: la mattina, nel suo monolocale, Lou si lega i capelli e si stira le magliette fissando la tv con un fare catatonico; di pomeriggio, Lou segue corsi online di economia e impara a memoria i codici radiofonici della polizia di Los Angeles; di notte, tira fuori dal cassetto una telecamera, si siede nella sua macchina rossa e corre sulla scena di delitti, furti, incidenti. Se c’è sangue, vende.
Più sangue c’è, più si guadagna. E il protagonista di Nightcrawler, che quando non è solo, parla a chi gli sta intorno – Nina, la caporedattrice del telegiornale a cui Lou vende i suoi filmini e che prova a sedurre, o Rick, il suo stagista-Google Maps – come se stesse parlando da solo, non ha niente da perdere. È sbagliato quello che fa? Noi il film di Dan Gilroy stiamo a guardarlo fino all’ultimo minuto.