“Questi giorni”, il nuovo film di Giuseppe Piccioni
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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“Questi giorni”, il nuovo film di Giuseppe Piccioni

I giorni di Giuseppe Piccioni sono i giorni del dubbio, del coraggio, della colpa ingenua, dell’ostinazione, dell’attesa. Sono i giorni che precedono l’età adulta.

Se qualcuno ci avesse detto, in quei giorni,
che quelli erano i nostri giorni, irripetibili,
e che eravamo dentro un’eterna promessa
che il tempo vissuto dopo non avrebbe mantenuto,
noi non gli avremmo creduto,
avremmo pensato che invece il nostro tempo
fosse ancora davanti a noi,
che il meglio dovesse ancora venire…

 

I giorni di Giuseppe Piccioni sono i giorni del dubbio, del coraggio, della colpa ingenua, dell’ostinazione, dell’attesa. Sono i giorni che precedono l’età adulta; fase critica per eccellenza perché incastonata tra l’innocenza e la maturità, il gioco perpetuo e le responsabilità. I giorni di Piccioni sono un tempo durante il quale il pensiero corre veloce e la coscienza — intesa come consapevolezza di sé e del proprio posto nel mondo — si forma, definendosi, strutturandosi. Giorni frenetici, difficili, spensierati, indimenticabili. Giorni durante i quali la nozione stessa di tempo abdica dal suo significato originario di successione regolare di istanti; giorni durante i quali «non succede niente, ma cambia tutto».

 

 

Presentato alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia come terzo film italiano in concorso — gli altri due erano Piuma di Roan Johnson e Spira mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti —, Questi giorni di Giuseppe Piccioni è un film che tocca, con delicatezza e ironia, temi importanti quali il dubbio esistenziale, l’amicizia, il timore delle proprie scelte, la complessità del rapporto genitore-figlio, il tradimento, la percezione di sé e degli altri, la difficoltà di comunicare (con un’amica, una madre, un padre, un compagno).

Al centro della pellicola, quattro ventenni che vivono le loro vite di ragazze in una città italiana che affaccia sul mare. Liliana, Caterina, Anna e Angela sono amiche, il loro è un rapporto intenso, di quelli in cui basta uno sguardo per capirsi e trovarsi. Interpretate dalle giovani attrici Marta Gastini, Maria Roveran, Caterina Le Caselle e Laura Adriani, sono loro il fulcro di una narrazione fatta di parole e silenzi, sguardi e accenni. Poi c’è un viaggio, nella fredda ma culturalmente vivace Belgrado, deciso per accompagnare la più scontrosa e determinata del gruppo, Caterina (Gastini), che là ha trovato lavoro grazie a Mina, ragazza serba dalla quale si sente attratta. Quello verso Belgrado sarà un viaggio di formazione, in un certo senso iniziatico, utile per guardarsi dentro e provare a conoscersi meglio.

Ispirato al romanzo inedito Color betulla giovane di Marta Bertini, il decimo film del regista marchigiano vede la partecipazione anche di Margherita Buy (la mamma di Liliana), Sergio Rubini (il papà di Angela) e Filippo Timi (il professore di letteratura con il quale Liliana intende fare la tesi, e di cui si è invaghita). Tre presenze quelle di Buy, Rubini e Timi che alzano il livello qualitativo di una recitazione per altri aspetti ancora un po’ acerba ma non per questo priva di energia e slancio, soprattutto quella di Marta Gastini, il cui personaggio è quello probabilmente più dirompente dal punto di vista emotivo.

Sul piano della scrittura, Questi giorni è una pellicola che si può dividere in tre parti. Un “prologo” che consente allo spettatore di orientarsi in un universo filmico fatto di personalità molto ben definite. Le atmosfere sono vivide: luci, suoni e colori danno la misura di un tempo in cui si sostanzia l’attesa, un tempo nel quale pesa, per sottrazione, ciò che ancora non è. Al prologo che conduce in medias res, segue la parte centrale del film (quella più consistente), che corrisponde al viaggio in Serbia e allo svolgimento dei fatti. Infine un finale per sciogliere i nodi, materiali ed emotivi, palesatisi in precedenza. Nodi che in parte verranno risolti ma che per la maggior parte resteranno così, come sospesi in quell’intervallo psico-temporale di cui la pellicola di Piccioni si fa narratrice.

Questi giorni è un film commovente, ironico e intenso che parla di uno specifico contemporaneo. L’attesa, l’energia, la confusione di queste ragazze sono reali, attuali, vere. Il modo in cui Liliana, Caterina, Anna e Angela si lanciano verso i rispettivi destini (a occhi aperti dopo una fase di iniziale tentennamento) è un tratto comportamentale tipico, che Piccioni ha il merito di rappresentare.

Malgrado diversi critici la pensino diversamente, Questi giorni è una pellicola che non dà la sensazione di voler insegnare niente a nessuno; non c’è sfoggio di autorialità né di manierismo. Ci sono semmai una materia rovente (la complessità dei rapporti interpersonali in una fase specifica dell’età evolutiva dell’essere umano), una struttura filmica fatta di grandi caratterizzazioni, quasi letteraria, atmosfere avvolgenti e una narrazione agile e fresca che tiene incollati allo schermo per due ore intere di emozione, riflessione e (per i più anziani) nostalgia.

Vincenzo Sori
Vincenzo Sori nasce a Roma nel 1982, dove si laurea in Relazioni Internazionali. Appassionato di letteratura, musica e arte in genere, dal 2008 collabora con Il Messaggero e altre riviste. Giornalista professionista, prova come meglio può a raccontare quello che gli capita attorno e nella testa. Con risultati in questo secondo caso tra il catastrofico e il grottesco.
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