L’importanza di John Oliver
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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L’importanza di John Oliver

Come il “Last Week Tonight” ricopre un ruolo culturale e sociale dall’importanza inaspettata   John Oliver è inglese e tifosissimo del Liverpool. Non è bello anzi è piuttosto insignificante, non sa cantare o ballare e nemmeno ha un particolare senso dello stile. Eppure in America un inglese con tutte queste non-caratteristiche (ma basterebbe anche solo: […]

Come il “Last Week Tonight” ricopre un ruolo culturale e sociale dall’importanza inaspettata

 

John Oliver è inglese e tifosissimo del Liverpool. Non è bello anzi è piuttosto insignificante, non sa cantare o ballare e nemmeno ha un particolare senso dello stile. Eppure in America un inglese con tutte queste non-caratteristiche (ma basterebbe anche solo: un inglese) sta svolgendo un ruolo fondamentale e vitale all’interno del sistema televisivo e in generale dello spettacolo. Perché se c’è una cosa che sa fare benissimo John Oliver è parlare. Parlare di tutto, in modo chiaro, conciso, satirico e serio allo stesso tempo e capace di catturare completamente la nostra attenzione.

John William Oliver nasce il 23 aprile 1977 a Birmingham nel Regno Unito, da genitori originari di Liverpool. Birmingham è una delle città più industrializzate del Regno Unito e la la seconda per abitanti, interprete dello stile di vita inglese più operaio, nudo e crudo: insomma grigio; dal colore del cielo a quello delle fabbriche di metalli pesanti. Se il nome vi ricorda qualcosa è perché in questa città nasce il metal: i Black Sabbath (ma anche Lemmy Kilmister) sono tutti originari di Birmingham, Ozzy Osbourne in testa. Già questo la dice lunga su che aria si respiri da quelle parti, se la forma d’arte più rappresentativa è il genere musicale pesante ed oscuro per eccellenza.

 

 

Eppure John Oliver non viene su nel modo che ci si potrebbe immaginare, grazie alla famiglia benestante e acculturata (i genitori sono insegnanti) e dai parenti illustri, fra cui lo zio, il compositore Stephen Oliver, e il trisavolo materno, addirittura il cappellano privato della Regina Vittoria. Oliver riceve la miglior educazione possibile, tanto che frequenta il college a Cambridge; qui i inizia a interessarsi alla recitazione e in particolare al teatro, entrando a far parte dei Footlights, la storica compagnia teatrale dell’università (fondata nel 1883) arrivando a diventarne anche vicepresidente.

La sua carriera di performer ha inizio agli albori del XXI secolo principalmente all’interno di spettacoli comici in teatro, di stand-up comedy e apparizioni in programmi della BBC. La svolta per lui avviene quando inizia a collaborare con il programma che può esser considerato il genitore principale del suo Last Week Tonight:  The Daily Show, condotto da John Stewart e in onda sulla CBS.

Oliver comincia dunque a collaborare regolarmente con l’emittente americana, facendosi  conoscere e continuando a recitare piccole parti in varie serie televisive — Community la più riuscita.

 

 

Quando Stewart abbandona The Daily Show sembra proprio che tocchi a lui prenderne le redini ma alla fine la spunta HBO che gli affida, a partire dal 2014, il programma che tuttora conduce brillantemente.

Sì ma cos’è, come funziona il Last Week Tonight? In breve è un programma satirico di mezz’ora che va in onda la sera e che esplora i temi più disparati, con un occhio di riguardo per politica, informazione e questioni di rilevanza sociale. Come The Daily Show si concentra spesso e volentieri sulla disinformazione e l’informazione faziosa dei canali televisivi e dei giornali schierati politicamente, uno su tutti Fox News.

La formula è semplicissima: Oliver è seduto dietro una scrivania e parla di un argomento d’attualità, supportato da grafiche accattivanti dall’estetica estremamente pop e foto e filmati di repertorio quando ce n’è bisogno. Non c’è argomento che scappi alla critica selvaggiamente esilarante del presentatore: dal più scontato Donald Trump, alla mafia dietro la FIFA e la coppa del mondo di calcio, passando per l’industria del carbone — segmento che gli ha rimediato una denuncia per diffamazione, poi caduta, da uno degli uomini più ricchi d’America, Robert Murray — arrivando all’ultimo che sta facendo discutere parecchio, quello sulle nostre elezioni politiche.

 

Qui un estratto sottotitolato

 

John Oliver è forse il prototipo dell’opinionista e cronista 3.0. Intanto perché si esprime attraverso il video, anche se nei suoi discorsi si percepisce benissimo un eccellente e finissimo lavoro di scrittura recitato quasi a memoria. Soprattutto però perché quei video, pur partendo da un’emittente televisiva,  trovano in realtà il loro vero pubblico sul web raccogliendo milioni di visualizzazioni da letteralmente ogni angolo del globo, come dimostrato dall’eterogeneità degli argomenti affrontati. C’è poi una componente di satira sociale che rende i contenuti — spesso anche lunghi per l’attenzione media dello spettatore contemporaneo (gli spezzoni online vanno dai 10 ai 30 minuti) — godibili e coinvolgenti, ed è veramente difficile iniziarne uno e non portarlo a termine rimanendo stupefatti per quanto sia finito velocemente.

La cosa più importante però, al di là dell’involucro perfettamente confezionato, è il contenuto e fin qui John Oliver e il suo team sono stati letteralmente impeccabili. Tutti gli argomenti toccati avevano una rilevanza in quel momento, tutti sono stati affrontati obiettivamente ma senza esimersi da commenti intrisi di buon senso — non di faziosità —, nonostante la durata limitata in ogni caso si è andati al cuore della questione in merito, tralasciando poco o niente e soprattutto portando a sostegno fonti inattaccabili e mai fraintendibili. Insomma un programma veramente serio, nella più eccellente e qualificante accezione possibile del termine, ma anche incredibilmente divertente. Uno yin e uno yang, un dionisiaco e un apollineo che convivono in modo eccellente e che sono il mezzo migliore per sopperire alla spesso faziosa comunicazione politica e sociale statunitense, ma anche in generale nel resto del mondo; basti vedere quanta risonanza sta avendo il pezzo sulle nostre elezioni politiche che, al di là dell’esterofilia, porta a compimento un servizio di informazione e satira feroce a cui Crozza con le sue imitazioni e i suoi snervanti momenti da musical non riesce neanche lontanamente ad avvicinarsi.

L’importanza del programma di John Oliver è collegata a un’era in cui sono tutti giornalisti, in cui le notizie (così come il commento delle stesse) sono impostate sull’onda dell’emotività, per cercare di raccogliere e fomentare una risposta emotiva immediata e feroce degli spettatori e dei lettori, e non soltanto sui social. Oliver va in controtendenza, i suoi pezzi sono costruiti in modo analitico e soprattutto chiaro e in un certo qual modo riassumono al loro interno, grazie all’uso della comicità e della satira, l’isterismo della risposta delle persone così come quel linguaggio tipicamente social di frasi fatte e meme riciclati che viene usato in modo creativo e volto alla comprensione migliore di una materia, non per anestetizzare e cristallizzare un concetto come spesso capita. A chi guarda quindi non rimane altro che concentrarsi sull’argomento in esame e sulle pause comiche, senza che queste ultime diventino un motivo di distrazione o spezzino il ritmo.

In un momento storico in cui vediamo riemergere fascismi di tutti i tipi e sotto tutte le forme, in cui la capacità critica di rielaborazione ed esame delle news che ci bombardano tutti i giorni sembra ridursi giorno dopo giorno, in cui assistiamo a un giornalismo e a un’informazione che non rischia quasi mai ma che anzi spesso è asservita a logiche di potere che ormai sono alla luce del sole, che non prova mai a cercare una chiave di lettura che porti i propri lettori a una riflessione vera, critica e costruttiva, il Last Week Tonight non è solo un eccellente prodotto televisivo ma anche la risposta a un’esigenza tutta contemporanea, bruciante ed imprescindibile.

Giulio Pecci
Classe ‘96, studia Lettere e Musica a La Sapienza di Roma. Scrive di musica e cultura, organizza concerti Jazz e cerca di trovare il tempo di suonare la chitarra. Alla costante ricerca del decimo a calcetto.
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