Listone 2015 | I migliori duelli della TV
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Listone 2015 | I migliori duelli della TV

Cookie Lion vs Anika Lion a John Snow vs [SPOILER]

Una Serie TV senza duelli è come la sera di Natale senza Una poltrona per due, come il cotechino senza lenticchie, come Scarlett Johansson con le tette piccole. Come un film di Mike Leigh. Amiamo i duelli. Spesso mettono in scena i momenti critici di una stagione, gli snodi principali delle linee narrative dei personaggi. Dopo un duello l’equilibrio complessivo di una serie viene sconvolto, le gerarchie ribaltate, qualcuno muore, il karma generale si sistema o si sbilancia.

Abbiamo selezionato 6 duelli più belli delle Serie uscite nel 2015.

 

6. Cookie Lion vs Anika Lion – Empire, prima stagione

Empire è una serie piena di stereotipi, di trash, di dialoghi surreali, di afro-americani macchiettistici. Un duello tra due ragazze nere non può che rappresentare allora lo zenit morale della serie.

Cookie è la donna nera forte, formosa, volgare, sempre alla ricerca di ristabilire un equilibrio matriarcale nel mondo. Anika è il modello ‘Halle Berry’: più eterea, sofisticata, cerebrale e quindi ingannatrice.

La scena si svolge in un salotto di un eleganza impeccabile – come quasi tutte le ambientazioni di Empire. Bellissimo il tavolo da biliardo rosso, bellissimo il banco bar posto di fronte a un pannello raffigurante il cuore di un vulcano. È lì che le due donne bevono, in un incontro combinato dai due fratelli per farle rappacificare da persone civili. Ma Cookie non è una persona civile e insulta immediatamente Anika, che risponde: poi schiaffone e bicchiere in faccia. Cookie si rivolge ai figli sconsolata: cosa pensavano di fare? Sembra tutto finito e invece parte un cat fight violento, che finisce con le mani sul collo su un tavolo da biliardo. Pura classe.

 

5. Louis CK vs Donna molto incazzata – Louie, quinta stagione

L’ultima stagione di Louie è stata davvero malinconica, forse troppo malinconica. È vero che il filo di tristezza cosmica è ciò che rende Louie una serie speciale, profonda e sottile, però nell’ultima stagione in alcuni tratti si è andati oltre. Nella serie ci sono molte situazioni costruite per farti pensare che il protagonista sta toccando un punto molto basso e imbarazzante della propria vita.

Louie si fa urtare dall’aggressività di una donna verso un ragazzo alla fermata dell’autobus. Poi le cose precipitano. La scena è divertente a un livello essenziale: la cultura occidentale ha prodotto un’infinità di drammi per l’uomo borghese medio, ma mai uno in cui questo viene picchiato da una donna. È bella la goffaggine generale della situazione, la sua assurdità, i rumori drammatici, lui che raccoglie il ghiaccio da terra per metterselo sugli zigomi. Ma anche un marchio che accomuna le tipiche situazioni Louie, e cioè la loro paradossale inevitabilità: cosa avrebbe dovuto fare per evitare di ritrovarsi in una condizione simile?

 

4. Mike Milligan vs Tutti – Fargo, seconda stagione

Nel 2015 un uomo è arrivato portare i duelli televisivi su un altro livello di swag. Si chiama Bookeem Woodbine, è nato ad Harlem 42 anni fa e ha iniziato a recitare nel 1992 perché gli servivano dei soldi per farsi un tatuaggio.

Se la tua scuola di recitazione sono stati i video con 2pac è chiaro che quando ti chiamano in una serie HBO lo fanno soprattutto per chiederti di interpretare te stesso.

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Il Bookeem Woodbine di Fargo si chiama Mike Milligan. «È quasi come se fosse stato scritto per me stesso».

 

Già la prima stagione di Fargo era rimesta impressa grazie soprattutto a un villain superbo, Lorne Malvo, che rappresentava un ideale sinistro e psicopatico di cattivo. Mike Milligan è l’altra faccia della luna: è serendipico, si muove lentamente, parla molto. Se per Lorne Malvo il crimine era una questione di inclinazione mentale per Mike Milligan è solo lavoro. È il tipo di cattivo, vagamente tarantiniano, che sembra perseguire una sua linea di giustizia.

Per questo si lancia in lunghi monologhi sugli squilibri del cosmo.

 

Sarebbe difficile scegliere un solo duello che rappresenti al meglio Mike, semplicemente perché il suo atteggiamento è quello di chi ogni santa mattina che Dio manda in terra si trova costretto a sfidare a duello la gente. È pagato per quello, è costretto a farlo spesso e ha intenzione di farlo bene. Mike Milligan conosce tutti i trick di un vero “sfidatore a duello”, potrebbe tenerci un seminario.

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Prima lezione: come minacciare un uomo mettendogli la cravatta nella macchina da scrivere.

 

3. Horatio Carillo vs Pablo EscobarNarcos, prima stagione

Il personaggio di Horatio Carillo pare esser ispirato al Colonnello Hugo Martinez. È uno dei pochi a non avere una controparte “reale” nella storia, ma da alcuni estratti di Killing Pablo, il libro di Mark Bowden sulle gesta del narcotrafficante più famoso del mondo, Carillo sembra sovrapporsi alla perfezione alla figura di Martinez. Innanzitutto per la leadership del Search Bloc – l’unità speciale incaricata di dar la caccia ad Escobar.

I duelli, nella prima stagione di Narcos, sono ovviamente una costante. Membri della DEA contro narcos, narcos contro ufficiali del Governo colombiano e contro politici, politici contro ambasciatori americani, e questi ultimi contro gli agenti della DEA, in una serie di intrecci circolari che solo una storia “vera” poteva offrire. Il Colonnello Carrillo però esercita un fascino particolare, nella sua incorruttibilità che diventa speranza – in un mondo dove i presidenti vengono assassinati alla luce del sole – e che sfocia più volte nella mania. Se l’esercizio più riuscito di Narcos è infatti mostrare il vero volto di un tremendo signore della droga come Escobar – senza alcun tentativo di mitizzazione dei “cattivi” – allo stesso modo appare in maniera trasparente tutta la frustrazione dei membri delle forze dell’ordine, che stanchi di una legge impotente cominciano a giocare a modo loro. Ed è quello che fa Carrillo, quando impugna la cornetta del telefono e compone il numero di Escobar.

«Verrò ad ucciderti», intima Carrillo. Una mossa disperata che assume però i contorni dell’epica, per l’ambientazione (una piovosa notte colombiana) e per l’interlocutore: qualcuno dei “buoni” sta apertamente minacciando di morte Pablo Escobar. Quella scena ha infatti un significato molto preciso, e cioè che il Colonnello è pronto a far di tutto per fermare Escobar, e che quest’ultimo deve cominciare a preoccuparsi di quelle forze dell’ordine che era sempre riuscito a tenere al soldo.

Un duello a distanza, senza colpi di pistola o facce spaccate a colpi di mazza. «Ti ucciderò io, e ucciderò tutta la tua famiglia», risponde Escobar, perdendo però la pazienza. Chi avrà ragione?

 

2. Frank Underwood vs Heather Dunbar – House of Cards, terza stagione.

House of Cards è una serie piena di limiti. Uno di questi è che in certi tratti risulta davvero complicato continuare a tenere in piedi il patto narrativo. In alcune scene Frank Underwood è talmente violento, talmente sopra le righe che, cristo santo, quell’uomo non può davvero essere diventato presidente degli Stati Uniti (tu che ne pensi, Zoe?)! Eppure quei momenti sono anche i più gustosi della serie: da una parte perché scene simili raggiungono un’astrazione quasi teatrale; dall’altra perché è semplicemente divertente vedere Frank Underwood andare fuori di testa.

Nell’ultima stagione la persona che lo manda più fuori di testa è Heather Dunbar, ex pubblico ministero candidata alle primarie democratiche contro Frank. Heather è una democratica molto attenta ai diritti e alla legalità. Il suo programma è quello di ripulire la Casa Bianca. Ma cosa sarebbe House of Cards senza immoralità? Non ce ne facciamo niente di una donna che in cambio dell’appoggio elettorale non vende cariche pubbliche; di una donna che non ride mai, che non fa battute fuori luogo, che non ha tendenze auto-distruttive.

Quando Heather è scesa nei sotterranei della Casa Bianca per ricattare Frank si aveva l’impressione che stava scendendo nella bocca del leone. La scena restituisce bene l’opacità anti-istituzionale che è il terreno di Underwood. Il momento in cui ha perso il duello è quando ha provato a combatterlo sul suo territorio: quello della non trasparenza, quello del tranello sporco.

La scena si apre con Frank che sovrasta Heather e le parla dall’alto, roco e sornione come un ragno che si gusta la mosca dimenarsi nella sua ragnatela.

HoC in questo senso ci dà una grande lezione: non si vince essendo immorali una tantum ma rimanendo sporchi sempre, mentendo a tutti, mettendosi gli uomini dalla propria parte attraverso la tortura psicologica (tutto bene Doug?).

Nessuno sa chiudere i duelli con una frase a effetto come Frank Underwood.

«I have only one thing to say: go fuck yourself». <3

Grazie Frank, grazie HoC.

 

1. John Snow vs White Walker – Game of Thrones, quinta stagione

Non riflettiamo mai abbastanza su quanto ci piacciono i duelli-con-le-spade. Dimentichiamo che la nostra cultura ha prodotto un videogioco interamente dedicato ai duelli-con-le-spade; che la nostra saga futuristica più popolare ha nelle spade laser (?) il suo feticcio insostituibile.

I duelli-con-le-spade sono costitutivamente più belli dei duelli-senza-spade: non c’è storia. Dal momento che Game of Thrones è pieno di duelli-con-le-spade parte avvantaggiato nei confronti di tutte le altre serie piene di duelli-senza-spade. In GoT ce ne sono diversi molto belli. Per esempio l’apocalittico Sir Jorah, che in via di squamazione uccide tutti nell’arena di Mereen sperando di rimorchiarsi la regina. O il drago che piomba nell’arena stessa e sputa fuoco su tutti i complottasti mascherati, in una scena coatta e leopardiana. Ma il duello supremo dell’ultima stagione è stato senz’altro quello di Jon Snow contro l’estraneo, che rispetta tutti i requisiti di un grande duello-con-le-spade:

  • Rischio di morte di uno dei personaggi principali
  • Creatura umana vs Creatura fantastica
  • Capovolgimenti di fronte
  • Presenza di spade magiche
  • Valore morale

La situazione è un vero disastro. I bruti devono fuggire dall’avanzata degli estranei ma si dimenticano il vetro di drago, l’unica arma con cui poterli combattere. Jon Snow – il povero stronzo di ogni contesto – torna nella capanna per prenderlo ma ci trova un estraneo di 2 metri e mezzo vagamente somigliante al cantante dei Golgoroth. Il che equivale a dimenticarsi di chiudere il rubinetto del gas prima di uscire, tornare indietro e trovare un incendio.

Intanto un piccolo momento di raccoglimento per il capo degli uomini con le cicatrici ornamentali sulla testa, morto in esattamente 2 secondi appena dopo essere passato dalla parte dei ‘buoni’.

Ciao capo dei pelati stupra-bambini, ci mancherai.

 

Poi parte il duello. L’estraneo quando cammina fa una specie di rumore metallico da personaggio di Soulcalibur. Prende Jon Snow e gli fa fare 10 capriole per terra, si avvicina a lui e cerca di colpirlo 5 o 6 volte con Snow in versione Keanu Reeves. Quando Snow raccatta una spada da terra gliela sgretola come fosse di zucchero e a quel punto, invece di affondare con la lama, lo colpisce col retro sul petto. Un colpo sordo, che però non uccide. Se c’è una cosa che GoT (come anche Celebrity Deathmatch) ci ha insegnato è che in duello la hybris viene punita, sempre.

Quando Jon Snow scappa fuori e scivola tipo Benny Hill sappiamo già che in qualche modo lo scontro è girato. Ha in mano la spada forgiata con l’acciaio di Valyria, che fino a quel momento aveva rappresentato un oggetto magico sopito, che prima o poi avrebbe recitato il suo ruolo. La spada regge l’urto con l’arma dell’estraneo, provocando il fischio di un diapason accordato con il centro della terra. Dopodiché Jon Snow colpisce il frontman dei Golgoroth, facendolo esplodere come una flute di cristallo lanciata dalla cima di un grattacielo.

La prova di forza è compiuta, e Jon Snow si guadagna lo sguardo di ammirazione del Night King. In questo modo parte dell’equilibrio dei pei personaggi viene ristabilito, potevamo davvero continuare a credere a un mondo in cui l’unico assassino vivente di estranei era Sam Tarly?

 

A cura di Emanuele Atturo e Francesco Abazia.

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