Mike Mills
USA – 2010
Quando vederlo: domenica
Orario: dopo pranzo con pisolino senza senso di colpa
Cosa mangiare: vegetariano
Per una visione senza audio: Happy Together, The Turtles
Non c’è niente di meno carino dei film che vogliono essere carini a tutti i costi. E Beginners lo vuole veramente tanto. Con un montaggio che alterna presente e passato del racconto, immagini di repertorio, narrazione della voce fuoricampo del protagonista e quelli che dovrebbero essere i suoi pensieri, Beginners mette in scena due storie che si dispiegano parallelamente, entrambe accadute al protagonista. La prima in ordine temporale è quella evocata nella seconda (che è il filone principale), cioè la storia di come il padre del protagonista si sia dichiarato gay dopo la morte della moglie e come abbia vissuto gli ultimi cinque anni della sua vita nella comunità omosessuale, cercando partner e attivandosi per i diritti gay. La seconda, cioè il piano del presente, inizia poco dopo i funerali e racconta di come il protagonista, triste per il lutto, incontri e si innamori di una ragazza. I contrappunti del passato dovrebbero spiegare il presente.
Detto di una costruzione anche interessante, Beginners non riserva molte altre sorprese e ad ogni angolo e ogni svolta tenta di accattivarsi la benevolenza dello spettatore con occhiate languide, momenti in cui il sottofondo musicale ha la meglio sulla storia e un’idea di racconto che saccheggia un po’ ovunque (da Wes Anderson fino ad Amelie). Ma non è la banale idea di originalità di Beginners ad infastidire, quanto il fatto che il film si trascini stancamente senza essere davvero capace di raccontare nulla. Delle traversie amorose del protagonista e della lunga agonia mascherata dal padre si percepisce poco o niente, tantomeno della sua incapacità di impegnarsi, manifestare vero amore o far progredire una storia. Così il film indugia a rilento, rimestando nella noia per intere e abbondanti decine di minuti.
A fronte di tanta sofferenza e incapacità d’amare raccontata, poco riesce davvero a passare. Di tutte le parole, le scene con silenzi intensi, gli sguardi sul soffitto ripresi a filo di piombo, le espressioni impassibili del cane e le piccole originalità dei due innamorati, nulla riesce ad inserirsi nella drammaturgia del racconto, nulla serve a raccontare e tutto rimane solo voglia di dimostrarsi originali con lo scopo di piacere. Si sottrae a tutto questo Christopher Plummer, lui si originale, interessante, sempre sorprendente. Premiato con l’Oscar come miglior attore non protagonista il suo gay tutto dolci sorrisi e placidi movimenti è un compendio di ottima recitazione.

