Mangia, bevi, guarda – Hunger
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
800
https://www.dudemag.it/cinema/mangia-bevi-guarda-e2-80-93-hunger/

Mangia, bevi, guarda – Hunger

Steve McQueen. Che non è il mio gatto (giuro si chiama così) ma lo stesso videoartist che si è fatto largo nell’arte contemporanea e che qui è al suo esordio dietro la cinepresa.

Steve McQueen
Irlanda – 2008
Quando vederlo: Domenica
Orario: 18:00
Cosa mangiare: niente
Cosa bere: niente
Per una visione senza audio: esistono ben due pezzi dedicati a Bobby Sands, ma se devo essere onesta non mi piacciono. Non citerò neanche sotto tortura quel pezzo degli anni ‘80 di una certa band irlandese, dunque opto per I Shall Be Released, The Band.

Inizio a sospettare che in tutto questo esista un disegno: il destino ha deciso che io oggi fossi qui a raccontarvi questo film. Uscito nel 2008, è l’opera prima del regista Steve McQueen. Che non è il mio gatto (giuro si chiama così) ma lo stesso videoartist che si è fatto largo nell’arte contemporanea e che qui è al suo esordio dietro la cinepresa. Il suo secondo lavoro, Shame, ha portato Michael Fassbender ha vincere la coppa Volpi a Venezia per l’interpretazione di un erotomane lasciando ogni sano cinefilo a chiedersi nell’anno domini cinematografico 2011: ma chi vince in quanto a figheria (e per figheria intendo bravura fascino e stile) tra lui e Ryan Gosling? In Hunger, Fassbender fa il suo ingresso nel mondo dei grandi. E con lui McQueen.

Il film può essere tranquillamente annoverato tra i titoli del cinema irlandese non tanto per i natali (McQueen infatti è inglese), quanto per l’appartenenza a quello che ormai è un genere. Pellicole come La moglie del soldato, Nel Nome del padre e Michael Collins hanno, con stili differenti, raccontano la storia di un popolo in continua lotta per la conquista della propria libertà e per l’affermazione di una identità nazionale. Tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta i detenuti appartenenti all’IRA chiedevano al governo inglese che gli fosse riconosciuto lo status di prigionieri politici: non accettavano di essere considerati come dei criminali. In principio rifiutarono di indossare le uniformi, coprendosi solo con delle coperte (la così detta Blankets Protest) e in seguito decisero di vivere nel più totale squallore all’interno delle celle (Dirty Protest). Dopo alcuni anni vissuti in condizioni disumane senza ottenere una risposta soddisfacente, Bobby Sands, all’epoca Officer Commanding dei soldati dell IRA, propose di organizzare uno sciopero della fame programmato (e il titolo ora sarà più chiaro, spero). I prigionieri avrebbero dovuto aderirvi ad intervalli regolari per rendere l’attenzione dei media sempre presente. Come leader, Sands, fu anche il primo a rifiutare il cibo. Il suo calvario durò 66 giorni. Seguirono 9 morti che misero il governo Tatcher sotto accusa. Ancora oggi, nel Regno Unito, si discute sul controverso governo della signora di ferro e le azioni di boicottaggio intentate nel nord dell’Inghilterra e in Irlanda nei confronti del film santino con Maryl Streep appena uscito nelle sale ne sono un esempio. McQueen dal canto suo, sceglie un linguaggio stilizzato e per questo estremamente potente: la quasi totale mancanza di dialoghi nella prima metà lascia appositamente spazio ad un’empatia da cui è quasi impossibile sfuggire, si soffre per i carcerati ed in alcuni casi pure per i secondini. La seconda parte invece si apre con un lungo dialogo tra Bobby Sands ed un prete suo amico e confessore; da qui in poi tutta l’attenzione si ferma sul personaggio principale e sulla sua lenta e dolorosa agonia Mi è stato impossibile non ricordare la recente morte del trentunenne Wilmar Villar nel carcere di Santiago de Cuba che, praticando lo sciopero della fame, si opponeva al regime Castro arrivato al suo secondo atto con l’ascesa del fratello Raùl. Un principio di anno che lascia l’amaro in bocca, proprio quando ricorre il 50° anniversario di Amnesty International. Ma non si è mai stanchi per la libertà. I Shall Be Released.

Jenny Japanapart
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude