Mangia, bevi, guarda – Mister Lonely
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Mangia, bevi, guarda – Mister Lonely

Ogni venerdì la rubrica dedicata ai buongustai della celluloide: rarità, film mai distribuiti in Italia, megaproduzioni, indipendenti. Tutti da gustare.

Harmony Korine
Francia, Scozia, Panama – 2007
Quando vederlo: giovedì
Orario: 22:30
Cosa mangiare: pane e formaggio
Cosa bere: vino rosso
Per una visione senza audio: Bonnie ‘Prince’ Billy – No More Workhorse Blues

Vi è capitato di percepire un messaggio ad un livello più profondo, in un modo che non è razionalmente contemplato? Certo che sì. È strano quando succede, perché tutte le convinzioni che si hanno rispetto alla propria vita e il proprio destino si frantumano, e d’un tratto ci si sente trascinati dal vento verso qualche cosa che non avevamo previsto, qualcosa che ci offre una percezione inedita di noi stessi. L’arte alle volte è in grado di generare queste piccole rivoluzioni raccontandoci una storia. Arrivando ad usare un linguaggio immediatamente percepito dai nostri sensi, ma non facilmente codificabile dalla nostra mente. Werner Herzog è sicuramente un maestro in questo, e ha saputo anche riconoscere, tra tanti giovani colleghi, il suo erede. La scelta è caduta su Harmony Korine.

Il giovane è cresciuto sceneggiando Kids e Ken Park, le opere più note e più riuscite di quel gran tipo che era Larry Clark. Poi nel 1997 il salto dietro la macchina da presa con il bellissimo Gummo disturbante opera prima in cui proprio il linguaggio tipico del regista bavarese si sposava con il white trash americano, il degrado in cui sono costrette un bel numero di famiglie che vivono negli stati più miserabili degli USA. Per Korine, Herzog si è prestato, perfino, a fare l’attore. Una prima volta al fianco della fascinosa Chloè Sevigny, (già presente in Gummo e che egli stesso impiega nel suo My Son, My Son What Have You Done) in Julien Donkey-Boy (1999) e di nuovo in Mr Lonely. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2007, racconta due storie distinte, ma mescolate senza un apparente criterio temporale; non sappiamo nemmeno se siano contemporanee l’una all’altra. Entrambe parlano di ricerca: di un io, di un dio, di un senso, fate un po’ voi. La storia che dà corpo a tutto il film, racconta di un ragazzo americano (Diego Luna) che trasferitosi a Parigi, intraprende una carriera da sosia di Michael Jackson.

Un giorno mentre fa animazione in un ospizio della città, incontra la sosia di Marilyn Monroe. Tra i due nasce un’intesa immediata. Marilyn lo invita a stare nella comune dei sosia, fondata insieme a suo marito Charlie Chaplin. Ok, fa ridere molto, ma aspettate di vedere cappuccetto rosso e il sosia di Buckwheat. Qui il nostro Michael vivrà giorni intensi nella speranza di realizzare i propri sogni. Si intreccia poi una sottostoria in cui ritroviamo Werner Herzog nei panni di un prete missionario a Panama. Qui lo stile diventa molto più vicino a quello del regista tedesco alle prese con delle suore, il centr’America e un miracolo. Mi rimane difficile catalogare questo lavoro, aldilà delle trame insolite, della struttura bislacca. Non ha sicuramente la stessa potenza visiva di Gummo. Ma Korine conserva quella rara qualità di parlare ai cuori di molte persone. Quelle che almeno una volta, o almeno una volta al giorno, si sentono sbagliate, fuori posto, perennemente alla ricerca di qualcosa.

Jenny Japanapart
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