Eric Steel
USA – 2006
Quando vederlo: mercoledì
Orario: 01.00
Cosa mangiare: unghie
Cosa bere: Whiskey senza ghiaccio
Per una visione senza audio: Inside of Love – Nada surf
Il New Yorkerpubblica un’articolo intitolato Jumpers – The fatal grandeur of the Golden Gate Bridge scritto dal giornalista Tad Friend nel quale si riporta tutta una serie di storie di persone che, in preda a forti crisi depressive o altri problemi mentali, decidono di farla finita lanciandosi dal ponte di San Francisco.Uno spazio estremo e di confine: non un semplice ponte di 2 km con le sue due torri di 230 metri, non più un luogo fisico tra la baia di San Francisco e la parte meridionale della Contea di Marin, ma una specie di passaggio verso l’aldilà o dove preferite voi. Con l’ausilio di telecamere montate su tutta la lunghezza del ponte e nelle zone adiacenti, Eric Steel ha filmato ininterrottamente 23 dei 24 suicidi avvenuti durante quell’anno. Parte di questi è stata montata assieme ad altre immagini amatoriali e le dolorose testimonianze di familiari e amici. Il documentario alla sua uscita sollevò polemiche a non finire: un film perverso, addirittura si parlò di snuff-movie. Il bravo Steel aveva forse fiutato la ghiotta opportunità di fare centro al suo primo lavoro, utilizzando dolore e lacrime. Funziona sempre. A me è rimasto in gola il giovanotto che si presenta davanti alla telecamera e incomincia a parlare di sé. È un superstite, si è buttato e non è riuscito ad ammazzarsi. Con grande lucidità racconta di come aveva programmato la cosa. Doveva essere dopo la sua lezione di letteratura, l’unica che ormai seguiva all’università. Aveva anche l’ultimo pranzo: un sacchetto di caramelle e confetti. Prima di buttarsi una turista, ignara, l’ha fermato e gli ha chiesto di farle una foto. A salvarlo prima dell’arrivo della guardia costiera, una foca. Nel filmato se ne sta li seduto su una poltrona di un qualche centro di cura. Dice che non vuole più morire, ma i familiari l’hanno abbandonato. Non si fidano più di lui. È una cosa che alla fine mi ha spezzato il cuore.Ho ingollato l’ultimo dito di whiskey e poi sono andata a dormire. Tutto quello che ho capito è che per me si tratta di una terribile registrazione della solitudine e del fallimento. E di ciò che fai per uscirne. Qualcuno una volta disse che il suicidio è l’ultimo grido di aiuto. Può darsi.