Lukas Moodysson
USA – 2000
Quando vederlo: domenica
Orario: 10:30
Cosa mangiare: latte e cereali
Per una visione senza audio: Little Yellow Spider, Devendra Banhart
Il mondo in fondo è come un enorme pasticcio d’avena, in principio l’uomo è secco fragile ed isolato, ma nella pentola tutti gli uomini si uniscono insieme formando un caldo e morbido intruglio, al punto da non sapersi distinguere l’uno dall’altro. Il pasticcio ha una sua bellezza. Questo è il perno su cui gira vorticosamente la commedia diretta dal cineasta e scrittore svedese Lukas Moodysson. Dopo averci raccontato storie di adolescenti in crisi come in Fucking Åmål del 1998 (nel quale la crisi riguardava l’identità sessuale) e in Lilja 4-ever, il suo sguardo cerca di aprire la percezione dello spettatore ad una miscela di opinioni, sentimenti e ri-sentimenti vissuti da tutti i personaggi della vicenda. Siamo a Stoccolma nel 1975, un variopinto gruppo di fricchettoni fuori tempo massimo accoglie nella loro casa-comune la sorella borghese di Göran (forse quello che definirei il personaggio principale della storia). La donna ha portato con sè i due figlioletti scappando dal marito violento ed alcolizzato.
Da questo momento in poi gli equilibri già poco stabili si incrinano creando nuovi legami, nuovi scontri e rivelazioni. La Borghese che lega con la lesbica comunista, i suoi figli che rigettano le regole del quieto vivere, il fratello che animato dallo spirito di conciliazione cerca di rappezzare qui e là tra i disastri combinati dai compagni provando, con scarsi risultati, ad accettare le abitudini libertine della compagna; un caos che non risparmia niente e nessuno, neppure i formalissimi vicini di casa. Di storie che sfruttano la meccanica delle relazioni ne abbiamo già viste e sentite moltissime, ma vale la pena mettere a fuoco ciò che rende particolarmente godibile questa visione: una regia divertita che altrettanto diverte eseguendo un esercizio di stile. Ogni cosa è decisamente in stile 70’s, riprende ogni stilema presente nei film di quegli anni, tanto che se lo guardaste senza preamboli, lo collochereste facilmente in quel periodo storico. L’unico aspetto che tradisce questa sensazione è ritrovare un giovanissimo Michael Nyqvist (Uomini che odiano le donne) nei panni del marito abbandonato. Sempre per quello strano senso dell’ironia che ha il destino mi trovo puntualmente a raccontarvi di film che in qualche modo camminano in parallelo a ciò che sto vivendo (o percependo) e sì, penso di trovarmi d’accordo con la teoria del pasticcio, ogni cosa, se condivisa, ci aiuta a stare meglio anche con noi stessi.



