Mangia, bevi, guarda – Fear X
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Mangia, bevi, guarda – Fear X

C’è stata la trilogia di Pusher, Bleeder, Walhalla Rising e questo primo esperimento americano di Nicolas Winding Refn, quest’anno vincitore a Cannes per la regia di Drive.

Nicolas Winding Refn
USA – 2003
Quando vederlo: giovedì sera
Orario: 22:00 – 22:30
Cosa mangiare: pop corn saltati con burro di tartufo
Per una visione senza audio: colonna sonora originale di Brian Eno

C’è stata la trilogia di Pusher, Bleeder, Walhalla Rising e questo primo esperimento americano di Nicolas Winding Refn, quest’anno vincitore a Cannes per la regia di Drive. Questo mio personale beniamino è noto come un regista capace di sfornare storie cazzutissime senza mai tralasciare la sostanza e la tecnica che definirei raffinatissima (giusto perché oggi sono in vena di superlativi).
Fear X è un film che cambia registro rispetto ai suoi lavori precedenti, non mozza il fiato e la violenza non è più fatta di sangue e teste spaccate, ma diventa silenziosa, disturbante. La violenza che si respira ogni giorno aprendo le pagine di cronaca, una violenza che si patisce vivendola nei panni del protagonista, interpretato da uno dei migliori attori che bazzica quasi unicamente l’area indipendente: John Turturro che per questo ruolo fu preferito ad un po’ di bei tipi come Gary Oldman e Mark Ruffalo.

Per il suo primo film americano, Refn ha avuto a disposizione 6.000.000 di dollari, da noi sarebbe una supermegaproduzione: in America è cinema indipendente. Girato scena dopo scena tra le distese innevate di Winnipeg (Canada) racconta il viaggio emotivo della guardia di un centro commerciale che, perduta in modo inspiegabile la moglie incinta, tenta di dare un spiegazione a quanto è successo. Non è un revenge-movie, almeno non nel senso classico del termine. Harry non vuole stanare e uccidere il colpevole. Però come ogni vendicatore solitario cerca di sistemare i pezzi della sua vita per un solo scopo: mettersi l’animo in pace.
Turturro mi piace dire che sia più reale del vero, ossessionato e perso nei suoi pensieri. Esprime un mondo di emozioni che si sviluppa dentro di sé come un feto che assume sempre più le sembianze dell’assassino, assassino che rischia di diventare egli stesso.
Il commento sonoro è stato realizzato da Brian Eno secondo l’adagio che un bravo regista sa attorniarsi di collaboratori con un certo pedigree.

Diviso tra il giorno e la notte dalla fotografia, che passa da una tipica stilizzazione diurna alle atmosfere lynchane, il film fa i conti proprio con lo stile del maestro di Missoula. Quando lo vidi la prima volta con un po’ di amici, fu dura sostenere che Refn faceva la sua cosa, aveva un suo sguardo e che se ne potevano tutti tornare a casa a vedere Twin Peaks (cosa che tra l’altro fecero). Poi è arrivato Drive e tutti a dire che loro Refn l’avevano sempre tenuto sott’occhio.
Spero vi sia venuta l’acquolina in bocca e che vi gusterete la filmografia di questo pazzo danese come si farebbe con un bel tagliere di formaggi: dal più raffinato, al più stagionato. Buona visione. E come sempre mangia, bevi, guarda.




Jenny Japanapart
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