Cinema, Tv e teatro: Netflix ha cancellato “The OA” e Borges non sarebbe contento
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Netflix ha cancellato “The OA” e Borges non sarebbe contento

Netflix ha chiuso una delle produzioni più innovative ed emozionanti degli ultimi anni, ma continua ad investire su “La casa di carta”. Dovreste sentirvi offesi.

23 Ago
2019
Cinema, Tv e teatro

Recentissimamente Brit Marling, produttrice e attrice protagonista della serie The OA, ha annunciato la cancellazione della serie da parte di Netflix.

 
 
 
 
 
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Lo annuncia sui social con sgomento, e noi non possiamo che accettare la notizia con diplomatica rassegnazione (Sebbene anche a me sia balenata la domanda «Perché cancellare questo prodotto e lasciarci sguazzare nel fiume tartareo de La casa de Papel?»). La serie è un prodotto per pochi. Complessissimo, fitto di depistaggi, ancor più confusionario nella seconda stagione.

Personalmente, durante la prima visione mi colpirono molto i riferimenti allo scrittore J.L. Borges presenti nella trama, che innescano una matrice fantastica a supporto della narrazione labirintica.

Ciò detto, di seguito darò un ultimo tributo alla serie, introducendo i nuovi spettatori — per quanto posso — alla trama e discutendo i forti richiami borghesiani:

Prairie, ragazza cieca, scompare nel nulla per riapparire sette anni dopo. A Crestwood sono tutti sconvolti dalla sua improvvisa ricomparsa, e non solamente per le speranze deposte, ma perché al suo ritorno Prairie non è più cieca.

È medicalmente impossibile spiegare il ritorno della vista. Non resta che pensare a un accattivante evento soprannaturale.

Questi i primi 15 minuti del primo episodio di The OA, serie del 2016 (oramai datata, vista la spropositata mole di prodotti che Netflix propone ogni mese). Prairie non vuole parlare con nessuno, né FBI, né infermieri, neanche coi genitori adottivi giustamente disorientati. La ragazza, creduta pazza, ha in realtà una missione che non ci è dato conoscere se non nelle puntate a seguire. Per portare a compimento questa missione, necessitano cinque persone che ascoltino la sua triste ma avvincente storia. E che siano 5. Non una di più, non una di meno. Raccoglierle non è difficile; tutti fremono per conoscere la storia della «miracolata» che torna dopo 7 anni di prigionia, dal purgatorio che le ha ridato la vista.

Si riuniscono in una casa abbandonata, luogo di spaccio di uno dei cinque fortunati, dove accendono candele e ascoltano l’oratrice narrare minuziosamente la sua storia:

Per motivi logistici e soprattutto logici — essendo la serie molto complessa da riassumere —, mi trovo costretto a ridurre di molto le vicende narrate dalla protagonista, circa la sua infanzia Russia e l’adolescenza.

All’età di 21 anni, scompare senza lasciare traccia. Rapita dallo scienziato Hap, Prarie viene rinchiusa in una struttura vetrata. Altre persone, esattamente come lei, sono detenute in quel seminterrato. La struttura esagonale però permette loro di comunicare. È così che veniamo al corrente di ciò che accade lì: i soggetti/cavie vengono indotti alla morte al fine di sperimentare le EPM, Esperienze Pre Mortem (in originale NDM, Nearly Death Experiences). Le esperienze sono viaggi ultracorporei, che portano i semimorti in un limbo apparente.

Quello che il Professore non può sapere, è che dalle EPM le cavie acquisiranno una serie di movimenti che, se ripetuti per un lungo lasso di tempo e in perfetta sincronia, permetterà loro di viaggiare in altre dimensioni e rimanerci.

La serie dimostra una vera spaccatura di genere. Il complesso Fantastico è scisso per gli elementi di Fantascientificità presenti. Il professore che rapisce i Testimoni dell’oblio, o più semplicemente chiamati Angeli, si serve del pragmatismo della scienza per creare un laboratorio di dispositivi in grado di monitorare l’esperienza nell’aldilà dei suoi pazienti/prigionieri.

Vien fuori che non è l’unico a voler dimostrare la vita post-mortem. Anche un suo collega, il Dott. Leon Citro, crede di essere sulla buona strada per dimostrare che la vita terrestre non è altro che una fase dell’esistenza. A tracciarne invece la marcatura fantastica, è il chiarissimo richiamo allo scrittore sudamericano J.L. Borges quando — siamo a metà della stagione — il nostro Hap ci informa dell’universo stratificato in diversi piani del reale, un labirinto di sentieri che si biforcano:

«Penso che, forse, non abbiamo a che fare solamente con una sola dimensione. Penso che siano molteplici. Una realtà che si biforca su diversi sentieri. Immagina un giardino di sentieri che si biforcano. I miei pazienti li hanno sperimentati nelle loro EPM, ma ora stanno scoprendo una tecnologia di movimenti che permetterà loro di viaggiare verso diverse dimensioni, e forse anche restarci.»

Ne La biblioteca di Babele, racconto edito nella raccolta Finzioni (1941), veniamo a conoscenza di un universo composto da una mole infinita di gallerie esagonali (come la prigione di Prarie), dov’è possibile trovare tutti i libri mai scritti dall’essere umano.

«Non introduco quest’aggettivo [infinita] per un’abitudine retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che è limitato il numero possibile dei libri. Io m’arrischio a insinuare questa soluzione.» (Borges, Finzioni, Einaudi, pag. 78.)

La parabola borgesiana vede un labirinto dal quale non si può uscire, ma è comunque possibile costruire una mappa e capire in che modo orientarsi.

Lo scienziato Hap tenta proprio di fare ciò: mappare il sistema universale di strade che si biforcano, attraverso le esperienze altrui. Ma solo in un secondo momento questi scopre che, grazie alla serie di movimenti appresi durante le EPM, è possibile viaggiare. Nella seconda stagione, infatti, il suo obiettivo è un altro: capire e scegliere dove arrivare durante il suo viaggio.

Ad ogni modo, dal labirinto bisogna prendere le distanze per un motivo: essendo il labirinto un progetto concepito da qualcuno, esso è dunque risolvibile. Ancora più a monte del modus labirintico — ed è forse questo che lega ancora di più Borges a The OA — è il sistema in cui il mondo e l’universo viene pensato: un mistero, un enigma.

Per di più, secondo Borges, le modalità possibili per narrare ciò non possono che essere fantastiche. Lo afferma concordando con le parole di Joseph Conrad: «scrivere di proposito un racconto fantastico equivale a non rendersi conto che l’intero universo è fantastico e misterioso»; a ciò, in una discussione fra Borges e Bioy Casares, quest’ultimo aggiunge: «In realtà nessuno sa se il mondo è reale o fantastico, cioè se il mondo è un processo naturale o invece una sorta di sogno, un sogno che forse condividiamo con altri, forse no».

Altro aspetto controverso riguarda la Scienza, come essa abbia capito, o ricordato, che i grandi progressi devono passare attraverso lo sfruttamento degli esseri umani. Di qui, gli elementi fantastici vanno a collidere con il fantascientifico, esplicitando la natura ibrida della serie. L’essere umano torna ad essere qui oggetto-cavia in nome della Scienza – e non può essere altrimenti. E se mai un istinto umano dovesse prendere il sopravvento, basterà ricordare le parole del Dott. Citro:

«Non c’è una linea di separazione tra bene e male. Esiste solamente ciò che l’uomo può sopportare. Ronten ha ucciso sua moglie scoprendo i Raggi-X. Un consiglio? Scopri ciò che riesci, distruggi ogni prova e traine profitto prima di non poter più dimenticare come lo hai fatto.» 

In conclusione, The OA risultava tra le produzioni più innovative degli ultimi, specie per i temi (umani e non) che sono stati affrontati. Iper-modernità, certo, ma anche materia post-human da sdoganare nelle stagioni a venire, partendo proprio da un’affermazione di Hap: «Quello che mi sono prefisso è trovare un modo di eliminare la componente umana e riuscire a raccogliere dati scientifici».

Impossibile dire dove saremmo andati a finire. Forse perché The OA era proprio come la letteratura di Borges: colma di possibilità infinite e infinite plausibili soluzioni, non si può spiegare tutto e perdiamo la pazienza nel tentativo di farlo.

Dopotutto, lo stesso Borges ci consiglia di non prendere la realtà troppo sul serio e iniziare pensare a questo mondo come un sogno dal quale non ci sveglieremo mai.

***

Domande sulla serie alle quali non verrà mai data una risposta:

  1. Da dove vengono i movimenti e perché permettono di cambiare dimensione?
  2. Perché durante le EPM i viaggiatori sentivano il suono degli anelli di Saturno?
  3. Chi è l’Oracolo?
  4. Poiché nella seconda stagione Prairie parla con animali e piante, esiste un vero legame fra lei e la natura?
  5. La domanda più attesa: cosa cavolo era quel polipo?

 

Marco Ceravolo
Marco Ceravolo
Laureato in Lettere Moderne, Marco Ceravolo, Calabrese d’annata 1991, vive a Bologna, dove scrive canzoni e coltiva il sogno di diventare autore di racconti visionari e reportage di viaggio.
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