Cinema, Tv e teatro: Provocare la realtà, convocare il futuro: torna a Roma Short Theatre 2018
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Provocare la realtà, convocare il futuro: torna a Roma Short Theatre 2018

C’è un momento, situato tra l’ozio estivo e l’inizio dell’autunno, a cui penso sempre con dolcezza. Nel mio immaginario, sono le prime tre settimane di settembre, quando, con la bocca ancora impastata di nostalgia per gli orizzonti lasciati e di nullafacenza, mi lascio sorprendere da nuove energie programmatiche e stimoli in divenire. È un momento […]

31 Ago
2018
Cinema, Tv e teatro

C’è un momento, situato tra l’ozio estivo e l’inizio dell’autunno, a cui penso sempre con dolcezza. Nel mio immaginario, sono le prime tre settimane di settembre, quando, con la bocca ancora impastata di nostalgia per gli orizzonti lasciati e di nullafacenza, mi lascio sorprendere da nuove energie programmatiche e stimoli in divenire.

È un momento che mi piace immaginare come un grande rito collettivo di ripartenza, di riconquista di spazi urbani e mentali. Una sorta di limbo in cui le comunità e i luoghi si riassemblano, graziati dal colpo di coda della languidezza estiva.

Da tredici anni a questa parte, a Roma questo rito prende forma concreta grazie a Short Theatre, il festival di arti performative ormai punto di riferimento per la comunità dello spettacolo dal vivo e snodo imprescindibile nella costellazione dei festival nazionali e internazionali.

In 10 giorni – le date di questa edizione vanno dal 5 al 15 settembre – il festival romano riunisce una comunità di artisti e artiste, pubblico, operatori e operatrici, osserva e definisce nuove interazioni, propone dialoghi e spunti da sviluppare durante l’anno. Fra La Pelanda, il Teatro Argentina, il Teatro India, le Biblioteche di Roma e alcuni spazi urbani, l’invito è di riscrivere la narrazione del futuro, rivedere la relazione con gli spazi cittadini, riflettere sul corpo e sulle sue implicazioni politiche e sociali. Il programma è, come da tradizione, articolato e multidisciplinare: spettacoli teatrali e di danza, performance site-specific, installazioni, concerti, dj-set, progetti radiofonici e fuori formato, spaziando tra le creazioni di 55 compagnie, tra nomi già noti, esordienti, compagini internazionali e locali.

Un appuntamento fisso, per tirare le fila delle questioni aperte l’anno precedente e lanciarne di nuove, in un gioco di rimandi ben sostenuto dai sottotitoli individuati per ogni edizione dalla direzione artistica; più che “temi portanti”, chiavi di lettura che invitano il pubblico a leggere tra le righe del programma.

Se lo scorso anno l’accento era posto sugli “stati interiori” in relazione a quelli pubblici, ecco che quest’anno il balzo – verrebbe da dire naturale – protende verso il “provocare”, inteso come innesco e stimolo, ma anche come messa in discussione, della realtà. “Provocare Realtà” – questo il sottotitolo della 13esima edizione – descrive la volontà del festival di accogliere al suo interno percorsi artistici che sappiano interrogare il reale e il suo racconto, osservandone i meccanismi, mettendone in discussione le rappresentazioni, ponendo l’accento sulla capacità che teatro e linguaggi del contemporaneo hanno nel generare delle “nuove oggettività”.

Un processo che, secondo Short Theatre, si genera attraverso un doppio movimento: da una parte l’osservazione della realtà; dall’altro il tentativo di intervenire, mettendo in discussione lo sguardo che la genera. Gli spettacoli e le installazioni in programma sono così il puntello che lo rendono possibile.

 

Jerome Bel – “Gala” – 9 e 10 settembre

 

È così che il cartellone del festival dà spazio alla messa in discussione delle estetiche dominanti della danza istituzionale e dei suoi corpi normati, con uno dei nomi più rilevanti della danza contemporanea internazionale come Jérôme Bel che, in Gala, ne sfida le convenzioni e ne sovverte le gerarchie offrendo il palcoscenico non solo a danzatori professionisti ma anche a corpi e identità non conformi e marginalizzate. Gala è realizzato a Roma da Short Theatre in co-realizzazione con Grandi Pianure, la rassegna di danza contemporanea del Teatro di Roma, ed è anche l’occasione di una singolare galleria di ritratti di personaggi romani. O ancora, alla riscrittura del linguaggio teatrale europeo, grazie all’opera di Tiago Rodrigues, attore, regista e produttore portoghese, direttore del Teatro Nacional D. Maria di Lisbona, con il suo António e Cleópatra: una riflessione tra amore e politica fra echi shakespeariani e ricordi del colossal hollywoodiano di Joseph L. Mankiewicz con Liz Taylor e Richard Burton.

Il linguaggio è la chiave di volta anche di Perché sei qui? Il regno profondo, delle due “luogotenenti” del teatro italiano contemporaneo Chiara Guidi e Claudia Castellucci, fondatrici della Socìetas Raffaello Sanzio, che tornano in scena insieme in un corpo a corpo linguistico in cui ai i testi poetici di Uovo di bocca si aggiungono nuovi frammenti, e dove il sottile umorismo delle domande e delle risposte che le due si pongono serrate passa in rassegna i luoghi del pensiero e dello spirito contemporanei.

Insieme ai grandi colossi, ampio spazio è dato gli artisti emergenti e le loro istanze, come la ricerca sul movimento di Jacopo Jenna che, in collaborazione con la compositrice Caterina Barbieri, presenta IF IF IF THEN, una coreografia costruita a partire dal concetto di “meme” come una serie probabilistica, in cui ricollocare culturalmente grammatiche diverse di movimento. Quello di Jenna-Barbieri non è però l’unico duetto performer-musicista: si affiancano anche Annamaria Ajmone e Alberto Ricca, conosciuto nel panorama musicale elettronico contemporaneo come Bienoise, che presentano To be banned from Rome, un’opera in cui i materiali coreografici e musicali si intrecciano in un’indagine dentro i luoghi virtuali della rete popolati da persone che condividono in essi passioni e ossessioni.

A questo punto della lettura del programma di Short Theatre, è chiaro che la mescolanza di formati e linguaggi, formula imprescindibile al festival stesso, si fa sempre più densa.

Ce lo confermano le installazioni di Ant Hampton e Tim Etchells, insieme ai lavori di Carlos Casas e Sarah Vanhee. I primi, con The Quiet Volume, uniscono ascolto e letteratura, ospiti in alcune biblioteche pubbliche romane, ponendo la lettura come gesto intimo e quotidiano al centro della performance, riservata a 2 spettatori per volta.

 

Carlos Casas – Sanctuary – 12 e 13 settembre

 

Casas – che troviamo anche in collaborazione con i Ninos du Brasil nella sezione musicale del festival – è filmaker e artista visivo che, tramite l’intersezione dei linguaggi del cinema, film documentario e arti visive e sonore, presenta a Roma Sanctuary, esperienza audiovisiva dal vivo che riprende gli argomenti di estinzione, comunicazione tra specie e immaginario cinematografico.

Si muove invece fra arti visive, performance e letteratura Sarah Vanhee, mettendo in scena con il suo Oblivion una sorta di “negativo” della propria vita privata e professionale, attraverso l’archiviazione dei rifiuti che l’artista stessa ha conservato per un anno.

Mescolanza e stratificazione che sono così radicate tanto da andare a contaminare anche uno degli aspetti più importanti del festival, ovvero quello musicale. La sezione Controra porta a maturazione i sensi e gli intenti della programmazione musicale e notturna, accendendone la qualità “sovversiva” rispetto alla temporalità del festival e integrandole solidamente all’interno del programma.

«Nella tradizione popolare – si legge nel comunicato – la Controra è quella che descrive le ore visionarie del primo pomeriggio, quando il sole si fa impietoso e le ombre scompaiono, lasciando apparire spiriti, sirene, ninfe e demoni. È il tempo magico e caldo che interrompe lo scorrere scandito della giornata, l’ora che blocca l’attività e si dilata in atmosfera».

La Controra di Short Theatre 2018 si accende dopo il tramonto, includendo al suo interno i live, i dj-set, progetti radiofonici e serate notturne. Una striscia continua in cui i diversi progetti si inseriscono naturalmente, dialogando con tutti gli altri lavori presenti, attivando collaborazioni con realtà attive nel panorama romano e non, con cui Short Theatre condivide affinità e percorsi di scoperta.

 

Ninos du Brasil – Vida Eterna – 6 settembre

 

Saranno i Ninos du Brasil insieme a Carlos Casas a inaugurarla il 6 settembre, seguiti a ruota – lungo il corso del festival – da GEGEN, storico format dell’underground berlinese in collaborazione con il Festival di Santarcangelo, dal live set della taiwanese Jing (7 settembre), dal concerto del duo pop-wave franco-israeliano Winter Family (nell’ambito della Francia in scena), seguito dal dj set di Ubi Broki del collettivo Strasse e Martina Ruggeri e Erika Z. Galli e Martina Ruggeri della compagnia Industria Indipendente (12 settembre), dalla serata – fra musica e letteratura – dedicata all’arab futurism, realizzata in collaborazione con NERO Magazine e Not, che vedrà avvicendarsi in consolle Simone Bertuzzi aka Palm Wine, DANI e Lady Maru (14 settembre)A celebrare la chiusura di Short Theatre 2018, l’ultimo sabato di festival, la preview di Spring Attitude, con il dj set della producer DEBONAIR, tra le fondatrici di NTS Radio e animatrice dell’underground londinese.

Se la vertigine di un programma così vasto, stratificato e “innescante” non vi bastasse, la possibilità di partecipare attivamente a Short Theatre è data dai percorsi di formazione, riuniti nella sezione Tempo Libero. L’offerta formativa dell’edizione 2018 è varia e composta da progetti di diversa natura: laboratori, workshop pratici, masterclass aperti al pubblico a cura degli artisti ospiti al festival, ma anche percorsi formativi più ampi, come DA.RE – Dance Research e il Modulo Arti del Master in Studi Genere dell’Università di Roma3, di cui Short Theatre sarà uno tra gli oggetti di studio.

Tutti i workshop, così come il programma completo, si possono consultare sul sito. L’invito è quello di scrutarlo e provare a declinare le tematiche dell’edizione di quest’anno, con la possibilità di creare percorsi unici e personali, che confluiranno nel grande confronto collettivo che è Short Theatre.

Laura Marongiu
Laura Marongiu
Laura Marongiu vive e lavora a Bologna. è autrice e conduttrice di Palomar, un programma di approfondimento sulle realtà culturali indipendenti, in onda ogni lunedì su Radio Città del Capo @_HeyJane
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