Cinema, Tv e teatro: “Striscia la notizia” fa schifo
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“Striscia la notizia” fa schifo

A oggi nella televisione italiana sono andate in onda 6545 puntate di Striscia la Notizia: dal 1988 fino a ieri sera, poi a questa sera e poi anche a domani sera. Con un numero che è limitante, ma che assomiglia ogni puntata di più all’infinito. Striscia è alla 31esima stagione, e alla data del 19 […]

19 Feb
2019
Cinema, Tv e teatro

A oggi nella televisione italiana sono andate in onda 6545 puntate di Striscia la Notizia: dal 1988 fino a ieri sera, poi a questa sera e poi anche a domani sera. Con un numero che è limitante, ma che assomiglia ogni puntata di più all’infinito. Striscia è alla 31esima stagione, e alla data del 19 febbraio, se qualcuno volesse provare a fare una maratona delle puntate vedendone una al giorno impiegherebbe circa 18 anni comprese le domeniche, il Natale, il vostro compleanno, Pasquetta e anche Ferragosto. Una puntata al giorno, con una durata compresa dai 5 ai 45 minuti a seconda delle epoche storiche, con tutte le coppie che si sono succedute alla conduzione, con il Gabibbo, con i tormentoni di Ezio Greggio, con ue besughi, con gli speteguless, con la splendida e purtroppo dimenticata soap opera-parodia di Vivere che consisteva in video di scimmie doppiate da quelle voci fastidiose tipo Paperissima chiamata Vivere… di banane. 6535 puntate che raccontano gli ultimi 30 anni di storia italiana con superficialità, stupidità, ironia di bassa lega, qualche inchiesta vera, qualche inchiesta finta e soprattutto gli attacchi del quartierino di Antonio Ricci contro qualunque suo nemico: personale, sentimentale, televisivo.

 

 

Questo doveroso esame di coscienza riguardo all’impatto di Striscia nella televisione italiana ruota attorno alla discrepanza incredibile tra come si racconta Striscia e quello che realmente è. Lo storytelling che il programma fa di se stesso è quello di un tg satirico e irriverente che con il sorriso sulla labbra e la canzonatura dello show business italiano racconta la realtà smascherando l’ipocrisia. E tutto questo lo fa con comicità, leggerezza e innovazione. Praticamente il programma perfetto, trasmettibile più o meno su ogni rete con ogni palinsesto e con un target potenzialmente onnicomprensivo. E invece? Striscia non fa ridere, ha una comicità sinceramente stupida e banale, è spesso offensiva, non fa informazione, è moralista e lasciva nello stesso momento, non ha credibilità giornalistica e attacca con metodi scorretti e chirurgica precisione tutti i suoi oppositori. Una macchina del fango che dal 1988 non si è praticamente mai fermata. Ad aggravare questo quadro sconsolante è il decadimento delle ultime annate: non ha più ritmo, non ha più niente, non fa nemmeno più arrabbiare. Guardatela, provateci e vi addormenterete. Ficarra e Picone non sono adatti a presentarla, non c’entrano nulla, sono troppo puliti. Ci vuole Greggio nome di battaglia Signor Ezio contro Iacchetti nome di battaglia Enzino: sono loro i due cavalieri della spazzatura, i templari del niente.

Perché tutta questa rabbia contro Striscia? Gli autori mi hanno investito il cane? Greggio ha sposato mia madre in quarte nozze? No, Striscia non mi ha fatto niente e il punto è questo. Il programma di Ricci ha abituato la generazione di televisionari nati tra il 1985 e il 1995 a vivere una critica solo come l’attacco a un nemico, a chi vuole danneggiarci o fare concorrenza. Non c’è opinione, non c’è complessità o profondità. È tutto un codice binario di massacriamo Insinna che parla male di noi o rompiamo il cazzo al Festival di Sanremo che altrimenti ci distrugge gli ascolti.

 

 

È giusto chiedersi se Striscia sia praticamente l’origine di tutti i mali dell’Italia moderna? È lecito, e la risposta è sì. Il populismo? Il razzismo? La superficialità? Il concetto secondo cui tutti possono fare tutto? La cultura del sospetto? L’irrisione verso la cultura? La polemica sistematica? Le calunnie verso i concorrenti? La perdita di qualunque tipo di cultura dell’ironia? Sessismo? Mercificazione del corpo femminile? Il fatto che la nazionale non abbia più un centravanti degno di questo nome? La scomparsa delle mezze stagioni? Le mele che non sanno più di mela? Tutto questo è colpa, direttamente o indirettamente, di Striscia la Notizia. Di quei cartellini giallo ocra con il nome nero scritto in Comic Sans grassetto maiuscolo, della faccia allungata e da moralizzatore di Valerio Staffelli che si è preso calci, pugni, botte e spute per consegnare il Tapiro d’Oro praticamente a mezzo mondo dello spettacolo. Striscia è uno dei programmi più longevi della storia della televisione italiana, ha sempre ottenuto grandi ascolti (anche se negli ultimi anni è in picchiata clamorosa se pensiamo che nella stagione di gloria 2002/2003 la media era del 32,18% di share e l’anno passato il tg si è fermato attorno al 18%) e tutti, ma davvero tutti ne hanno visto almeno una o due puntate. Alzi la mano chi non ha mai guardato Striscia, chi non ci è inciampato con il telecomando ed è rimasto lì a vedere un’accusa di plagio a una canzone del Festival di Sanremo, una finta inchiesta senza alcuna verifica giornalistica, un servizio de I nuovi Mostri.

 

 

Striscia la Notizia siamo noi, nessuno si senta offeso. In quello studio praticamente sempre identico è stata raccontata l’Italia e questa favola horror va avanti ancora in uno specchio per nulla deformante o dopante, ma sincero e brutale. Gli italiani sono quelli che corrono a fare la morale ad Achille Lauro per Rolls Royce e che mandano Brumotti a farsi massacrare nei parchetti degli spacciatori. Gli stessi che si esaltano per sapere in anticipo il vincitore di Masterchef e che godevano nel sentire i jingle inventati per il Mago Do Nascimento, il sedicente brasiliano complice di Wanna Marchi. C’è il moralismo, ci sono le chiappe al vento, qualche tratto di dagli all’untore, due o tre imitazioni di basso livello e il pacchetto è completo. L’arco costituzionale della televisione è completo e comprende ogni singolo spettatore: perché Striscia spesso la guarda anche l’alternativo radical chic che vuole prendersi poco sul serio e poi cambia su Temptation Island o l’intellettuale militante che ha bisogno di un bersaglio su cui sfogare le sue nozioni di Focault. Gli altri? Tutti gli altri la guardano o l’hanno guardata perché un motivo per guardare Striscia purtroppo si trova sempre.

Striscia ha iniziato a raccontarci come sarebbe stata l’Italia che stiamo vivendo. Un’anticipazione-incubo che abbiamo sottovalutato e adesso è arrivata in tutta la sua brutalità: a bordo della bici di Brumotti, in silenzio come Mingo di Fabio e Mingo, vestito in maniera orrenda come Capitan Ventosa, e con la classica chiusa «Valerio Staffelli — Striscia La Notizia — Italia».

 

***

 

Personalissima assegnazione degli Oscar casuali di Striscia La Notizia


Miglior coppia di presentatori (tra quelle con una certa longevità)
Greggio-Iacchetti

Miglior coppia di veline
Canalis-Corvaglia

Peggior coppia di presentatori (tra quelle con una certa longevità)
Ficarra-Picone

Miglior momento
Quando Gerry Scotti saltò sulla pedana che faceva da fotografia rompendola in mille pezzi e cadendoci dentro; Greggio e Iacchetti che in polemica contro la troppa pubblicità che li ha preceduti decidono di boicottare la puntata.

Miglior tormentone di Ezio Greggio
Quando si alza in polemica con Enzino e se ne va portando via i segnaposti e tutti i fogli del copione ; «E lui o non è lui? Ceeeeerto che è lui»

Miglior inviato
Sasà Salvaggio

Peggior Inviato
Moreno Morello

Miglior personaggio di fantasia inventato da Antonio Ricci
Il maestro Pavarotto

Marco Vanni
Marco Vanni
Cresciuto tra i banchi del Liceo Virgilio di Roma vive di musica, cinema, televisione e sport. Probabilmente, è già tuo amico su facebook.
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