
«Proprio 8 minuti a piedi» mi dice Ana, la bella signora brasiliana che mi ha affittato una camera a casa sua. Ed è così, otto minuti per raggiungere il Movie Village ed immergermi nella folla di fans che già dalle 7 della mattina bivaccano di fronte al red carpet. Beatrice la figlia, giovanissima, la incontro là e mi spiega com’è riuscita a realizzare un frigo bar con una capiente scatola di polistirolo. Ne è intimamente orgogliosa. E la cosa diverte anche me. ?Proseguo oltre per prendere le misure, sono ancora provata dall’epico viaggio di ieri e dalla interminabile fila per gli accrediti stampa. ?A parte disservizi, piccoli incidenti, il cratere del nuovo palazzo e scene di isteria collettiva anche tra gli addetti ai lavori, il festival del cinema di Venezia è partito. Aggiungerei partito col botto vista la fioritissima lista degli invitati e soprattutto per il gran numero di pellicole in anteprima mondiale. Sembra che la scelta del direttore Muller si sia focalizzata su film che hanno la volontà di raccontare il Reale.
Si parte col botto: Vivan las antipodas! documentario del cineasta russo Victor Kossakovsky, ultimo di una lunga serie di documentari sperimentali tra cui Tishe! in cui si raccontava il riconoscimento del Sè attraverso l’esperienza di un bambino di due anni che per la prima volta si osserva allo specchio, prende in analisi il concetto degli antipodi, elemento usuale nella cultura russa che serve per demarcare una posizione politica come essere con o contro Putin, fare o non fare politica. In questo caso Kossakovsky ha deciso di raccontare delle realtà fisiche, culturali, geografiche lontane solo in apparenza. Il filo conduttore è definito da un’immagine che il regista ha conservato nella mente dopo un viaggio in Argentina: un uomo che pesca avvolto dalla luce del tramonto in un paesaggio di grande fascino. Se il filo di pesca avesse trapassato il centro della terra, dove sarebbe sbucato? Kossakovsky affascinato dalla distanza fisica e culturale tra le due realtà decide di continuare la sua ricerca confrontando altri luoghi agli antipodi. Ne esce fuori un racconto di epica fascinazione che diventa portatore di una verità ineludibile: la nostra diversità dovrebbe essere uno strumento portatore di nuovi valori.
Non mi faccio scappare The Ides Of March interpretato, prodotto, diretto ed in parte sceneggiato da George Clooney. Lungi da me spoilerale, datemi solo la possibilità di fissare qualche punto in questa cartina, anche perché so bene che molti di voi faranno la coda in biglietteria per vederlo. E non fareste male. Sicuramente per il cast stellare: Giamatti, Marisa Tomei, Ryan Gosling (ci scommetto quello che volete che quest’anno incassa la sua seconda nomination), il troneggiante Seymour Hoffman e la deliziosa Evan Rachel Wood che si è presentata alla conferenza stampa come una Mary Poppins versione glamour.
Clooney ha ormai la mano sicura dietro la cinepresa. Passerete novantotto minuti sghignazzando sotto i baffi e compiacendovi per l’acume di una serie di battute; dubiterete ed esiterete a definire il personaggio del guru della comunicazione interpretato da Gosling, amerete alcune inquadrature e vi chiederete alla fine se il film può essere considerato politico. Diciamo che è un pretesto per parlare di seduzione. La macchina che fa girare il mondo dei rapporti qualsiasi essi siano.
La falla se la vogliamo trovare è nel macinato cliché della seduzione tra l’uomo di potere e la signorina stagista di turno, la realtà ha ampiamente superato la fantasia e forse noi siamo stanchi di sentirne parlare. Come dire, niente di nuovo sul fronte occidentale.
La sera alla festa della Lancia, sulla terrazza del’Excelsior uno strano senso di smarrimento mi assale, sono l’unica ad avere il pass al collo e me ne accorgo a metà serata. Due bicchieri di bollicine e non oltre, ho di nuovo i miei otto minuti che mi aspettano. Mi congedo dalle mie nuove e cortesi conoscenze e me ne vado, nella terrazza all’esterno delle festa incontro una ragazza americana che indossa un sontuoso abito e mi ferma chiedendomi se può avere il mio invito alla festa. Troppo tardi, consegnato al buttafuori e penso che sia stato un peccato. Bella e gentile. Ma spesso questo mondo opera delle distinzioni misteriose. Penso ai ragazzi della mia città che hanno condiviso con me il tragicomico viaggio in treno. Entusiasti, partecipi, attivi e sopratutto veterani del festival e per una serie di diavolerie burocratiche si trovano ancora adesso ad avere un pass che non gli permette di fare praticamente niente. È solo l’inizio.
The Ides Of March, George Clooney.
Sopra: Vivan las antipodas!, Victor Kossakovsky