Sulle mie labbra, Festival di Venezia 2011 #6
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
297
https://www.dudemag.it/cinema/sulle-mie-labbra-festival-di-venezia-2011-6/

Sulle mie labbra, Festival di Venezia 2011 #6

«signore, mi scusi, lei quanti anni ha? Ne avrà 40 o giù di lì vero? Bene, quindi sono circa 40 anni che lei ha a che fare con la pioggia…»

E arrivò anche quest’anno il tradizionale appuntamento con la pioggia. Sono oramai sette anni che vengo a Venezia per il Festival e gioco forza ci sto sempre dal 1 al 11 settembre. Bene, non so se è la mia memoria deficitaria o una sorta di convergenza astrale, ma sembra che in questi giorni dell’anno Venezia abbia un meteo pressoché identico. I primi giorni di sole e di caldo africano che si sposano in un matrimonio sontuoso con l’umidità della laguna creando centinaia di migliaia di figlie: zanzare grandi come Tir merci che bevono l’Autan a colazione e ti riducono nell’arco di 30 secondi come la maglia a pois del Tour de France; poi improvvisamente verso il quinto o sesto giorno arriva lei, la pioggia, insistente e capricciosa come solo le donne belle sanno essere e per di più sembra beccarti sempre quando sei in fila! Ora, io sono stato un po’ più fortunato della mia collega che mi ha preceduto in queste scorribande su Dude, perché ho l’accredito Blu. Quindi, sono un po’ più sicuro di entrare, meno sbattimenti e meno litigi e roba simile. Ma stamattina – per varie sventure che aprirebbero troppe parentesi in questo discorso già troppo divagatorio – sono incappato anch’io nella sventura della fila bloccata. Ma non solo, bloccata sotto la pioggia! E qui scatta il grande momento da stampare nella memoria da viaggio. Prima che un giornalista americano sbroccasse in diretta dispensando un po’ di fuck per tutti, c’era stato un gentile signore che appropinquandosi all’uomo della sicurezza in giacca e cravatta d’ordinanza aveva chiesto lumi su quando saremmo potuti entrare. La risposta rimarrà nel mio cuore per sempre. Una sorta di filosofia zen applicata al tempio sala Darsena. Risposta che ci ha fatto per un attimo riflettere e commuovere. Cito testualmente: «signore, mi scusi, lei quanti anni ha? Ne avrà 40 o giù di lì vero? Bene, quindi sono circa 40 anni che lei ha a che fare con la pioggia, è una cosa comune, la conosce, quindi perché stupirsi? Perché non accettarla? In fondo ci son tante cose da fare sotto la pioggia, veda il lato positivo della cosa…». Tutti zitti a meditare. Schopenhauer travestito da uomo della sicurezza veneziano aveva parlato, e io ero lì in religioso silenzio. Non sapevo se applaudire o andare a meditare su questa perla, quando il provvidenziale americano dietro di me ha proferito il suo FUCK! e ha fatto cadere il muro filosofico. In verità ci ha permesso anche di entrare in sala. Care vecchie cattive maniere, risolvono sempre tante cose.

E veniamo al cinema anche oggi: visione notturna di uno dei miei miti incontrastati. Le videocassette dei suoi film le ho consumate a furia di vedere e rivedere scene, dialoghi, inquadrature, etc. etc… Ieri sera era il giorno di Abel Ferrara. Naturale avere tante attese, avere l’ansia da prestazione spettatoriale. E poi 4:44 è un film che parla della fine del mondo, ma vuoi mettere? Abel Ferrara che fa un film sulla fine del mondo! Mi sono seduto in prima fila, perché i veri dreamers cinefili così fanno diceva il buon Bertolucci. E ho visto il film. Deluso? No, non si può dire questo. Estasiato? Purtroppo no, almeno per il momento, perché stasera il cinefilo doc non può che tornare a rivederselo. Di certo un film che spiazza, Abel ha fatto sì l’ennesimo bel film, ma stavolta appare decisamente più riconciliato. E non te lo aspetti da uno che ha sempre vomitato sulle sua pellicole tutte le sue ossessioni/dipendenze/paure/rabbie. Stavolta Abel pensa al mondo prima di distruggerlo, medita, si ferma a osservare. E il suo alter ego Willem Dafoe nelle ultime ore prima della fine assoluta va semplicemente a bersi una birra con gli amici. Poi fa un sesso dolce e innamorato con la sua donna il resto ve lo scoprirete da soli! Se sarà capolavoro lo scoprirò solo stasera, nella seconda fatidica visione. Pioggia e filosofi da strada permettendo —

Pietro Masciullo
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude