Tre film su Netflix che non si è mai visto nessuno | Febbraio
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Tre film su Netflix che non si è mai visto nessuno | Febbraio

La decisione è stata presa: divano, Netflix, pop corn/cose sane e bio/pizza/birra/tutto quello che volete. Il catalogo è ampio, ti ci perdi dentro, sembra quasi di essere nel Sottosopra. Niente Serie Tv, c’è bisogno di un film, sì, ma non romantico, no, neanche di azione. Uhm, e allora cosa? Drammatico? No, no, non ci siamo. […]

La decisione è stata presa: divano, Netflix, pop corn/cose sane e bio/pizza/birra/tutto quello che volete. Il catalogo è ampio, ti ci perdi dentro, sembra quasi di essere nel Sottosopra. Niente Serie Tv, c’è bisogno di un film, sì, ma non romantico, no, neanche di azione. Uhm, e allora cosa? Drammatico? No, no, non ci siamo. Idea: fantascienza. Idea: futuro apocalittico. Idea: cose stranissime. Alea iacta est. Però meglio spezzare il tutto con una commedia.

Girovagando tra il deep web Netflixiano, abbiamo scovato tre film che non si è mai visto nessuno. Due di questi, al momento, non sono neanche stati doppiati. Talmente poco meritevoli di attenzione da essere lasciati nelle grinfie dei sottotitolisti e delle loro nottate insonni. Però qualcuno li ha letti, quei sottotitoli, altrimenti oggi non saremmo qui a parlarvi della sconosciuta triade composta da Bokeh, Tutto o niente e The Host. [LIVELLO SPOILER: 2/5]


Bokeh (2017)

 

Livello ansiogeno:
Colpo d’occhio: 5/5
Notipregodaimacheveramente:
Ok, però adesso ho sonno:
Riso: In bianco
Doppiaggio: Neanche per sogno

Luogo: la meravigliosa Islanda. Paesaggi stellari per novanta minuti, un susseguirsi di prati verdissimi, di cascate bellissime, di montagne altissime, di cieli coloratissimi. Bokeh è un superlativo per gli occhi. Forse pure troppo: la trama passa quasi in secondo piano. Per farlo rientrare in una categoria, bisognerebbe probabilmente crearne una nuova: film apocalittico/riflessivo. Due ragazzi vanno in vacanza in Islanda, si svegliano e scoprono che l’umanità è sparita. Non c’è più nessuno in giro. Quindi passano dallo sconforto per aver perso tutti all’euforia di poter prendere case libri auto viaggi fogli di giornale senza limiti.

 

 

Evitando di entrare nei dettagli della trama, il film sostanzialmente si basa su domande esistenziali e sul modo in cui affrontare la vita. I protagonisti lo fanno in modo diverso: reazioni allo stress che, alla lunga, vengono fuori e si dimostrano diametralmente opposte. Certezze che crollano, l’affetto che non basta, le risposte che mancano. Il finale è un pugno dritto nello stomaco, risultano intensi pure i titoli di coda. Se ancora non fosse chiaro: poco divertimento in questa pellicola.

Controindicazioni: se siete in un periodo no dal punto di vista emotivo/affettivo, forse meglio saltare questo film e passare direttamente al secondo.

 

Tutto o niente (2017)

 

Livello ansiogeno: 2
Colpo d’occhio: 2
Notipregodaimacheveramente: 1
Ok, però adesso ho sonno: 3
Riso: Alla pescatora
Doppiaggio: Sì, con voce di Leone il Cane Fifone

Il quarantenne Phil ha un problema col gioco d’azzardo. E anche il gioco d’azzardo sembra avere un problema con lui. Nella vita, Phil fa il parcheggiatore allo stadio durante le partite di baseball, poi va a spendere i soldi guadagnati nella sua bisca di fiducia. Li spende proprio tutti, eh. Non gliene restano neanche per la colazione. Poi un giorno un suo conoscente gli lascia una borsa. E la sua vita cambia. Inizialmente in peggio. Poi in meglio. Poi di nuovo in peggio. Poi…

 

 

Però, però, però: in realtà la sua vita cambia soprattutto per l’arrivo di una ragazza bellissima e bravissima e tutte cose. Commedia standard, senza troppi colpi di scena. Però si lascia vedere piacevolmente. C’è un minimo di senso etico e del dovere, si ride il giusto, e anche di gusto: scegliamo un bel primo di pesce.

Controindicazioni: se siete ludopatici, state alla larga da questo film. Noi vi abbiamo avvertito. Giocate responsabilmente. Se non riuscite ad alzarvi da quel tavolo da poker, provate col giardinaggio (capirete, oh se capirete).

 

The Host (2006)

 

Livello ansiogeno:
Colpo d’occhio:
Notipregodaimacheveramente:
Ok, però adesso ho sonno:
Riso: Insalata di
Doppiaggio: No, perché l’emozione non ha voce

Attenzione: non confondetevi con il più recente The Host, datato 2013. Questo è del 2006. È un monster movie. Un monster movie fatto bene. Un po’ Godzilliano, per intenderci: due scienziati scaricano nel lavandino cose parecchio tossiche. Le cose parecchio tossiche finiscono nel fiume Han e sono talmente tossiche da trasformare un pesciolino in un mostro mutante gigantesco e mangiauomini. Un essere anfibio che spunta fuori dal fiume in un giorno qualunque, aggredendo tutti i passanti e rapendo una bambina di nome Hyun-seo.

 

 

Da quel momento in poi scatta prima il panico generale, poi la tristezza per la scomparsa e la morte di tante persone. Come se non bastasse, c’è anche il pericolo creato da un agente patogeno capace di colpire e uccidere gli esseri umani. La famiglia di Hyun-seo, nonostante tutto, si mette alla ricerca della piccola. Il film è piacevole e ben fatto, a tratti anche divertente. C’è suspance, c’è una trama che regge, che funziona e che ti tiene attaccato allo schermo. Non a caso, The Host ancora oggi detiene il record di incassi in Corea del Sud con 13 milioni di biglietti venduti (fonte: Wikipedia).
Controindicazioni: se avete intenzione di fare un viaggio in Corea del Sud per vedere il fiume Han, non guardate questo film. Passereste tutta la vacanza a scrutare la superficie dell’acqua, e non sarebbe carino per chi vi sta accanto. Siate educati.

Leonardo Mazzeo
Classe 1993, di solito scrivo di calcio, qualche volta però esco e vado altrove, non importa dove. Colore preferito: arancione. Segni particolari: nessuno.
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