Il pretesto c’è, ed è una ricorrenza. Dieci anni: tanti ne sono trascorsi da quando Antena 3 mandava in onda la sesta (!) e ultima stagione di Un Paso Adelante (d’ora in avanti UPA), pietra miliare della cultura al tempo dei reality. Agli albori di una crisi economica che era presagita solo in lontananza, l’incoraggiamento a inseguire i propri sogni era – a partire da MTV Made – il messaggio di riferimento, mentre in Italia si cercava il surrogato pronto all’uso (di matrice mauriziocostanziana), quel Grandi Domani che è l’apice negativo della carriera di un Marco Giallini ancora ben lontano dai fasti di Romanzo Criminale (la serie!); non così, si dirà, per la vicenda di O’Hara Borselli, già Signora Zenga e detentrice del trofeo del primo Ballando con le stelle.
La degenerazione del post-Fame/Saranno Famosi trovava così piena realizzazione, offrendo anche ai non-ispanici un ventaglio di scenari tutti ugualmente possibili e meravigliosi attraverso le parabole di Pedro, Lola, Silvia e Rober (componenti primari degli UPA dance, il meta-gruppo che, tanto nella serie quanto nella realtà, dà vita all’omonimo disco, nato da una genialata del malcagato Jeronimo / Jero).
Sorvolando sui non nobili motivi per i quali ci si possa sottoporre a un supplizio del genere, non mancano gli spunti di riflessione. A cosa è servito tutto questo? Cosa è rimasto e cosa è cambiato da allora?
Prima di passare in rassegna alcuni cortocircuiti socio-culturali e contenutistici, converrà scagionare i creatori della serie (al secolo Daniel Ecija e Ernesto Pozuello): se non per il loro pionierismo, per la raffinata sfida che propongono ai fruitori di una serie senza intreccio, in cui non accade sostanzialmente nulla.
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I personaggi
Senza una trama, la caratterizzazione dei personaggi è per UPA essenziale. Ci si affida loro nella speranza che movimentino l’azione, che diventino beniamini, che in qualche modo sorprendano. Purtroppo tutto questo non succede: anzi, a partire dalla seconda stagione, è irrefrenabile l’impulso di percuotere quasi ogni singolo membro del cast, con rarissime eccezioni.
(i) I ragazzi
Il prototipo maschile veicolato dalla Carmen Arranz prevede una sovraesposizione di pettorale e tartaruga, utili a rimanere nella scuola pure a fronte di risultati mediocri. Tale è il caso di Pedro e Rober, seminudi in un buon 80% del girato, il cui reciproco astio iniziale si trasforma in poco più di un anno in un’amicizia fraterna: superati gli imbarazzi dovuti a Silvia – Monica Cruz, Rober finisce per dare del “bifolco” a Pedro solo in termini affettuosi, mentre Pedro elegge Arenales (già padre irresponsabile del piccolo Sergio da qualche anno) a proprio consigliere di fiducia in fatto di donne. Per il resto i due galli occupano posizioni antitetiche all’interno del pollaio: figlio di un ricco industriale lo spensierato e grintoso Arenales, povero in canna lo sfortunato e leale Pedro, il cui lavoro come bidello all’interno della scuola non fa che rimarcarne l’umile condizione ogni cinque-sei minuti di episodio. Quanto a Pavel, “il nero che movimenta la trama quando ogni possibile sviluppo narrativo è compromesso”, è molto pedriano: per il suo essere squattrinato e gigolò (ma solo in passato e a Cuba: quando, insomma, la direttrice Alicia Jáuregui, zia di Silvia e ballerina d’eccezione, sceglieva di passare le vacanze tra i castristi per ragioni ideologiche) e per l’iniziale vicinanza spirituale a Lola Fernandez. Quest’ultima è la piccola Joey Potter della situazione, doppiata in italiano da una voce irritante almeno quanto quella della ragazza di Pacey Witter: è il contraltare femminile di Pedro, con tanto di facce iper-espressive a ogni canzone e a ogni passo di danza, poco cambia che si tratti di un pezzo houseggiante sguaiato (a danza moderna, con Diana) o di una sinfonia del miglior Schumann (con Adela, a danza classica). Lola è a conti fatti l’effettivo protagonista della serie, nonché il solo personaggio che possa vantare un minimo di carriera negli anni successivi alla chiusura del telefilm: Beatriz Luengo ha al suo attivo anche un singolo in featuring con Shaggy (Lengua). Della famiglia Fernandez, composta da un padre vedovo, ma puttaniere e a tratti disoccupato, e da un fratellino del tutto inconsapevole e noioso come i due gemellini biondi di Settimo Cielo, sarebbe opportuno parlare in un apposito studio di settore.
Silvia / Monica Cruz, è il vero e più profondo motivo della fama di UPA nel mondo, anche a distanza di anni. Si tratta della risposta femminile a Rober, perché di estrazione aristocratica e irresistibilmente attratta – più che dai buoni – dai ragazzacci con il colletto alzato. Di meritevole c’è che Silvia non lesina aiuti, prestando ingenti somme di denaro a chiunque sia lì lì per prostituirsi per necessità (tre i casi di prostituzione nella storia: Adela Ramos, salvata da Carmen dai night club; i già citati Pavel e Pedro, come sempre a corto di grano per pagare la retta).
Tutto ciò che resta al di fuori di questo quadrangolo è marginale.
Ingrid Munoz, quella-con-i-capelli-rossi, è di fatto una anti-Lola in fatto disinibizione; Nel palmares, prima della tormentata storia con Juan e la scappatella con il ballerino di flamenco, può vantare di aver rotto gli indugi con Cristobal, in una delle primissime feste interne alla scuola. è trascurabile, per quanto gli sceneggiatori ci contassero in momenti di magra, il risvolto emotivo legato alla malattia mentale della madre (Ingrid è un po’ pazza perché è rossa, sembra essere affermato qua e là, tra le righe). Marta Ramos, sorella di Adela, passa invece dall’essere “potenzialmente la più brava di tutte” al ruolo di ragazza bulimica-insicura-interrotta.
A nulla servono, nonostante i tentativi di incursione, la drag queen Ben (il gay con le treccine in extension, bocciato alla fine del primo anno), il chitarrista Rafael, Junior (un tipo con il proprio nome tatuato in gotico sulla schiena che dà l’impressione di essere il solo ballerino maschio decente in tutto il circondario), Lisa (la bionda antipatica) o Erika (con i capelli rosa e l’accento sulla –i). Una menzione d’onore spetta ancora a Jero, per la capacità di avere sempre meno muscoli di qualunque altro maschio e per la scelta di occhiali di volta in volta più nocivi alla sua virilità: mentre Lola cede in lavanderia al fascino di Pavel, lo sterno carenato di Jeronimo domina le inquadrature.
(ii) Il personale
Non mancano i veterani di lungo corso, nella scuola. Antonio, bidello di cui si è detto per anni che “nella vita reale” fosse il padre di Pedro, è un emblema in questo senso. Oltre al suo ruolo di factotum smemorato, attore caduto in disgrazia e riabilitato dall’aprioristica filantropia di Carmen, Antonio è rilevante per essere stato il nonno Libero di Medico de Familia (sì, è un format). Si tratta inoltre del solo attore deceduto nel corso dell’ultimo decennio, dal momento che già ai tempi era un arzillo ottuagenario.
Carmen dirige con il giusto rigore morale una situazione difficilissima, arrivando a ricomprarsi la scuola pur di salvarla; è una Virna Lisi dai foulard sempre sgargianti e dai modi molto decisi. L’altezzosa Alicia, zia di Silvia e versione old school di una Abbagnale arricchita, si rivela sapiente alleato dei più anziani. Da par suo, il fido Gaspar non è solo l’uomo della vita di Carmen, ma insegna storia del teatro in modalità-dettato delle scuole elementari. Parla in genere di Calderon de la Barca e vive un quarto d’ora da anarchico quando è arrestato per le proteste contro la chiusura di un teatro; per fidanzarsi con Carmen ha bisogno del ricorso a una chat.
La danza è in mano al combinato Adela + Diana, quasi-colleghe ma diverse in tutto. L’alcolismo di Adela ha un grande peso nelle puntate di riempimento e rende il personaggio accattivante, come pure le disavventure che ne hanno bloccato la carriera da etoile; da non trascurare i suoi scialli, né la compulsiva tendenza a mordicchiare penne o matite. L’antipatia di Diana dura per un’ottantina di puntate, prima di lasciare il posto a un istinto materno che rende il personaggio quasi gradevole: costanti del personaggio sono i suoi sbalzi di umore, gli abiti tra l’arancio e il verde pisello, l’occhiolino, il gesto della pistola. Per saperne di più sull’attrice si rimanda a È già ieri, con Antonio Albanese.
Da contraltare alle due maestre fanno rispettivamente Cristobal e Juan: amici e coinquilini, due cazzoni che hanno avuto carriere fallimentari nei rispettivi ambiti. Cristobal è uno sperimentatore, un post-modernista che non disdegna il teatro fisico, ma si trova a doppiare film pornografici e a mettere in scena spettacoli avanguardistici che dovrebbero mettere in risalto (con esiti deludenti) quella vena comica che il duo Ecija-Pozuello cerca di far emergere attraverso il ricorso a tremende gag per tutto il corso della serie e della liaison con Adela. Grandi maglioni a collo alto, per Cristobal. Del suo metodo didattico si potrà rilevare che è la causa della maggior parte delle risse avvenute tra personaggi di UPA, che si sono trovati ora nudi, ora a penzolare nel vuoto, ora rinchiusi in armadi da cui uscire a cazzotti. La sola Jojo, insegnante di una materia che si potrebbe chiamare “azione”, è responsabile di un numero di infortuni maggiore rispetto al devastante Cristobal: nelle sue ore si hanno pistole, spade, spedizioni in boschi senza via d’uscita, scalate a mani nude. Juan e i suoi occhi a mezz’asta sono invece al centro di un triangolo con Ingrid e Diana, mentre sull’abbigliamento non si sgarra: alternate, ogni giorno, magliette dei Queen e Ramones, senza eccezioni o lavatrici extra. Non è un caso che, durante un trasloco, il quasi quarantenne Juan riesca a racchiudere tutta la sua roba in due sacchi neri e uno scatolone.
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I realia
Tratto distintivo della sfida dei creatori è a conti fatti il rifiuto del realismo: i telespettatori sono chiamati a sorvolare su una serie di incoerenze che nemmeno Will & Grace può vantare. Ciò che accade, spesso accade male.
(i) Sfasamento tra tempo della storia e tempo del racconto
Gli infortuni di UPA hanno di norma un tempo di guarigione miracoloso. Per esempio, le dita del padre di Lola (quell’idraulico un po’ invadente del signor Fernandez) guariscono in circa due puntate pur richiedendo mesi di gesso e conseguente riabilitazione. Il duplice infortunio di Adela, che si rompe per due volte l’osso che ne aveva precluso la carriera come étoile di successo, non porta che a una breve convalescenza e a qualche dubbio circa lo svolgimento delle sue lezioni: del resto, è un contesto in cui a causa di un buffetto sulla guancia si riportano (vedi il caso di Diana e della sua lite con Adela) ematomi pugilistici.
Le ore di lezione hanno una durata effettiva di quarantacinque secondi, mentre la lezione intera (corrispondente a due ore) occupa non più di un minuto e mezzo; il caso vuole che la campanella suoni sempre e soltanto in una fase cruciale, sia essa un esercizio che riesce particolarmente male a uno dei ragazzi o un momento di tensione tra alcuni personaggi, che resta così in sospeso fino alla lezione successiva. E poi i grandi classici come (1) il “problema-Pedro” (come dove e quando i ragazzi imparano le coreografie che devono quotidianamente eseguire?) o (2) il “problema-Antonio” (spazzare, svuotare i cestini, preparare il cibo, consegnare la posta: come è possibile che sia tutto in mano a un solo uomo?).
(ii) Problemi di regolamento
È una scuola all’apparenza severissima, con la stranezza del cda: Carmen Arranz, che dà nome alla scuola, ne esclusa fin dall’inizio, per ragioni mai chiarite. Non stupisce dunque che il numero fisso di venti alunni per ciclo venga meno a partire dal primo anno, in cui vengono selezionati ventidue ragazzi; con questo va di pari passo la comparsa di personaggi sconosciuti, ma dello stesso anno di corso dei nostri, in numero sempre maggiore e senza la necessità di motivarne la presenza: a contarli tutti, si rasenta la trentina. Si aggiunga che in ogni puntata c’è qualcuno che sgarra: si passa dai furti di Pedro alle accuse di stupro minorile rivolte a Rober (subito sulla bocca dei media); dal processo a Silvia (per il possesso di un’auto rubata e gonfia di cocaina) ai ripetuti insulti di Ingrid e Marta alle commissioni di insegnanti; dalle scazzottate tra alunni (Pedro e Rober) o tra alunni e professori (Pedro e Cristobal; Ingrid e Diana) al costante superamento dei limiti di assenze. D’altronde Rober è padre, Pedro è povero, Lola è disperata, Ingrid furiosa, Marta problematica. Il tutto tralasciando danni materiali a edifici, oggetti e persone, gente che non si presenta a prove obbligatorie, scandali di droga e doping. In sostanza, tutto concorre a far sì che il sistema di ammissioni, bocciature e ripescaggi premi i nostri beniamini, il cui rilievo oscura le altre centinaia di colleghi degli altri quattro anni di corso (sebbene Alicia Jáuregui sembri motivare tale politica della scuola sulla base del bisogno di fondi, che vengono fuori dalle tasse d’iscrizione pagate annualmente dai ragazzi.).
(iii) Altre oscurità del plot
Resta da chiarire, come detto, la scomparsa di Rafael, stranissimo personaggio che entra per suonare la chitarra e dopo una stagione smettono di inquadrarlo (è stato bocciato, deduce il follower, ma non viene mai esplicitamente detto). Ma soprattutto: perché è esonerato dalle lezioni di danza? Più spiegabile – perché ogni tanto qualcuno allude a dei bidelli-cuochi fantasma – lo strano caso di Antonio.
Manca univocità anche nella trattazione dei favoritismi. Se la parentela Silvia-Alicia è sulla bocca di tutte le malelingue, non così si può dire per il legame Adela-Marta, denunciato in maniera polemica da alcuni solo dopo un paio d’anni di vantaggi palesemente riservati alla longilinea vomitatrice silenziosa. Ancora più strano, perché mai contestato, il rapporto Ingrid-Juan, che crea qualche scompiglio solo nelle assemblee interne del corpo docenti.
Infine non è chiaro, nelle varie uscite improvvisate dagli alunni in strada, come avvenga la pubblicizzazione dell’evento (di solito un musical), dove sia reclutato il sempre numeroso pubblico, dove siano posizionate le potenti casse che amplificano alla perfezione le performance del gruppo. Una menzione spetta anche all’impiego delle finte casualità: straordinarie quelle che portano Pedro ad assistere, durante un aperitivo in cui lavora da gigolò, a un esclusivo live di Tiziano Ferro; magistrali le coincidenze che vedono Lola e Ingrid pizzicate dalla tv locale assieme a due famosi cantanti pop, nell’unica uscita dei loro primi tre mesi alla Carmen Arranz.
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Quello che resta, a dieci anni da un esperimento tanto temerario, è una voce di primo rilievo nell’enciclopedia del trash; è la possibilità di creare un cortocircuito nelle conversazioni sulle serie TV, figlie ingrate del “che musica ascolti”.
Resta, in termini storici, un prodotto simbolo dei fasti della moneta unica: sancisce la buona salute di brand come “Dimensione Danza”, consacra Zucchero e Tiziano Ferro a star internazionali. La serie è stata trasmessa in tutta Europa, in Perù, Cile e Cuba (chiaramente su Tele Rebelde), financo in Iraq nel 2009. Attualmente, si legge, va in onda in Turchia, Senegal e Belgio, ai cui telespettatori non resta che augurare che dopo i “Simpson” ci sia perlomeno My name is Earl.
Noi italofoni continueremo a chiamarlo Paso Adelante, omettendo l’articolo indeterminativo per colpa di una questione di “traduttese”: forse perché, in cuor nostro, riteniamo che il “passo avanti” non fosse un passo a caso, ma proprio quel passo lì.
