Cinema, Tv e teatro: Vogliamo l’amore dei film di Wes Anderson ma abbiamo quello dei film di Wong Kar-Wai
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Vogliamo l’amore dei film di Wes Anderson ma abbiamo quello dei film di Wong Kar-Wai

L’esperienza amorosa dei film di #WesAnderson è però quasi impossibile da ricreare nel mondo reale: Lo sa bene #WongKarWai, uno dei registi che è riuscito meglio a raccontare i rapporti tra gli esseri umani senza rinunciare a una cospicua dose di realismo.

28 Mag
2019
Cinema, Tv e teatro

Durante le nostre prime storie d’amore diamo molta importanza al primo bacio. Con l’andare del tempo scopriamo però che quel momento non sempre è così importante all’interno delle nostre relazioni. Non ci rendiamo infatti conto di amare davvero qualcuno per forza durante il primissimo sbaciucchiamento: quello succede nei film che difficilmente sono capolavori. Quasi sempre capiamo di provare un sentimento per qualcuno in momenti molto meno romantici: capita che l’epifania ci possa cogliere mentre aiutiamo la nostra futura ragazza a vomitare, cercando di convincerla che il suo malessere sia dovuto a una vodka di troppo e non a una possibile gravidanza indesiderata.

Non c’è un iter da seguire, nelle storie d’amore. Per quanto si sia provato a standardizzare tutte le tappe di un rapporto, l’esperienza dell’amore resta la più personale e soggettiva che si possa vivere. Per questo motivo raccontare le relazioni, non solo al cinema, è quanto di più difficile possa esistere.

In una delle prime canzoni de I Cani, uno di quei pezzi che se eri nato tra il 1990 e il 1996 ti trovavi ad ascoltare volente o nolente nel 2011, ci si augurava di vivere un nuovo modello di amore: l’amore dei film di Wes Anderson. Un amore “tutto tenerezze e finali agrodolci”, mellifluo e delicato. Non era più il tempo di desiderare passioni travolgenti: bisognava inseguire piccoli e tranquillizzanti momenti di tenerezza, qualcosa di così leggero da non poter lasciare cicatrici né scomodi ricordi dietro di sé.

Il “modello Wes Anderson” era però, già da prima che una canzone di Niccolò Contessa lo istituzionalizzasse, il sogno proibito di una intera generazione: rapporti meno diretti (spesso completamente mediati), con una carica emozionale smorzata e destinata presto a esaurirsi. Piccoli amori che completino i vuoti affettivi della nostra vita senza prendersi troppo spazio, pronti a esaurirsi senza traumi nel loro finale agrodolce.

L’esperienza amorosa rappresentata nella filmografia di Anderson è però quasi impossibile da ricreare nel mondo reale: la maggior parte degli amori, anche quelli destinati ad essere abortiti sul nascere, richiedono infatti un bagaglio di sofferenze e una cospicua dose di coinvolgimento emotivo per essere tali. Lo sa bene Wong Kar-Wai, uno dei registi che è riuscito meglio a raccontare i rapporti tra gli esseri umani senza rinunciare a una cospicua dose di realismo.

Nella poetica “wongkarwaianal’amore è più simile a una schiavitù, è impossibile l’ovattato distacco di certi registi americani. Tutta la sua filmografia è una considerazione sulle conseguenze del sentimento sulle persone e sullo spazio che esse occupano. In Cina, i melodrammi di cui il regista è maestro vengono chiamati wenyi pian. Stando a una definizione strettamente dizionaristica, i wenyi pian sono drammi d’amore non troppo diversi dai teatrali wenming xi ma immersi in una ambientazione contemporanea.

L’atmosfera di questi lavori ha alla base una cospicua dose di nostalgia, nostalgia di un tempo non per forza vissuto ma in grado di spingere a una salutare commozione e a un forte coinvolgimento.

«Quando ripensa a quegli anni lontani, è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato: il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare; e tutto ciò che vede è sfocato, indistinto», dice la voce fuori campo in uno dei film più rappresentativi della intera filmografia di Wong Kar-Wai: In the Mood for Love.

 

 

I protagonisti Chow Mo Wan e la signora Chan sono due vicini che vengono entrambi traditi dai loro compagni. Sebbene abbiano giurato che «non saranno mai come loro», alla fine non resistono all’attrazione che provano l’uno per l’altro. Il loro amore è fugace e imposto dalle circostanze, come d’altronde in quasi tutti i film del regista.

La passione tra Mr Chow e Mrs Chan, mai veramente consumata, è dimostrazione di come il sentimento puro trascenda la mera dimensione fisica e sessuale: più volte evocato esso rimane ad aleggiare sui protagonisti. L’amore, in questa forma quasi “gassosa”, sopravvive però anche al tempo e diventa eterno oggetto di commemorazione, anche a svariati anni di distanza.

«If memories could be canned, would they also have expiry dates?» si chiede l’agente 223 del primo episodio di Chungking Express mostrando quanto amore e tempo si intersechino spesso in questa filmografia. Le date di scadenza non sono evitabili nel cinema del regista di Shangai e a volte sono addirittura necessarie: c’è un certo fatalismo nella fine già annunciata di certi rapporti, da consumare almeno parzialmente prima che suoni il metaforico gong.

 

 

Se il cinema di Bergman si associa spesso agli specchi, quello di Wong Kar-Wai trova non sorprendentemente il suo oggetto-feticcio negli orologi, la massima rappresentazione del concetto di tempo. Anche altri oggetti servono però a dare corpo a un concetto apparentemente astratto come quello dei minuti, delle ore e dei giorni che passano. In My Blueberry Nights, in italiano conosciuto anche col discutibile titolo Un Bacio Romantico, Jude Law offre ogni sera quella torta di mirtilli che nessuno vuole a Norah Jones: in questo modo il rapporto si crea partendo da un rituale che si ripete nel tempo. La blueberry pie diventa quindi simbolo di un amore che si coltiva giorno dopo giorno con piccoli gesti: in questa situazione il tempo diventa alleato dell’amore. Non si tratta dell’unico simbolismo: nello stesso film si ritrovano più volte i mazzi di chiavi, abbandonati sistematicamente sul bancone del locale di Jeremy/Jude Law. Ogni mazzo di chiavi rappresenta un amore perduto: una porta che non si avrà più la possibilità di riaprire e che verrà seppellita nel cimitero dei ricordi. Non è un caso che anche la Elizabeth interpretata da Norah Jones lasci le proprie chiavi nel bar, decisa a voler dimenticare ciò che si sta lasciando alle spalle.

 

 

Gli incontri non sono mai facili in questi film anche per mere ragioni di timing: un treno perso, una scelta fatta troppo in anticipo o troppo dopo: gli amanti, per aspirare a essere tali, devono ballare a ritmo, tenere il tempo in un tango amoroso che non è da tutti gestire. Non esistono certezze in questo microcosmo ma solo dubbi perché tutto dipende dal momento in cui si concretizzano gli eventi. In un mondo dove un attimo vale arbitrariamente più dell’altro, Wong Kar-Wai diluisce il tempo quando ci si trova di fronte al momento clou, che è quello rappresentato dall’incontro. Il cinema dell’autore cinese, come in generale tutto quello asiatico, non è propriamente lento come si tende a credere: è più che altro un Gran Premio fatto di pit-stop e ripartenze in cui, come nelle odierne gare di Formula Uno, i momenti ai box finiscono per essere più importanti del cuore della corsa.

 

 

I timing mancati, e le difficoltà comunicative che inevitabilmente ne conseguono, sono tutti elementi chiave di una cinematografia incentrata completamente su quelle relazioni umane. Emblema di questa alienazione è il protagonista di Days of Being Wild: Leslie Cheung. Egli è totalmente incapace di stabilire dei legami perché gli manca la speranza, nell’amore ma anche in tutto il resto. Nel già citato capolavoro In the mood for love, i personaggi soffrono l’incapacità di trasformare i propri sentimenti in azioni concrete, come succede a tanti innamorati in tempi di relazioni a distanza spesso nate su internet. La coppia al centro di All Togheter Now cerca costantemente di trovare nuovi stimoli per non ammettere il fallimento della loro relazione in un Paese che non accetta l’ipotesi della sconfitta, anche quanto può essere salutare. Ricominciare diventa quindi un rituale per allungare la vita di una storia che, ancora una volta, è vista come una serie di ripetuti “stop and go”.

 

 

In generale, la filmografia di Wong Kar-Wai è preziosa perché restituisce una riflessione attuale e profonda sull’amore, il tempo e le conseguenze che questi due elementi hanno sulle persone. In fondo, ci dice il regista, le storie d’amore sono uguali sempre e a qualunque latitudine. Come cantava la sempre meravigliosa Norah Jones in un brano inserito nella colonna sonora di My Blueberry Nights: «The stories have all been told before, I guess it’s just how it goes».

Manuel Santangelo
Manuel Santangelo
Nasce il sedici settembre del 1994 a Castel di Sangro. Ha studiato a Bologna e scrive in giro di sport, musica, cinema e altre cose che pensa siano cool. Crede che “Forrest Gump” sia un film sulla sua vita.
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