Letteratura: 5 libri che mi hanno cambiato la vita veramente però
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5 libri che mi hanno cambiato la vita veramente però

Questi libri mi devono aver cambiato la vita, devono cambiare il mio modo di muovermi nella realtà, ok. Ne ho 5. 

 

C’è questa nuova cosa di elencare 10 libri che ti hanno cambiato la vita, senza starci a pensare troppo, senza farsi problemi sull’elevata qualità del libro, ma giocando d’istinto, di pancia, sull’emozione più che su sovrastrutture concettuali e filosofiche, pippe mentali, dimostrarsi originali, sofisticati et cetera (locuzione latina che significa “ed altre cose”). E va bene, mi sta bene. Ma che significa che un libro ti ha cambiato la vita?

Cioè questi libri ti devono aver cambiato la vita. Dopo che tu hai consumato l’ultimissima riga devi aver sollevato lo sguardo su un nuovo modo di intendere le cose, atteggiamenti concreti della tua esistenza devono aver preso direzioni differenti. Mica bruscolini.

Io capisco che un libro ti sia piaciuto tanto, oppure addirittura tantissimissimo, ok. Posso capire che un libro abbia cambiato il tuo modo di vedere i libri, la letteratura, il modo di costruire la narrazione, ma siamo su un campo differente. Qui parliamo di vita. Allora, questi libri mi devono aver cambiato la vita, devono cambiare il mio modo di muovermi nella realtà, ok. Ne ho 5: 

 

1. Il grande sonno – Raymond Chandler

Da ragazzo, dopo aver letto Il grande sonno di Raymond Chandler, ho deciso che ogni mia parola, ogni mio dialogo con gli altri, avrebbe dovuto avere il peso e la drammatica efficacia di quelli che uscivano dalla figura di Philip Marlowe. Niente più rispostine o frasi buttate a casaccio, solo sentenze decisive, stringate, ironiche, amare, anche con il commesso del discount, anche al rinnovo della patente, sempre. 

 

2. Vari – H. P. Lovecraft

Dopo aver letto Lovecraft (scegliete voi il titolo se ne volete uno) ho giurato a me stesso che non avrei mai più dormito con il braccio a penzoloni fuori dal letto, nell’oscuro oblio che attende fuori dal letto, per evitare che alle 3 della notte (l’ora del diavolo), una mano fredda afferri la mia. 

 

3. Vari – Philip K. Dick

Dopo aver letto Philip K. Dick (scegliete voi il titolo se ne volete uno) passo la vita a controllare ogni minima inflessione della mia voce, ogni associazione spontanea che mi viene quando osservo qualcosa, ogni sogno o ricordo, ogni centimetro di pelle, o increspatura del mio iride, nella speranza di confermare di essere ancora l’individuo vero del giorno prima e non un essere artificiale nel quale hanno caricato ricordi, emozioni, sensazioni, tic e fobie fasulli, risultati di esperimenti virtuali, ricostruiti in uno studio a Cinecittà, o peggio, a Cinecittà World, con comparse sottopagate. Capite, nei miei ricordi ci sarebbero comparse sottopagate, gente che viene da fuori Roma col trolley. E io nei miei ricordi artificiali del mare, di quando avevo 10 anni, ho i bagnanti che sono attori sottopagati, magari pure scarsi e sottopagati giustamente. Come faccio a capire la differenza tra me vero e me falso? Come faccio, da dentro, a distinguere un ricordo costruito a tavolino, da uno vissuto tanti anni fa? Comunque ad oggi sono ancora io tranquilliyzxhohkjfbfnbndldw-.-.,

 

4. Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino – Christiane F.

Dopo aver letto Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino, di Christiane F., durante i primi anni di liceo, imparai concretamente come si facesse una pera di eroina. Questa è una cosa che ti cambia la vita. Cito testualmente: «Detlef tirò fuori l’armamentario, cucchiaio e limone dalla sua busta di plastica. Mise la roba sul cucchiaio e fece gocciolare sopra acqua ed un po’ di succo di limone, in modo che la roba, che non era mai del tutto pura, si diluisse meglio. Scaldò la roba con l’accendino e la aspirò nella siringa.»

Oggi sembra una cavolata, ma all’epoca non era poi così chiaro, almeno per me, e internet non c’era. Poi non mi feci mai di eroina perché fa molto male (anche questo è scritto nel libro).

 

5. Palomar – Italo Calvino

Dopo aver letto Palomar di Italo Calvino ho imparato che la realtà esiste perché esiste il linguaggio per poterla descrivere. E questa non è cosa da poco, anzi è proprio una cosa devastante. Che il linguaggio (e quindi il pensiero) sia febbrilmente accurato e dettagliato è importante per vivere pienamente del mondo. Lì fuori, fuori dalla nostra testa intendo, è pieno di cose casuali e inspiegabili. È il linguaggio a distinguerle, ordinarle, catalogarle, spiegarle, descriverle, a renderle belle o orribili. Eppure anche il linguaggio ha dei limiti, non può arrivare a coprire totalmente la realtà, e questa è una cosa terribile. È pieno di angoli della realtà che neanche pensiamo, quindi non possiamo neanche descrivere, quindi non esistono. Come questo punto intermedio tra me e il computer, ecco, adesso che l’ho descritto lo vedo. È uguale agli altri.

 

Nomino: tutti

 

Illustrazione di Kenta Okawara.

Valerio Coletta
Valerio Coletta
Giocatore di basket e hockey sul prato. A 12 anni ha incontrato Alberto Angela al McDonald. Ha fondato Bookskywalker e scrive in giro.
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