69, Page érotique. Una rubrica di critica militare.
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
1355
https://www.dudemag.it/letteratura/69-page-erotique-una-rubrica-di-critica-militare/

69, Page érotique. Una rubrica di critica militare.

«Per capire se un libro merita o meno di esser letto basta ispezionarne una sola pagina, la 69: se lì non c’è niente di buono, è probabile che anche il resto del libro non valga granché.»

Questa mia nuova rubrica, cinica fino alla canaglieria, si è scelta come numi tutelari due uomini buoni, Marshall McLuhan e Serge Gainsbourg. Che colpa ne hanno?
McLuhan, a quanto racconta il suo biografo Philip Marchand, sosteneva che per capire se un libro merita o meno di esser letto basta ispezionarne una sola pagina, la 69: se lì non c’è niente di buono, è probabile che anche il resto del libro non valga granché.

 

Gainsbourg, dal canto suo, annunciò che il ’69 sarebbe stato l’année érotique. O anche, come diceva Alberto Arbasino: «Io che ho fatto il Sessantotto…». «E io, che ho fatto il Sessantanove?» (Un paese senza). Sarà che si era in piena liberazione sessuale, sarà che nemmeno aveva fatto a tempo di liberarsi di Brigitte Bardot che già si ritrovava tra le braccia Jane Birkin, ma Gainsbourg fu facile profeta.

 

Immagino che abbiate già capito dove voglio andare a parare con questa nuova rubrica. Recensirò una pagina e una sola (la 69) di alcuni dei libri che mi capitano sottomano – per lo più cose italiane recenti, ma non mettiamo limiti alla provvidenza. Se la pagina 69 è érotique a sufficienza, se cioè fa rimescolare il sangue del lettore quel tanto che basta da invogliarlo ad avventarsi sulla pagina 70, e poi sulla 71, tanto di guadagnato. Altrimenti, avanti il prossimo.

 

Diceva Georges Clémenceau, e lo si cita (in malafede) a ogni processo per crimini di guerra, che la giustizia militare sta alla giustizia come la musica militare sta alla musica. Ebbene, questa è una rubrica di critica militare, che è altra cosa dalla critica militante. È giustizia sommaria, disciplinata dal codice marziale, dove l’urgenza di sbrigare le pratiche assegna un ruolo sproporzionato al capriccio del giudice, al suo umore del giorno e alle sue idiosincrasie. Un’occhiata alle carte, e via incappucciati davanti al plotone di esecuzione. Alla fin fine, è anche un modo per motivare a me stesso come mai, dei cento e più libri italiani che mi sfilano sotto il naso in un anno, non mi vien voglia di leggerne nessuno.

 

Lo so, prima ancora che me lo diciate: è un metodo iniquo, grossolano, presuntuoso, tutto quel che vi pare. E d’altro canto so quel che rischio: McLuhan morì, guarda caso, a 69 anni. Che sia stato un ironico contrappasso, una forma di poetic justice, una nemesi degli dèi famelici e vendicativi dell’editoria, proprio non so dirlo. Quel che è certo è che il 15 novembre del 2044, prima di spegnere le candeline per l’ingresso nell’âge érotique (si fa per dire), avrò cura di dire le mie preghiere.

 

E allora, sotto a chi tocca. Si comincia con Viaggi e altri viaggi di Antonio Tabucchi, appena pubblicato da Feltrinelli. Ecco la pagina 69:

 

 

Per scrivere libri di viaggio non è necessario viaggiare più di tanto. Dice il Tao tê ching che senza uscire dalla porta si può conoscere il mondo: «Perciò il Santo conosce senza viaggiare; egli nomina le cose senza vederle» (XLVII). Uno legge Verso la cuna del mondo, il viaggio in India di Guido Gustavo Gozzano, e ne resta ammaliato. E quando scopre che Gozzano in molti dei luoghi di cui parla non ha mai messo piede, poco male: la sua Benares di sogno vale certo più della reale.

 

Tabucchi riesce chissà come nel miracolo opposto: a Creta c’è stato davvero, a quanto pare, ma ne scrive come uno che abbia digitato “Creta” su Google e abbia pescato qua e là brandelli di frasi dai primi risultati disponibili. I suoi registri sono presto individuati.

 

1) Wikipedia. «Creta si estende in lunghezza per circa 260 chilometri»… «Eleftherios Venizélos (1864-1936), uomo politico membro dell’Assemblea cretese che nel 1905…». E meno male che Creta è un’isola: ci siamo risparmiati il diligente elenco dei paesi confinanti a nord, a sud, a est, a ovest.

 

2) Dépliant turistico. «Il sapore ancora abbastanza intatto di una vecchia città cretese e la sua storia». Ditemi voi se uno scrittore, non un copywriter della Valtur, può uscirsene con una frase come questa. Il sapore intatto della storia? Questo gergo dell’autenticità è lo stesso su cui prospera il marketing alimentare dei prodotti tipici, e su cui vivacchia la generazione di autori locali-dialettali più falsa e furbetta della nostra storia letteraria. I due registri, l’enciclopedico e il turistico, suonano ancora più stonati se vi si frammischia il terzo:

 

3) Lirismo pacchiano. Lo si ottiene, per lo più, con qualche goffa e anticheggiante inversione: «…di Creta la città più bella», o peggio: «…il vacanziero bramoso di estive godurie» (!). Ma la poeticità pataccona, qui come altrove, non è solo affare di bellurie: è un espediente che dà modo di camuffare i più improponibili luoghi comuni sotto lo smalto di un’immagine evocativa: «…spiagge dove il profumo dello spray abbronzante l’ha ormai spuntata sull’odore di salmastro». Che si potrebbe tradurre pressapoco così: non ci sono più pescatori cretesi autentici, immutati dai tempi del Minotauro, con il sale incrostato sulla pelle brunita che testimonia un contatto viscerale con il mare, il vento e gli elementi; al loro posto ci sono turisti neocapitalistici cultori della ricercatezza e dell’artificio, bellimbusti e oche giulive che sfruttano le spiagge come un bene di consumo tra gli altri, vengono ad abbrustolirsi al sole ma non sentono il «profumo della storia» o chissà quale altra immaginetta kitsch lo scrittore abbia in mente.

 

Può darsi che a pagina 70 Tabucchi smentisca tutto, che dica: «Ho scherzato, volevo fare la parodia del cattivo scrittore». Io, però, non lo saprò mai: la pagina 69 non è stata abbastanza érotique da farmi precipitare sulla 70. Anzi, ha rischiato seriamente di affrettare la mia andropausa letteraria. Il verdetto dispone dunque la fucilazione immediata per il libro imputato (nonché una cura ormonale per il Giudice). Avanti il prossimo.

 

P.S. Mi segnalano che Mariarosa Mancuso tiene già sul Foglio una rubrica simile, che immagino (data la grande stima che ho di lei) ben più interessante della mia. A lei va dunque tutto il merito dell’idea.

 

fonte: Internazionale.it
Questo articolo è già apparso su UnPopperUno.

Guido Vitiello
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude