Call me Ishmael è la biblioteca più strana del mondo
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Call me Ishmael è la biblioteca più strana del mondo

Call me Ishmael è un modo originale per dare nuova linfa alla narrativa.

Se non avete letto o visto Fahrenheit 451 sappiate che sto per rivelare il finale: nella società distopica disegnata da Ray Bradbury i libri sono vietati, un corpo speciale dei vigili del fuoco ha il compito di bruciarli. Per combattere questa repressione e permettere ai personaggi della narrativa di sopravvivere, ciascun membro di una piccola comunità di ribelli impara un libro a memoria per tramandarlo oralmente. Questo eroico e commovente ritorno agli antichi metodi avanti Gutenberg non è stato utilizzato solo nella fantasia di Bradbury: durante gli anni delle purghe staliniane, Nadežda Mandel’štam – moglie del poeta russo dissidente Osip Mandel’štam, morto in un gulag nel 1938 – imparò a memoria gran parte delle poesie bandite del marito e riuscì a tramandarle clandestinamente.

Oggi non ci sarebbe bisogno di tanta fatica: per esempio si potrebbe lasciare tutto in un messaggio in segreteria.
Da qualche settimana Logan Smalley ha lanciato un progetto che per il momento si limita a raccogliere le testimonianze dei lettori, i quali hanno risposto con entusiasmo al gioco, creando in poco tempo una biblioteca fatta di messaggi vocali che raccontano le emozioni e gli aneddoti legati alla lettura di un libro.

Call me Ishmael è un modo originale per dare nuova linfa alla narrativa, che concilia con una certa classe la necessità tutta contemporanea di esprimere la propria opinione in modo interattivo, mantenendo intatta l’intimità che si cela dietro alla lettura di un libro.

Quando mi sono imbattuto in questa idea a tutta prima ho pensato che fosse una scemenza inutile e inquietante, ma è bastato poco per farmi ricredere. Ci ho trovato la voglia di raccontare quella bellezza unica che rimane addosso qualche minuto dopo aver letto l’ultima pagina, ma anche la possibilità di cogliere le storie delle persone reali che si sviluppano parallele a quelle letterarie e con le quali a volte si crea un legame indissolubile.

Assieme al suo socio, Smalley si occupa personalmente di montare quotidianamente un piccolo video, in cui il messaggio vocale viene battuto a macchina. Nella sezione Galley Calls invece sono raccolti i messaggi nel semplice formato audio, con la possibilità per i visitatori di votare i migliori.

Chiamatemi Ismaele è il celebre incipit di Moby Dick, madre di tutte le avventure narrata appunto dalla voce di Ismaele, di cui conosciamo poco o nulla, ma con il quale alla fine della lettura si condive qualcosa di prezioso da poter raccontare.
Grazie anche all’appoggio di alcuni scrittori statunitensi che hanno condiviso i video sui social network, ora la segreteria telefonica di Ishmael riceve ogni giorno centinaia di messaggi di tutti i tipi: «Ho riso, ho pianto, ho telefonato a mia madre, mi sono preso a schiaffi, ho pensato di telefonare alla polizia, ho applaudito, ho urlato di gioia o attaccato il telefono più di una volta – ha detto Smalley in un’intervista – però posso dire che la biblioteca di Ishmael nel suo insieme, è la storia più incredibile che abbia mai sentito».

Se avete voglia di fare una telefonata intercontinentale, potete lasciare un messaggio in segreteria al 744 325 0503, altrimenti potete limitarvi ad ascoltare quelli degli altri su www.callmeishmael.com.

Edvige Di Lello
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