Letteratura: “Charlie non fa surf” – Ovvero: come impareremo a non preoccuparci e ad amare la bomba
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“Charlie non fa surf” – Ovvero: come impareremo a non preoccuparci e ad amare la bomba

Nella ormai nota galassia di paranoie che occupa i cieli di coloro a cui mancano pochi inverni per arrivare ai trenta, trova perfetta collocazione il primo romanzo di Giuseppe Catanzaro, Charlie non fa surf (Elliot, 2016).

«Charlie Don’t Surf» urlava il colonnello Kilgore, costringendo i soldati americani a surfare sotto le bombe sul delta del fiume.

Corre l’anno 2016 e i Charlie in questione nulla hanno a che vedere con Apocalipse Now. Sono schiere di giovani donne e uomini emigrati dalla placida vita universitaria, appena sbarcati nel mondo reale e totalmente privi di senso dell’orientamento. Truppe di ex ventenni sfrattate dalla giovinezza e forzatamente espropriate dell’ozio, costrette a dismettere i panni di studenti intorpiditi e a vestire quelli molto meno allettanti di neo-adulti.

Nella ormai nota galassia di paranoie che occupa i cieli di coloro a cui mancano pochi inverni per arrivare ai trenta, trova perfetta collocazione il primo romanzo di Giuseppe Catanzaro, Charlie non fa surf (Elliot, 2016).

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Giulio Cernini, da poco laureato in giurisprudenza, muove i suoi primi passi nel mondo degli aspiranti lavoratori, o meglio, nel mondo di coloro che lavorando aspirano ad ottenere una retribuzione prima che la calvizie li colpisca: i praticanti avvocati. Giulio e il suo fidato compare, al secolo il Dottor C., vengono assunti nello studio dell’Avvocato P., un generale in “tailleur antisommossa”, abile a vincere cause quanto a terrorizzare rovinosamente i suoi inesperti praticanti.

Planiamo così nel bel mezzo di una guerra. Il campo di battaglia: i labirintici corridoi di un Impero in cui l’odore di napalm lascia il passo a quello della carta stantia, ingiallita, stropicciata, ammassata nelle tenebre del tribunale. Ma anche la Roma che ci fa volare, i vicoli di Monti, le feste, le stanze da letto.

Le mirabolanti avventure di Giulio Cernini sono tutt’altro che l’ennesima esasperazione di una generazione che si piange addosso, rassegnata e china di fronte alla realtà divoratrice di aspettative. Si tratta piuttosto di una vera reazione al peggior trasloco generazionale che la vita finora ci abbia imposto.

Charlie non fa surf è il libro giusto per le «file tremanti di aspiranti adulti» dalle vite e i giusti più disparati ma accomunati da uno spiccato senso di risoluta incompiutezza. Quella vibrante tensione verso la nostra ancora nebulosa direzione, che forse ci rende ancora puerili o sfacciatamente naif ma che al tempo stesso è l’unico antidoto che abbiamo a disposizione contro l’appiattimento. Quella eterna tensione che, nonostante gli inevitabili compromessi, nonostante i cenni di rassicurante malinconia, nonostante la “collezione di scelte sbagliate”, ci spinge ancora a inseguire i palpiti di futuro e a chiedere a coloro che il proprio posto lo conoscono da un pezzo di non biasimarci, di non giudicarci, di non condannarci solo perché, fino alla fine, ci siamo rifiutati di essere un cinico esercito di sogni infranti.

Elisabetta Rapisarda
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