Cosa sto leggendo: La trasmigrazione di Timothy Archer
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cosa sto leggendo: La trasmigrazione di Timothy Archer

Uno studioso inglese, tale John Allegro tira fuori una sua interpretazione, in base alla quale tutto quello che Cristo avrebbe predicato era già nei rotoli di Qumran, per cui quello che noi chiamiamo cristianesimo altro non è che essenismo. In Italia della cosa ovviamente non se ne parla. Le idee di Allegro arrivano fino a Dick, sempre affascinato dalle ipotesi più eretiche ed estreme.

Questa mattina accendo RadioTre RAI e come ogni domenica c’è la trasmissione della Caramore sulla religione. Ogni tanto me la sento, perché invece di far parlare Tarcisio Bertone, qualche becero della Lega o Casini fanno parlare teologi e studiosi di storia delle religioni, che di queste cose ne capiscono veramente qualcosa; e non si parla solo di cristianesimo.
Stamattina parlavano degli esseni. La cosa mi colpisce come una scossa elettrica. Qualcuno si è messo in testa che io sia un esperto di Philip K. Dick, e quando si parla del grande californiano gli esseni c’entrano e come, anche se lui nel suo ultimo romanzo parlava degli Zadokiti.
Vediamo un po’ di chiarirci le idee.
Gli esseni erano una specie di setta, ma in senso buono, non erano dei matti che facevano attentati terroristici o sacrifici umani, erano un gruppo di ebrei che negli anni immediatamente precedenti la nascita di Cristo s’erano stufati dell’ebraismo ufficiale, quello del Tempio, quello farisaico; diciamo che erano ebrei dissidenti. Di loro s’era completamente persa ogni traccia e persino la memoria fino alla primavera del 1947, quando vengono accidentalmente trovate, in grotte nei pressi del Mar Morto, in un posto chiamato Qumran, delle anfore con dentro rotoli di pergamena. Gli archeologi si scatenano e alla fine recuperano una vera e propria biblioteca, in parte testi che fanno parte della Bibbia (ma con differenze anche importanti dal testo della bibbia ebraica noto fino ad allora), in parte testi religiosi del tutto sconosciuti.
Uno studioso inglese, tale John Allegro, è talmente scombussolato dalla scoperta che tira fuori una sua interpretazione, in base alla quale tutto quello che Cristo avrebbe predicato era già nei rotoli di Qumran, per cui quello che noi chiamiamo cristianesimo altro non è che essenismo; e Cristo magari non è mai esistito veramente, oppure predicava idee di altri, quindi non è che fosse esattamente il messia. Ovviamente un ebreo direbbe «grazie, lo sapevamo già»; un musulmano aggiungerebbe «infatti l’avevamo sempre detto che Gesù era solo un profeta»; ma per i cristiani credenti questa faccenda è un bel colpo.
In Italia (Allegro tira fuori le sue teorie all’inizio degli anni Settanta) della cosa ovviamente non se ne parla: all’epoca i media erano in mano o alla DC (che ovviamente non voleva che si diffondessero idee talmente eretiche) o al PCI (che di queste cose non s’interessava). Solo uno scrittore di origine abruzzese, tal Mario Pomilio, in origine socialista ma poi convertito al cattolicesimo, pubblicò nel 1975 un romanzo, Il quinto evangelio, che s’ispirava alle scoperte di Qumran (e al ritrovamento, di poco precedente, del Vangelo di Tommaso a Nag Hammadi, in Egitto).
Altra cosa in America, dove si era alla fine dell’ondata culturale e all’inizio di quella detta New Age, nella quale il ritorno alla spiritualità prendeva le forme più strane e meno ortodosse.
Le idee di Allegro arrivano fino a Dick, sempre affascinato dalle ipotesi più eretiche ed estreme, ma soprattutto a un suo amico carissimo, il vescovo Pike.
Quest’ultimo morì nel 1969 nel deserto di Giudea (nei pressi del Mar Morto), mentre cercava prove dell’esistenza di Gesù. La morte di Pike fu un duro colpo per Dick, e gli ci vollero più di dieci anni per elaborare il lutto e scrivere La trasmigrazione di Timothy Archer, pubblicato nel 1982, dove Pike diventa Archer (anche e soprattutto allo scopo di evitare azioni legali da parte dei familiari del defunto vescovo).
Nel romanzo c’è tutto l’impatto delle scoperte di Nag Hammadi e Qumran, ci sono tutti i sommovimenti di quel decennio agitato che furono gli anni Sessanta, ma grazie a Dio e grazie a Dick non c’è l’idealizzazione disonesta e facilona di quegli anni meravigliosi che ci sentiamo propinare dai sessantottini nostrani e da un apparato mediatico dove quella generazione attualmente regge il timone (anche nella politica, infatti guarda come stiamo messi bene…).
Se confronto La trasmigrazione di Timothy Archer a La meglio gioventù, con tutte le differenze che ci possono essere tra un romanzo postmodernista e uno sceneggiato televisivo accidentalmente elevato al rango di film d’autore, sicuramente trovo punti di contatto, in quanto l’arco storico è più o meno quello, ma c’è in Dick un’onestà intellettuale e una capacità di scavo nelle motivazioni di un’intera generazione che a Giordana mancano anche troppo spesso.
Per cui, se vi volete fare un’idea un po’ meno zuccherosa e un po’ più complessa di quei favolosi anni Sessanta, che furono epoca di droghe, certo (ben presenti nel romanzo di Dick), di liberazione sessuale (non a caso Tim Archer ha una relazione con una donna assai più giovane), di rimessa in discussione di tutte le regole e tutti i dogmi (anche quelli religiosi, trattati dettagliatamente nel romanzo), ma anche di imprese folli e sconsiderate (come la scombinata spedizione archeologica fai-da-te del vescovo in Israele, che finisce tragicamente), leggete e fate leggere La trasmigrazione di Timothy Archer, una delle gemme ancora poco note della letteratura americana e mondiale.


In Italia circola ancora, ora stampata da Fanucci, la vecchia traduzione della buonanima di Vittorio Curtoni, risalente al 1981… effettivamente, secondo qualsiasi sana pratica editoriale, decisamente vecchia e da rifare. Questo romanzo ebbe poi la disgrazia di essere messo in commercio all’inizio da Mondadori in un cofanetto con gli altri due tomi della Trilogia di VALIS, della quale è la conclusione, nonostante sia a tutti gli effetti un romanzo a se stante che si può tranquillamente leggere da solo: questo sicuramente ne ha ostacolato la diffusione. Fanucci poi lo mise in commercio autonomamente a euro 15,00, e fu una buona idea; ma da tempo il libro è fuori stampa. Vabbè, non è la prima volta che l’editoria italiana fa scelte piuttosto curiose, diciamo così…
Umberto Rossi
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