Cosa sto leggendo: L’arcobaleno della gravità (parte 2)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cosa sto leggendo: L’arcobaleno della gravità (parte 2)

Thomas Pynchon. Sì, quello che non rilascia interviste, non si fa fotografare, non va in televisione né alla radio, non si sa che cavolo fa, non si sa dove sta (pare a New York, vattelappesca!), è un mistero, un enigma, una leggenda, forse non esiste, forse è Salinger, solo che quello è morto, forse è Elvis Presley.

Leggi la prima parte.
Ancora Pynchon. Parliamo un po’ del personaggio principale dell’Arcobaleno della gravità, posto che ce ne sia uno. Si chiama Tyrone Slothrop. In inglese è un nome un po’ strano. Come uno che da noi si chiamasse Ingravallo o Spizzichino. Dentro quel cognome ci sta pure un vizio: sloth, la pigrizia. È uno dei tanti americani mandati in Inghilterra durante la II guerra mondiale. Non è un Marine, non è un ranger, non è un combattente alla John Wayne. Fa un lavoro da passacarte in un ufficio che si chiama ACHTUNG—di sigle strane durante quella guerra non ne mancavano, visto l’enorme apparato organizzativo logistico burocratico messo in piedi dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Tyrone non è che faccia un granché: più che altro se la spassa. Rimorchia ragazze inglesi a ritmi industriali, e ha gioco facile perché i giovanotti inglesi della sua età sono stati mandati ai quattro angoli del mondo per combattere tedeschi e giapponesi.
Slothrop insomma è un latin lover (sarà per questo che si chiama come uno dei sex symbol del cinema americano, quel Tyrone Power che ebbe la bella idea di mettere al mondo Romina, poi moglie di Al Bano…), e se ne vanta. Nel suo ufficio, accanto alla sua caotica scrivania, ha appeso una curiosa mappa di Londra. Sulla cartina il nostro eroe ha incollato una serie di stelline di diversi colori. Ogni stellina indica il luogo nel quale è andato a letto con una donna, e riporta il nome della sua conquista.
Curioso passatempo questo, e piuttosto esibizionistico; ma nella Londra del tempo di guerra tutti agiscono in modo bizzarro, e il collega di Tyrone che divide con lui l’ufficio, Oliver Mucker-Maffick detto Tantivy, la ritiene una cosa tutto sommato innocente. «Una specie di innocuo passatempo yankee», dice ad un amico. «Forse è per tener traccia delle sue donne. Ha una vita sociale piuttosto complicata». Un hobby innocuo, come costruire modellini di aerei o collezionare francobolli. O almeno così sembra; ma le apparenze ovviamente ingannano.
La mappa di Slothrop è in realtà accuratamente sorvegliata dagli uomini del un’organizzazione segreta, il PISCES, che invia periodicamente un suo agente a fotografarla. Essa viene confrontata con un’altra mappa, affissa nell’ufficio dello statistico del PISCES, Roger Mexico, che riporta i punti dove sono cadute le V-2 che Hitler sta lanciando senza economia contro la capitale britannica. Le stelline di Slothrop coincidono perfettamente con i cerchietti che segnano i punti d’impatto dei missili. Gli amplessi di Slothrop inoltre precedono inesorabilmente la caduta delle V-2 di un lasso di tempo che va da due a dieci giorni, con un anticipo medio (calcolato da Roger) di quattro giorni e mezzo.
Tyrone Slothrop insomma prevede inconsciamente la caduta dei missili e il loro bersaglio. Non c’è da meravigliarsi se sia sotto continua sorveglianza. Erezioni incluse; perché sono proprio le tumescenze dell’organo sessuale dell’ignaro Slothrop il primo indice dell’imminente caduta di una V-2. Ma, nonostante le loro accurate osservazioni e la loro discreta sorveglianza, i membri del PISCES non sanno spiegarsi come funziona la sua capacità di preveggenza.
Tra tutti il più perplesso è lo psicologo behaviourista Pointsman. Lui crede nelle teorie Pavloviane, ed è convinto che ad uno stimolo debba seguire una risposta psicofisica: il cane vede l’osso e poi sbava. Ma Tyrone manifesta una reazione prima dello stimolo, si eccita almeno due giorni prima che il missile cada. Questa inversione ha dello scandaloso: come la V-2 di cui si sente prima l’esplosione e poi il sibilo del rientro nell’atmosfera. Allora è giusto che tutta questa prima sezione dell’Arcobaleno della gravità si intitoli Oltre lo zero: andati oltre (o meglio scesi sotto) lo zero, siamo in un regno paradossale (o, come direbbe Pointsman, ultra-paradossale) di tempi negativi, di inversione del flusso temporale.
Non è l’unica cosa strana che succede al tempo in questo romanzo. Ci ritorneremo.
Tyrone a un certo punto mangia la foglia, e comincia a sospettare che qualcuno lo pedina, lo sorveglia, lo spia. Si fa prendere dalla paranoia: tutto il mondo ce l’ha con lui. C’è un complotto, c’è un intrigo. Notate: il romanzo è del 1973… tanti ma tanti anni prima di Dan Brown. Pynchon a certe cose già c’era arrivato. E scriveva pure meglio.
Comunque, a Tyrone non resta che darsi alla macchia. Prima in Costa Azzurra, dove incontra una bella biondona olandese, tale Katje Borgesius. Peccato sia una spia. Nessuno è perfetto; pur sospettando della ragazza, Tyrone ha una storia piuttosto torrida con lei in un albergo di lusso della Riviera. E a questo punto se vi sta venendo il dubbio che Pynchon stia rifacendo il verso a James Bond, non posso dirvi altro che SÌ, CERTAMENTE! Lo scrittore di Glen Cove (dove nacque nel 1937) è appassionato di romanzi di spionaggio, e in fin dei conti sia l’Arcobaleno che V. e Contro il giorno sono, tra le tante cose, romanzi di spionaggio. Ma in tutte le sue storie ci sono sempre spie, infiltrati, doppiogiochisti, confidenti, gente che gira sotto falso nome, amici-nemici, voltagabbana, e c’è sempre un’atmosfera discretamente paranoica, nella quale le azioni più ordinarie e innocue in realtà hanno tutt’altro e spaventoso scopo. Non sarà un caso se di Dick s’è detto che è il Pynchon dei poveri. Tutti e due scrittori paranoici all’ennesima potenza.
Ma non finisce qui. Dovremo ripassare da queste parti. Si dorme in parete, alla fine della seconda parte del romanzo. La terza merita un discorso tutto a se stante.
Leggi la terza parte.

Una sola edizione dell’Arcobaleno è in commercio, quella di Rizzoli tradotta da G. Natale. Euro 9,68 su IBS. Com’è la traduzione? Non brutta, ma neanche bella. Rende vagamente l’idea dell’originale. Attendiamo ancora il Traduttore di Pynchon. E forse se da noi ancora non hanno capito chi è Pynchon lo si deve anche al fatto che ancora l’eroe che compirà l’impresa non si è manifestato.

Umberto Rossi
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