Cosa sto leggendo: Mr. Norris se ne va
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cosa sto leggendo: Mr. Norris se ne va

Quando Mr. Norris se ne va uscì negli Stati Uniti, in America era il 1935.
La parola Lager aveva senso solo dove si parlava in tedesco, e voleva dire semplicemente campo. Hitler era semplicemente il cancelliere della Germania, e i capi di stato delle grandi democrazie europee e non (dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti) lo trattavano da loro pari. Era un uomo politico, non un pericoloso dittatore (proprio come Saddam Hussein prima del 1990, oppure Gheddhafi l’anno scorso).

Quando Mr. Norris se ne va uscì negli Stati Uniti, in America era il 1935.
La parola Lager aveva senso solo dove si parlava in tedesco, e voleva dire semplicemente campo. Hitler era semplicemente il cancelliere della Germania, e i capi di stato delle grandi democrazie europee e non (dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti) lo trattavano da loro pari. Era un uomo politico, non un pericoloso dittatore (proprio come Saddam Hussein prima del 1990, oppure Gheddhafi l’anno scorso).
Il romanzo l’aveva scritto un giovane autore inglese, Christopher Isherwood, che aveva vissuto a intermittenza a Berlino negli anni precedenti. Isherwood parlava bene il tedesco, e viveva con i tedeschi, in mezzo a loro. Essendo omosessuale, ebbe diverse relazioni con giovani berlinesi; all’epoca non era facile come oggi, si rischiava di essere arrestati.
Al centro di Mr. Norris se ne va c’è Arthur Norris, che il protagonista, William Bradshaw, incontra casualmente sul treno. Chi è Arthur Norris? Bella domanda: se la pone anche William, per tutto il romanzo. Arthur è un classico gentleman inglese, affabile, educato, elegante. Ma non si capisce tanto bene di cosa campi. Ha degli affari poco chiari, amicizie di tutti i tipi, frequenta prostitute e giovani militanti comunisti, raffinati aristocratici tedeschi e leader comunisti.
Oggi lo chiameremmo con un termine che incontriamo anche troppo spesso sui giornali: faccendiere. Quei signori il cui lavoro consiste nel conoscere tanta gente e mettere in contatto questo con quello con quell’altro per stringere affari
non sempre puliti, anzi quasi mai. Ecco, a Isherwood dobbiamo un ritratto ben scritto, animato di formidabile humour britannico, ritmato alla perfezione, di un faccendiere degli anni Trenta. Un uomo che ogni tanto sparisce e poi ricompare, implicato in impicci e imbrogli di ogni sorta.
Arthur non è un personaggio machiavellico. Spesso la vittima dei suoi raggiri e i suoi altarini è lui stesso. Spesso deve prendere il treno per tagliare la corda perché qualcuno vuole mettergli le mani addosso, o rivuole i suoi soldi. Per questo il titolo inglese è Mr. Norris Changes Trains, cioè Il signor Norris cambia treno oppure cambia bandiera (ringrazio Mario Faraone, il più grande conoscitore di Isherwood da queste parti, per queste delucidazioni linguistiche).
Negli anni in cui si svolge questa vicenda, che comincia come commedia (con scene veramente spassose) ma si chiude in tragedia (non posso dirvi come), la Germania non era un posto tranquillo. Ogni tanto nazisti, comunisti, socialisti, nazionalisti venivano alle mani, oppure si sparavano. Ogni tanto ci scappava il morto. C’era stata la crisi di Wall Street nel 1929. Tirava un’aria brutta: masse di giovani senza lavoro, e a quell’epoca babbo e mamma non potevano permettersi di mantenerli. Se eri disoccupato facevi semplicemente la fame. Quindi ogni gruppo politico trovava gente pronta a fare a botte per due lire. O semplicemente pronta a combattere perché il loro leader prometteva di avere la soluzione per la crisi che attanagliava la Germania, prometteva ai disperati che avrebbe dato
loro lavoro, una casa, una dignità.
Alla fine sappiamo come sono andate a finire le cose, e sappiamo che fine ha fatto la Germania, e l’Europa intera appresso a lei. Be’, la cosa interessante è che già nel 1935, a leggere questo romanzo tra le righe, si percepisce che l’aveva capito pure Isherwood. Che la Germania la conosceva bene, e che era sicuramente un uomo di grande intelligenza e intuito.
Aggiungo che è un romanzo incredibilmente divertente, e che con tutte le differenze storiche tra il 2011 e il 1935, certe situazioni sembrano eterne, dalle feste dove tutti si ubriacano e qualcuno si ritrova la mattina dopo in una casa sconosciuta senza capire come c’è arrivato, a incontri con quelle che oggi si chiamano escort con disgraziato eufemismo. Tra le strade di Berlino e Via Gradoli c’è poca distanza, e sì, tiravano di coca anche allora.
(Se lo volete leggere dovrete andare in qualche negozio di libri usati perché l’ultima volta che Einaudi ha pubblicato questo piccolo capolavoro era il 1997, nella traduzione di P. Leoni. Sicuramente se lo trovate farete un affare, visti i bassi prezzi dei volumi di seconda mano. Non ve lo fate scappare.)

Umberto Rossi
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