Cosa sto leggendo: Visioni rock
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cosa sto leggendo: Visioni rock

Chi ha avuto occasione di leggere Visioni rock di Lewis Shiner ne è rimasto colpito, e neanche poco. Eppure di questo romanzo, che in Italia uscì nel 1999, ce ne siamo accorti proprio in pochi. […] Ma lui sa che le cose non stanno così. Ray è consapevole che se la musica ha cambiato la storia della sua vita (come quella di tanti giovani nati negli anni Cinquanta), ora lui può ricambiare il favore: perché lui ha il potere di cambiare la storia della musica.

Certe volte uno si chiede per quale motivo un romanzo ha successo e un altro, assai migliore, no. Aspettate: so che potreste obiettare che magari lo dico solo io che è migliore quello che non vende, che non sfonda, che non passa… be’, no, non lo dico solo io. Chi ha avuto occasione di leggere Visioni rock di Lewis Shiner ne è rimasto colpito, e neanche poco. Eppure di questo romanzo, che in Italia uscì nel 1999, ce ne siamo accorti proprio in pochi.
L’idea nella sua semplicità è geniale. Ray Shackleford ha dedicato la sua vita alla musica. Non è un cantante, non è uno strumentista, neanche un critico musicale o un produttore. Semplicemente ripara impianti stereo. Ray è un umile e competente artigiano che ama il suo lavoro, e ama la musica che in quegli stereo rimbomba: il rock cosiddetto classico, quello degli anni Sessanta. Forse riserva i suoi affetti alla musica perché il suo matrimonio non è che sia più tanto entusiasmante. E poi, dopo una vita di lotte contro un padre che non lo capiva e non lo accettava, una volta che quest’ultimo muore, Ray scopre che gli manca maledettamente. Insomma, non è una situazione allegra.
Poi, un bel giorno, un fatto miracoloso. In un momento in cui Ray sta pensando al 1970, anno cruciale della sua vita, anno in cui andò a rotoli la sua storia d’amore con la donna giusta, anno in cui si sciolsero i Beatles, dalle casse dell’altoparlante esce The Long and Winding Road, ma non è la canzone come la conosciamo, con violini zuccherosi, no, è una versione più veloce, più semplice, più essenziale e infinitamente migliore. La versione giusta.
Ray capisce, anche non sa spiegarselo, che è lui ad aver fatto risuonare dall’impianto stereo le note della canzone come doveva essere, come sarebbe stata se i Beatles non si fossero avvitati in quella crisi che alla fine avrebbe portato alla rottura definitiva tra Lennon e McCartney e allo scioglimento del complesso. Riesce ad ascoltarla ancora una volta, stavolta registrandola. La fa sentire alla moglie, che però non sembra molto interessata; a degli amici, piuttosto sbalorditi. Non è un’allucinazione. Esiste. Alla fine la fa circolare spacciandola per uno di quei tanti nastri recuperati di registrazioni scartate.
Ma lui sa che le cose non stanno così. Ray è consapevole che se la musica ha cambiato la storia della sua vita (come quella di tanti giovani nati negli anni Cinquanta), ora lui può ricambiare il favore: perché lui ha il potere di cambiare la storia della musica. E si cimenta immediatamente in un’impresa ben più ambiziosa che resuscitare una versione alternativa, per quanto migliore, di una canzone dei Beatles, neanche di quelle proprio più famose. No, stavolta Ray ha ben altro in mente: vuole far sì che i Doors riescano a pubblicare il loro terzo album, The Celebration of the Lizard. L’album che in realtà non è mai uscito, perché Jim Morrison prese a bere, e perse il controllo della band (nonché di se stesso), e il vero terzo album, Waiting for the Sun, non regge proprio il confronto coi primi due. Ray quel trentatré giri non l’ha mai mandato giù, e sa che il vero album avrebbe dovuto essere tutt’altra cosa, con l’intero lato B occupato dalla suite The Celebration of the Lizard, della quale sopravvive solo una versione dal vivo in Absolutely Live (tutt’altro che definitiva, secondo Ray – e Shiner). Quindi il nostalgico elettrotecnico si mobilita per rievocare l’album che non venne inciso, ma stavolta la faccenda è più complicata che per la canzone dei Beatles. Al punto che Ray si ritrova nel passato, nella Los Angeles fine anni Sessanta, per incontrare Jim Morrison e convincerlo a restare sobrio durante la registrazione del nuovo album dei Doors…
Il resto del romanzo è una cavalcata nella musica degli anni Sessanta, ma è anche un ripensamento sulla vita di quelli che, come Ray, sono stati travolti da quegli anni e soprattutto dalla loro musica. Non è la solita storia stile “quanto eravamo fichi noi”, motto dei sessantottini (che a un settantasettino come me dà un discreto fastidio). No, Shiner non è né Fofi, né Minà, né qualsiasi altro laudator temporis actibus. Non viene a dirvi che solo in quegli anni si è vissuto e che solo chi li ha vissuti sa cosa vuol dire la vita, il mondo, l’amore, la morte e ovviamente la musica. Shiner è un romanziere onesto e brillante, un chitarrista rock (che in realtà ha suonato in band new wave e punk), e un uomo a modo suo sincero. La storia di Ray e del suo disperato tentativo di resuscitare gli album che non vennero incisi (dopo quello dei Doors, Smile dei Beach Boys e infine Third From the Sun di Jimi Hendrix), e recuperare il tempo perduto, e le occasioni perdute, è il racconto del rimpianto del tempo passato, di una giovinezza che non torna più, per cui è qualcosa che tocca tutti e nessuno in particolare.
Insomma, è buona letteratura.
Che poi il romanzo non abbia avuto il successo meritato, che dire? C’entrerà il titolo cretino (assai meglio il secco originale, Glimpses, che indica cose viste fuggevolmente, barlumi, baluginare di qualcosa)? Magari un ufficio stampa non proprio competente? Magari c’entra la triste verità che chi ne sa di rock qui da noi non tocca un libro, e chi legge libri non considera molto i rockettari? O tutte queste cose insieme? Ai posteri l’ardua sentenza, comunque spero che riscoprano il romanzo di Lewis Shiner, che di sparire non merita proprio.

Tradotto da Simona Fefè per Fanucci nel 1999, Visoni rock è fuori stampa da lunga pezza. Se lo trovate su una bancarella non ve lo fate scappare. L’originale americano, invece, è ancora in vendita in economica a 16 dollari e 95 centesimi, presso Amazon.com. Mi sembra superfluo commentare… aggiungo che alla fine Brian Wilson riuscì a completare Smile sette anni dopo l’uscita del romanzo. Chissà che non sia stato proprio Shiner a dargli la sveglia.

Umberto Rossi
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