Disegnini: «Amo e capisco una cosa sola al mondo, ed è la poesia»
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«Amo e capisco una cosa sola al mondo, ed è la poesia»

Visto che tanto non riuscivo a dormire, mi sono alzato dal letto all’alba e sono arrivato un po’ prima al lavoro per poter restare due ore in macchina a rileggere i libri di Natalia Ginzburg che non ho mai più restituito alla biblioteca e che mi hanno fatto piangere, soprattutto quando dice «amo e capisco una cosa sola al mondo, ed è la poesia».

20 Ott
2016
Disegnini

Ho capito perché Natalia Ginzburg mi fa pensare a te. Perché secondo me quando invecchierai, porterai gli stessi capelli grigi con la sua pettinatura, oppure come quella di Ingeborg Bachmann, ancora non lo so per certo. Ma io non vedo l’ora di venirti a trovare quando avrai i capelli così.

Perciò, visto che tanto non riuscivo a dormire, mi sono alzato dal letto all’alba e sono arrivato un po’ prima al lavoro per poter restare due ore in macchina a rileggere i libri di Natalia Ginzburg che non ho mai più restituito alla biblioteca e che mi hanno fatto piangere, soprattutto quando dice «amo e capisco una cosa sola al mondo, ed è la poesia», sono esploso in questo pianto liberatorio e travolgente che da un po’ di tempo sfioravo senza mai entrarci dentro davvero, o quantomeno non dal verso giusto, ed è successo anche per merito della luce del primo sole che c’era, che mi è sembrata più che altro sincera, il che si ricollega inevitabilmente a Natalia Ginzburg e alla sua voce sincera e al suo mondo sincero e calmo. Il che non significa privo di paure, il che non significa senza disperazione, il che non significa rassegnato.

Significa senza livore.

Non c’è niente di nobile nel provare livore.

Ed è la cosa più bella che mi hai insegnato, alla tua maniera, senza disperdere le parole che ti imbarazzano tanto e di cui mi fido perché sono pesate meticolosamente, che ho scoperto che è una cosa così infrequente e pregiata. Non so nemmeno se lo sai che me l’hai insegnato. Anzi so che non lo sai, perché tutte le cose che mi hai insegnato non me le hai insegnate di proposito. E da parte mia, ammetto di averci impiegato parecchio tempo a raccogliere l’insegnamento. Perché io non lo so ancora se è vero che ho tradito e deluso tutti come temo, sia le persone ancora vive, che quelle morte, gli animali e me stesso. Non so cosa sono i periodi della vita, non so cosa sono le fasi della vita e non so proprio cosa è me stesso, figurarsi se lo so. Non so nemmeno cos’è successo, ma questo ok capita quasi sempre. Però ti giuro che so che ho bisogno di te per avere molto più coraggio, per sentirmi molto meno solo nel mio mondo e per avere la lucidità che mi serve per fare le scelte giuste. Tant’è che l’unica cosa sensata che ho fatto in tutto questo tempo assurdo che è trascorso, è stata estirpare il livore da ogni momento della mia vita.

Anche perché c’era la promessa di non abbandonarci mai e non mantenere le promesse è da codardi.

Anche perché il tuo nome compare in ogni mia preghiera.

Esistono dei rimedi preziosi e bisogna andare per tentativi, con grande cura. Ho fatto trenta respiri con la pancia per calmarmi, poi ho battuto trenta volte la lingua sul palato per togliere le maledizioni.
Poco dopo ho sentito addosso la presenza di qualcuno proveniente dall’altra parte della strada, finché non ho incontrato lo sguardo di un prete inglese pasciuto, che mi ha guardato dritto negli occhi durante tutto il tempo necessario per attraversare e raggiungermi e chiedermi che mi succedeva, non ho saputo mentire e lui ha sospirato e poi ha detto che le cose sarebbero migliorate. È andato via e io ho continuato a guardarlo per un poco soltanto e non ho aspettato che uscisse dal mio campo visivo, ho preferito mantenerlo lì anche senza osservarlo. Lo considero un atto di fiducia.

Mi sono seduto vicino alla fontana al centro della piazza e ho scritto sull’iPhone una descrizione prima fisica e poi mentale del malessere, un appunto per quando finirò di scrivere l’enciclopedia della vita e che ora riporto qui sotto:

Non esiste un vero e proprio risveglio, poiché non si è riusciti a dormire. Tutti e nove i sensi subiscono delle alterazioni per via dell’insonnia.

Piccole allucinazioni nella vista periferica, più che altro luci e sfocature. Temporanee perdite dell’udito probabilmente causate dall’aumento del battito cardiaco — che ha origine nell’ansia e nel panico che in questo modo si autoalimentano —, che provocano disorientamento e perdita dell’equilibrio oltreché della propriocezione, che influiscono sulla percezione della velocità e della distanza, diminuendo i riflessi e rendendo i movimenti del corpo poco fluidi e il respiro affannato. Il tatto è in parte inibito, l’olfatto il più delle volte assente e il gusto corrotto al punto da non poter avere alcun appetito. La percezione del dolore aumenta vertiginosamente, di solito sfociando in bruciori di stomaco, acidità, gola chiusa e terribili mal di testa causati dallo stress e dalla tensione di ogni cazzo di muscolo di merda porca puttana. Infine la termo-percezione è del tutto fuori controllo e oscilla tra vampate di calore e brividi di freddo, anche se per la maggior parte del tempo l’intero scheletro viene percepito come un mucchio di ossa gelide.

La mente è offuscata ed è impossibile tenere a bada le paranoie, mantenere la pazienza e si attraversano fasi di rabbia e di senso di colpa a intervalli più o meno regolari, l’idea di catastrofe rende la visione del tempo distorta, sia quello a breve termine — minuti, ore e intere giornate immensamente lunghe e noiose — che quello a lungo termine, rendendo l’idea di futuro quanto più oscura possibile.

Poi mi sono stracciato i maroni di scrivere questa descrizione, che perciò rimarrà incompleta, anche perché non mi riguarda più, anche perché poi a un certo punto mi sono accorto che dovevo andare a sopravvivere, a contare le cose che mi si sono spente tra le braccia fino a non sentirle più, dovevo andare a svanire e a ritrovare la strada più rapida verso casa, visto che so procedere avanti come un uomo.

 

Illustrazione di Laura Savina (Studio Ortica)

Edoardo Vitale
Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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