Disegnini: Anima Latina
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!

Anima Latina

1. Se potessi decidere da dove iniziare, lo farei dal bar che dà su piazza della Madonna dei Monti, all’indomani di un terremoto o di un attentato qualsiasi, con la tv al plasma accesa sul telegiornale senza audio, con la radio che manda una canzone brutta di Vasco Rossi e i rumori di fondo dei […]

7 Lug
2017
Disegnini

1.

Se potessi decidere da dove iniziare, lo farei dal bar che dà su piazza della Madonna dei Monti, all’indomani di un terremoto o di un attentato qualsiasi, con la tv al plasma accesa sul telegiornale senza audio, con la radio che manda una canzone brutta di Vasco Rossi e i rumori di fondo dei piatti e delle tazzine e le persone che parlano e io immobile al centro della sala.

Stanotte ho sognato la morte di mio padre, ero in preda al panico perché se ne era andato prima di spiegarmi una volte per tutte come compilare il 730 e perché non saprei da dove cominciare per organizzare un funerale. Al risveglio invece ho provato un sollievo perverso, ho pensato che tanto vale che arrivi questo momento della morte di mio padre che mi ossessiona, ho pensato che è peggio vivere quotidianamente questa angosciante attesa. Mi sono sentito in colpa.

Ogni volta che sogno mio padre poi sogno anche te, che corri verso di me e mi perdoni. Sono sogni deboli, mi accorgo che non è la realtà, i dettagli del tuo viso sono sbiaditi, mi sto ineluttabilmente dimenticando l’odore di casa tua, la tua voce, il tuo dente storto ora che hai anche smesso di rispondere alle sempre più sporadiche e sconclusionate email che ti mando, nelle quali non ho più niente di nuovo da dire, tranne «mi piacerebbe sapere come stai». Ho iniziato a pensare di essere impazzito, che in realtà sono dentro qualche manicomio con la camicia di forza, che nella mia mente collassata continuo a mandarti email ma in realtà sei morta per colpa mia in un incidente stradale un giorno che ci amavamo ancora.

2.

Se potessi decidere da dove iniziare, lo farei raccontandoti dei palazzi di fronte casa mia, non crederesti ai tuoi occhi se vedessi quanto rapidamente sono cresciuti sani e robusti. Ti parlerei al telefono anche se sto guidando, avrei i denti sempre bianchi, la sigaretta sempre in bocca e dei begli occhiali da sole, mentre con un braccio faccio le onde col vento fuori dal finestrino e canto canzoni d’amore sulla Pontina diretto verso il mare. Ultimamente non riesco a pensare ad altro se non al mare, ogni istante della giornata mi sembra sprecato se non penso al mare.

Posso dirti questo: tutto quello che sto facendo, con un dispendio di energie che mi costa caro, lo sto facendo affinché tu possa essere orgogliosa di me.

Posso dirti questo: tutto quello che faccio è un modo per chiederti scusa.

Posso dirti questo: non mi sentirai mai dirlo ad alta voce, ma manderei al diavolo tutto all’istante in cambio di un solo pomeriggio al mare con te, con il telefono spento mentre ti aiuto a preparare la cena e ti dico che senza trucco sei ancora più bella.

Una cosa che è rimasta invariata: ho ancora voglia di raccontarti tutto e di farti ridere, di scriverti a qualsiasi ora, raggiungerti ovunque sei, riuscire ad essere forte. Se potessi decidere da dove ricominciare, lo farei mandandoti una nota-odore su WhatsApp con il caffè bruciato in questa casa italiana alle 15:30 di un pomeriggio di giugno con le serrande abbassate e un po’ di venticello e sul tavolo le susine che sono il frutto più buono in assoluto, l’ho deciso prima. In questa casa dove non ero mai stato e dove non tornerò mai più, con dei baffi che taglierò via domani, con la radio che passa Che vuole questa musica stasera e sono un latitante, mi sembra di essere ricercato da me stesso, mi sono messo una taglia di un milione sulla testa e sto scappando e mi rifugio nelle ville sul litorale laziale e per ammazzare il tempo dipingo e fumo. Si assume una posa molto più cinematografica fumando con le mani sporche di acrilico.

3.

Se potessi decidere cosa leggerti ad alta voce sdraiati sul divano, inizierei senz’altro con l’epigramma del libro che invece sto leggendo solo per me, che è questa citazione di Stig Claesson: Fuggire, come sai, significa vincere. Fuggendo si conserva l’amore e ci si crea un ricordo. Si sacrifica tutto per l’amore e tutto quel che si ha da sacrificare è l’amore stesso. Rimanendo si sacrifica la fuga e ci si crea un rimpianto. Ci vuole coraggio in entrambi i casi. Non me ne frega un cazzo di vincere, lo sai. Te lo dico perché così magari torni e non te ne vai mai più, che ho un po’ di nevralgia, che non mi va di lavorare, che ho sbagliato cento strade cento stamattina e ho perso due ore nel traffico e sono finito praticamente sotto casa tua e c’è mancato poco che ti citofonassi per dirti che ti amo ancora di più di quando ti ho vista in questa stessa piazza per la prima volta, che camminavi verso di me e mi perdonavi, mentre tutta la mia vita precedente, qualunque emozione, ogni singola cosa che avessi fatto, detto o pensato, si sgretolavano in un cumulo di macerie inutili, spazzate via dal tuo passo svelto e deciso e un po’ saltellante e scocciato.

4.

Se potessi decidere da dove iniziare a raccontarti tutto quello che mi è successo in questi mesi, probabilmente lo farei partendo da un punto a caso, forse ti direi che ho appreso che in Africa la sicurezza stradale è una delle principali cause di morte, sai? Oppure ti parlerei degli adesivi attaccati sui secchioni dell’immondizia, “svuoto cantine”, “si effettuano traslochi”. Qualcuno ha mai telefonato? È una vela la mia mente? A me sembra solo una stanza fumosa nella quale mi oriento con difficoltà e le idee mi sfuggono e spariscono nello stesso momento in cui arrivano, per esempio ora dovevo scrivere qualcosa che ho già dimenticato. Ma mi sta bene, perché sono sicuro che se questo fumo dovesse andare via, allora tutto diventerebbe spaventoso. Come quando nuoto fino all’acqua alta e non ho paura, ma se dovessi pensare a quello che c’è sul fondale marino sarei terrorizzato dagli scogli aguzzi, dalla fauna pelagica, dai fanghi e dai sedimenti, dai ricci, dai molluschi, dalle alghe pluricellulari, dagli organismi bentonici, dalle balene e dalle fosse oceaniche sotto di me.

5.

Se potessi cominciare dicendoti quello che mi manca di più, ti direi molto onestamente che mi manca litigare e mi manca che mi rincorri fin fuori dal portone e non mi fai andare via. Sembra la cosa più facile del mondo litigare e invece non ci riesco più con nessuno, faccio ancora arrabbiare tutti perché lavoro poco, perché arrivo in ritardo, perché non rispondo al telefono, perché cambio sempre idea, perché mi passa la voglia e perdo l’entusiasmo, ma litigare come si deve proprio no. Però mi manca anche che prepari la caffettiera già la sera per la mattina e i panni già la sera per la mattina, mentre io impiego un’ora per decidere quale film guardare e poi mi addormento ai titoli iniziali e mi sveglio in piena notte e ti guardo dormire e sbavare sulla spalla e poi mi ricordo troppo tardi che per correre da te, che non ne potevo più di aspettare, ho parcheggiato la macchina a casaccio e me l’hanno rimossa e non me ne frega proprio niente, non posso fare altro che ridere e aspettare l’autobus alla fermata con te che mi prendi in giro e mi credi quando ti giuro che non morirò mai.

6.

Se avessi potuto scegliere come concludere, avrei preferito farlo continuando a tenermi tutti i rimpianti e le colpe che sono diventato bravo a portare con me silenziosamente, non avrei di certo scelto di andare in giro senza nessuna forma di orgoglio — che è pericoloso quanto andare in giro senza sistema immunitario o senza coltello nei miei stivali preferiti — cercandoti inconsciamente per tutta la notte, risucchiato involontariamente verso qualche posto che non ricordo nemmeno, diretto da qualche parte dove non ero mai stato e dove non avevo motivo di essere, per trovarti per sbaglio, per riconoscerti a stento, per leggere il mio sguardo da fuorilegge riflesso nel tuo sguardo da fuorilegge e vivere ancora un’alba insieme come dei fuorilegge e scappare e dividersi di nuovo come dei fuorilegge che si disperdono nella folla e fanno sparire le proprie tracce e cambiano vestiti, pettinatura, colore dei capelli, identità e domicilio e vanno in giro in una nuova vita senza paura delle conseguenze dell’avere il cuore spezzato da un altro fuorilegge, senza preoccuparsi che da qualche parte del mondo ci sia a piede libero un altro fuorilegge con il cuore spezzato da un’altra fuorilegge, senza alcun senso di disperazione nel promettersi che siamo vivi e dobbiamo restarlo perché io non voglio mai perdere nessuno e nessuno che perda mai me.

Edoardo Vitale
Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude