È come se ti amassi già da cento milioni di anni.
Molto prima che fossero erette le mura di Tepe Siyalk e molto prima che Magellano bisbocciasse coi giganti in Patagonia e molto prima che il sole sorgesse sulle torri della Chiesa di Wittenberg.
Io già ti amavo.
E ho visto i miei amici morire prima del tempo e le cose cambiare troppo lentamente, ho visto le giugulari del mio collo gonfiarsi feroci nell’ira e la mia faccia nello specchio che mi diceva:
Non voglio essere qui.
Non voglio essere qui.
Non voglio essere qui.
Era come se ti amassi già, da cento milioni di anni.
E non lo sapevo, oppure lo sapevo e non volevo dirlo.
Perciò mi sono addormentato ogni notte e svegliato ogni mattina,
scappando nella mia mente dove c’eravamo noi.
Con una casa piena di alberi altissimi tutti attorno e tu che sei alta come gli alberi altissimi attorno che cammini nel parco e ti tocchi i capelli solenne come Abnoba dea delle foreste e io che volevo solo stare lì a guardarti, ho dato fuoco alla mia agenda nella più bella piazza pubblica per non poter fare altro che guardarti in silenzio e in ossequio, protetti dal cielo del nord dell’Europa che tu sfiori con la testa e tutto questo accadeva già da cento milioni di anni mentre le campane suonavano a festa da Aquisgrana fino a Novgorod e ti dicevo da cento milioni di anni che ti avrei seguita ovunque fossi andata e sono cento milioni di anni che ti seguo ovunque sei andata e sarebbe stato folle non farlo e sarebbe folle non continuare a farlo per altri cento milioni di anni.
E sono cento milioni di anni che il pericoloso e incontrollabile Siva ci benedice per i nostri peccati e banchetta con noi sul suo trono di serpenti circondato da incubi e demoni. Nella pura emozione estetica, acconsente e ci benedice quant’è vero che:
Tutto questo universo, sei tu.
Tutto questo universo, sei tu.
Tutto questo universo, sei tu.
Tat tvam asi.

Per questo non avremo nulla di cui preoccuparci. Impareremo le regole del backgammon per giocare il pomeriggio d’inverno ridendo e bevendo il tè. E ci saranno dei bambini e dei cani e dei gatti e dei cavalli e tutto quello che ci pare. E mi lascerai stare per ore tra le tue gambe a prendermi i tuoi orgasmi sulla faccia come si prende il sole dei Tropici solo finché lo vorrai.
E hai scacciato con la sola forza del tuo sguardo tutti i parassiti che minacciavano il mio fertile verziere, senza neppure scomodare quelle tue meravigliose mani esili e premurose.
Ed è questo quello che succede se provo riconoscenza.
È questo quello che succede se decido di non trattenermi.
È questo quello che succede se capisco che ti amo già da cento milioni di anni e non ci posso fare più niente.
Vendicheremo secoli di distruzione e sangue, animali, alberi e uomini. Pietre e fiumi. Cattedrali e capanne.
Gli innocenti.
Gli innocenti.
Gli innocenti.
Tireremo i dadi quando sarà il tempo e ti ricorderò piena d’amore e questo sarà già abbastanza. E nella mia memoria ci sarà tutto il tempo e il silenzio necessari per costruire una barca robusta al punto giusto per non farmi naufragare. Un oceano già percorso che si gonfia e inabissa la mia sagoma senza mai distruggermi del tutto.
E ne sarà valsa la pena.
