Disegnini: Ottocentoventimila volte mi manchi
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Ottocentoventimila volte mi manchi

Ci sono io, non ci sei tu, ma ci sono i tuoi capelli sul cuscino e ho pensato che adesso me ne vado in Svizzera e ti faccio clonare, non lo so se in Svizzera si clonano le persone ma secondo me sì.

13 Apr
2015
Disegnini

uno

Le cose stanno così. Ci sono io, in questa casa che è diventata una gabbia, e non ci sei tu. E non è una roba epicurea per cui se ci sono io non c’è la morte e quindi non c’è da preoccuparsi e via discorrendo, no. Perché ci sono io e non ci sei tu e questo vuol dire che non sono mica tanto vivo. Ci sono io, una casa che è diventata una gabbia, n° 4 DVD di alcuni dei miei film preferiti che sono Gli amanti di Pont Neuf, Rosso sangue, L’inquilino del terzo piano, Luna di fiele, ci sono di nuovo io, c’è un armadio a muro, un lampadario fatto con trecentomila elastici e neanche un tuo braccio dentro a questi elastici. Ci sono io e non c’è il neo sulla tua pancia e nemmeno le tue vertebre un po’ sporgenti e non ci sono neanche le tue unghie corte. Ci sono io, non ci sei tu, ma ci sono i tuoi capelli sul cuscino e ho pensato che adesso me ne vado in Svizzera e ti faccio clonare, non lo so se in Svizzera si clonano le persone ma secondo me sì. C’è questa casa che è diventata una gabbia e non ci sei tu, e al contrario ci sono io che quando sono andato dal macellaio dell’amore ho detto: mi dia 2 grammi di amore grazie e lui ha detto sono venute ottocentoventimila tonnellate, che faccio lascio? E io ho detto ok. E infatti ora mi manchi ottocentoventimila volte. E ho detto “macellaio dell’amore” perché odio i macellai poiché dispensano dolore e sofferenza e cos’altro è l’amore se non questo? Avete capito brutti lettori di merda di cui non me ne frega un cazzo? Devo sempre spiegare tutto. E comunque non lo penso che l’amore sia morte e sofferenza, non diventerò mai cinico, stavo solo scherzando.

Ci sono io in questa casa-gabbia e c’è il tuo libro sul comodino che non riesco neanche a toccare per rimetterlo a posto e ci sono cento milioni di sigarette spente accese e poi spente accese e poi spente, un gesto che si ripete quattro miliardi e settecentocinque volte identico, ripeti il gesto ripeti il gesto ripeti il gesto. Ci sono io in questa trappola per topi ed è tutto fermo da venerdì venerdì venerdì venerdì quel venerdì che se io, che non capisco mai niente, avessi capito qualcosa, e allora non ti avrei mai fatto andare via da quel pianerottolo, mi sarei incatenato alla bici o mi sarei infilato nel tuo zaino, avrei bloccato l’ascensore e non so cos’altro avrei fatto ma qualcosa avrei fatto. Ci sono io in questa casa-trappola ed è tutto fermo da venerdì venerdì venerdì venerdì quel venerdì che se io avessi saputo non ti avrei mai fatta arrivare e se io avessi saputo non ti avrei mai fatta entrare sotto alle mie coperte e soprattutto sotto alla mia epidermide. Ci sono io e non ci sei tu, che cosa bruttissima. In compenso c’è il mal di testa che non mente mai come le mie orribili sensazioni quando ha capito che ci sarei stato io e non ci saresti più stata tu. Ci sono io che mi caccio sempre nei guai ma che avrei trovato la forza, e non ci sei tu che non lo so che fai che pensi che dici che mangi che scrivi che scarpe indossi se sei triste se sei felice se sei allegra se sei malinconica se ti piace questa giornata se ti piacerà quella di domani se ti hanno fatto arrabbiare se ti hanno fatto ridere se hai i capelli dietro all’orecchio oppure no, non lo so mica.

Poi ci sono io che attraverso una sparatoria convinto di rimanere incolume e invece mi sveglio che sono in ospedale crivellato di colpi. No aspetta, rimaniamo su questa immagine. Ci sono io che attraverso la sparatoria convinto di rimanere incolume. Venerdì era la sparatoria e io non avevo capito proprio niente e se avessi capito forse avrei avuto abbastanza premura di me stesso e avrei quantomeno indossato un giubbotto antiproiettile. Oppure no. Non lo so, ma avrei voluto poter scegliere. Ci sono io e non ci sei tu in questa casa trappola per topi che mi sembra così stupida e in compenso le trappole nella mia mente non fanno altro che catturarti e ho la testa piena di te molto più di quanto la cucina sia piena di formiche di cui non mi curo e che mi colonizzeranno presto se non faccio qualcosa. L’immagine è questa: ci sono io e non ci sei tu e questo non ha alcun senso. Ci sono cinque finestre, quattordici pareti, sette porte e non ci sono le tue gambe lunghissime che invece sono andate via. Ci sono io e non ci sei tu, e invece sono rimasti n° 2 dischi che non sarò più in grado di ascoltare, dei dischi che mi piacevano, che sarebbero Home di Peter Broderick e Push the sky away di Nick Cave, depennati.

Ci sono io e non ci sei tu che finirai criptata in ogni cosa che scriverò per ricordarmi che ci sono io e non ci sei tu e che questa cosa non è affatto bella e non ha senso alcuno e vorrei che fosse solo un incubo da cui ora mi sveglio e allora poi squilla il telefono e mi racconti di te e poi squilla il telefono e mi dai la buonanotte e poi vieni qui facciamo l’amore tutto il pomeriggio e mi dici che non c’è da avere paura e che saremo forti e poi mi chiedi «ma che ti piangi? Piangi di gioia per tutta questa meraviglia spontanea, inarrestabile, pura, folle, libera e selvatica che rappresentiamo?» E io dico: sì. E invece no. Qua ci sono io e non ci sei te e c’è un cimitero di chiamate senza risposta di persone che non so cosa vogliamo dirmi, non so cos’abbiano da parlare, non so cos’abbiano da mandare email e tutto il resto. Ci sono io che dovevo scappare prima e lo sapevo perché non ce li ho mica nel costato i polmoni, l’esofago, lo stomaco e tutto il resto, no. C’è solo tutta una zona di guerra attorno a una cosa unica e strana che credo sia un povero cuore e io lo devo proteggere come devo proteggere gli animali e come devo proteggere le persone che amo e per le quali prego tutti i giorni e per le quali morirei e che non abbandono mai realmente anche se alcune mi odiano. Invece io ora non provo nessun odio o rancore e non sono certo di poter dire che sia un bene, perché questo conferma solo il fatto che sei fantastica come ho sempre detto e allora però così se ci sono io e non ci sei tu e tu sei quella fantastica, insomma diventa tutto più difficile. Ma tanto non ho mai pensato che sarebbe stato facile e quindi non mi posso lamentare. Cioè mi lamento solo un po’, perché avrei voluto scrivere che le cose stanno così: ci sono io e ci sei tu, ed è tutto bello. Ma no, non lo è.

Edoardo Vitale
Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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