Sesso umorale
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Sesso umorale

C’è questa mia cattività e questa mia posizione di freddezza e persino di livore nei confronti del mondo che scopa per noia e che va al bar perché non riesce proprio a stare ferma a casa.

Concludemmo la riunione di buonumore. Francesco si congedò rapidamente dicendo che aveva ancora un sacco di lavoro da sbrigare, Tiziano mi propose di bere un bicchiere come ai vecchi tempi, quando non c’era una moglie ad aspettarlo a casa. Non ne avevo alcuna voglia, ma accettai. Mi sembrò ragionevole una volta tanto dare spago a quell’uomo. Ci andammo a sedere a uno dei tavoli in alluminio fuori dal locale in fondo alla strada. C’era una coppia, un uomo e una donna. Mi misi a fissare la ragazza per attirare un suo sguardo. Sono pieno di fissazioni e frivolezze simili. Cercavo solo un breve cenno del capo, un sorriso delicato da sottrarre a quell’uomo. Uno dei tanti attimi di egocentrismo che colleziono durante la giornata.

 

C’è questa mia cattività e questa mia posizione di freddezza e persino di livore nei confronti del mondo che scopa per noia e che va al bar perché non riesce proprio a stare ferma a casa, questo mondo intimidito dall’esperienza ma allo stesso tempo incuriosito dalla vita. Io preferisco pensare all’esistenza anziché correre il rischio di viverla davvero. E non stavo ascoltando le parole che Tiziano mi gettava addosso. Sapeva benissimo che non lo stavo ascoltando, mi conosce da anni ed è perfettamente in grado di rendersi conto di quando non lo ascolto. Ma non era questo il suo problema, il suo problema in quel momento era gettarmi parole addosso, me le gettava come se al posto delle noccioline il cameriere ci avesse portato una ciotola di parole che Tiziano afferrava e mi gettava addosso.

E così giungemmo al termine di un’altra insulsa e desolata settimana. I fanali rossi delle automobili si trasformavano in una colata di lava che riempiva le strade. Finalmente arrivai a casa di Adele che mi aprì sorridente accarezzandomi il viso mentre la baciavo sulla guancia.
«Avrei bisogno di una doccia, vengo direttamente dall’ufficio»
«Fa pure, ci vorrà ancora un po’ prima che sia pronto. Ti prendo un asciugamano pulito».

Senza neanche accorgermene, trascorsi un minuto abbondante a guardarmi allo specchio. Un asciugamano pulito, ma che stronzata. L’ho comprato io questo triste set di asciugamani color turchese, in offerta alla Coop – penso – mentre l’occhio cade sul mio spazzolino da denti un po’ logoro e con le setole essiccate per il mancato utilizzo quotidiano. È rimasto qui, insieme a tante altre cose, e ora mi serve solo quella volta o due al mese, quando io e Adele abbiamo voglia di vederci e di farci una scopata. Si comincia con un sms innocente, per poi passare allo scambio di foto sconce, e si arriva a trascorrere un week end assieme, prima di scomparire di nuovo per un po’. Questa era anche casa mia fino a qualche mese fa, ed è difficile capire se ci torno volentieri o se a condurmi qui è soprattutto quell’autolesionismo che di solito mi precede, lo stesso che mi sta facendo vivere questa strana appendice del mio rapporto con Adele.
Non riuscivo a scacciare dalla testa il dubbio di non aver costruito tutto artificialmente con le mie mani, il bisogno che avevo di lei pur di evitare quelle che mi sembravano le alternative. È uno dei miei difetti peggiori. Non sono in grado di mettermi seduto ad attendere che le cose vadano sulle proprie gambe fino a manifestarsi in tutta la loro atrocità. Devo assolutamente sondarle di continuo. Non fa per me l’onestà che il tempo sedimenta strato su strato, e il modo in cui questa cancella ogni ritegno. Non fa per me.

Deve pur esserci un freno alla necessità di cancellare l’idea che non c’è morte se non è violenta. Ma nel frattempo, mentre facevo poco e niente per capirlo, perpetuavo questa menzogna. La menzogna causa nel bugiardo un coacervo di tormenti, sensi di colpa, deliri di onnipotenza, compassione e potere assoluto: che in seguito può tornare utile con la persona amata o un tempo amata.

Sono nel bagno di casa mia, che però non è più casa mia anche se è pieno di cose mie qua, è pieno di oggetti. Sono nel bagno di casa mia, che però non è più casa mia. Quattro mura umide e silenziose, con le tonalità pastello delle maioliche che riflettono le luci fredde dei lampioni per strada. Luce fredda sulle maioliche, sul rossetto di Adele lasciato aperto sul lavandino, sui saponi, sull’asciugamano e persino sullo spazzolino un po’ logoro e con le setole essiccate per il mancato utilizzo quotidiano. Gli oggetti effondono familiarità e calore senza bisogno di riconoscenza in cambio, il tutto a rammentarmi che la solitudine non richiede impegno a nessuno. Per questo non biasimo Adele che ha deciso di continuare a vivere qui.

Mentre ero in ascensore ho incontrato Gianni del piano di sotto, busta della spesa in una mano e iPad nell’altra, accompagnato dalla figlioletta di sei o sette anni, tutta felice mentre ammira le figurine degli animali che le hanno regalato alla cassa del supermercato. Gianni è un brav’uomo, anche se avrei fatto volentieri a meno di incontrarlo in questa situazione: è impossibile fraintendere il suo sguardo pietoso che si sta chiedendo perché sono lì. Lo stesso sguardo pietoso che incrociavo all’indomani di quelle furibonde liti che si protraevano per tutta la notte con la stessa donna che ora sta preparando una cena romantica in cucina. Ho sempre provato una forte invidia per Gianni e per la sua stabile famigliola, me ne resi conto ancora una volta nel frastuono dell’acqua calda della doccia che mi sbatteva sulla testa con molti capelli in meno rispetto a quando l’avevo montata anni addietro. Box doccia ad angolo, doppia anta scorrevole, vetri personalizzati fumé temprati spessi 6 mm, maniglie in metallo cromato, soffione con braccio in ottone cromato lucido, getto d’acqua regolabile.
Poi, anticipata da una brezza fresca proveniente dall’ambiente esterno, Adele si infilò sotto la doccia con me.

Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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